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Velapulisco 2017

Questo è l’estratto dell’articolo.

Rapporto Velapulisco 2017
Nelle giornate di Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017,in concomitanza con i green days organizzati dall’ente parco della Maddalena e in collaborazione con esso si è svolto l’evento Velapulisco 2017. Cinque barche,un gommone e una quarantina di volontari si sono diretti nell’arcipelago della Maddalena con partenza da Cannigione e da porto pollo con l’intento di raccogliere la spazzatura presente,insaccarla e radunarla in punti di facile accesso per poterla trasportare verso cala Gavetta,nell’isola di La Maddalena dove è stato convenuto,tramite accordo preso con l’assessore all’ambiente Massimiliano Guccini che sarebbe avvenuto il conferimento e lo smaltimento finale. È stato convenuto che il trasporto dalle isole dell’arcipelago all’isola di La Maddalena sarebbe stato effettuato appena possibile dal personale dell’ente parco.

Il lavoro è stato svolto da cinque squadre dalle ore 10,00 am alle ore16,00 pm circa. I luoghi sono stati scelti in accordo con il parco della Maddalena attraverso un colloquio che si è svolto negli uffici del parco tra me ed il direttore Iury Donno nella mattinata di lunedì 2 ottobre. In ragione della insufficiente presenza di persone,mezzi e materiali non è stato possibile intervenire su tutti i luoghi segnalati. Abbiamo scelto quindi:

-Isola di Spargi,cala d’alga dove ha lavorato una squadra di cinque elementi,imbarcazione Bonaventura,skipper Fulvio Curtoni.

-Isola di Santa Maria,cala muro,dove hanno lavorato due squadre,imbarcazione True Blue e Elisa skipper Giovanni Boetti e Manfredi Miceli.

-Isola di Santa Maria,cala G.Marino,in fondo verso la caletta di scalo dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Teneraluna,skipper Filippo Manzoni.

-Isola di Razzoli,cala lunga o cala medusa dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Velabonda,skipper Theo Boetti.

Il segno rosso evidenzia i punti di intervento,quelli blu i luoghi dove c’è stata segnalata presenza di materiali.

Nel materiale plastico raccolto c’è,in ordine di presenza:

Bottiglie di plastica,taniche di carburante,tubi da irrigazione,tappi di bottiglia,

scarpe,ciabatte,tappi terminali degli ombrelloni,pinne,cordame in polipropilene anche di grosse dimensioni,galleggianti per reti,sedie,catrame,cotton fioc,applicatori di assorbenti interni per signore,pneumatici,bacinelle,segnali da pesca,bottiglie di vetro,vetroresina.

I punti dove è stato radunato il materiale per la raccolta da parte dell’ente parco sono:

Isola di Santa Maria,pontile della Casizza,25 sacchi+ diverso materiale ingombrante.

Isola di Santa Maria,cala muro sulla spiaggia,80/100 sacchi + due copertoni,diverso materiale in fibra di vetro e gomene.

Isola di budelli,spiaggia del Cavaliere lato est,35 sacchi.

Isola di Spargi,pontile di cala corsara, dieci sacchi.

Le barche che hanno partecipato sono:

True Blue,Velabonda,Teneraluna,Bonaventura,Elisa + un gommone di 5 mt

I partecipanti sono stati:

Giovanni boetti,Theo boetti,Teresa porcu,Amatore porcu,Enrico porcu,Fulvio curtoni,Mauro saba,Sandro tiana,Stefano tiana,Franco canu,Corrado pinna,Stefano corda,Fabio carta,Sandro bellu,Sara montironi,Filippo manzoni,Caterina,Massimo Gobbato,Ornella,Daria Marchetti,Ezio Saba,Gabriella Vacca,Michele Benvenuti,Tammy Thomas,Nicola Saba 9 anni,Leo Benvenuti 10 anni,Davin Benvenuti 9 anni,Owen Benvenuti 5 anni,Giusy Visalli,Andrea Minosu,Fabrizio manca,Alberto Galateo,Laura Addis,Carolina Tamponi,Silvestri Simone,Daniele Ciangherotti,Stefan Steinmann,Hernandez Svuzzero,David Willert,Richard Belga,Ornella,Cristina,Mattia Manzoni,Vittoria Boca Gelsi,Silvia Venuti,Werner Stimano,Petra Gloecner,MariaCristina Pampaloni,Fabio e Anna Serra.

Tra di essi un particolare ringraziamento va al Circolo Nautico di Su Ballosu,Riola Sardo e al suo presidente che sono venuti da Oristano per aiutare.

I sacchi e i guanti sono stati forniti in parte da noi stessi,in parte dalla coop Sardamar di Cannigione che teniamo a ringraziare. Ringraziamo tutti i partecipanti tra cui la società di charter Sailing Sicily.

Malgrado l’impegno di noi volontari e dell’ente parco,le isole si presentano ancora molto,molto sporche. Soprattutto nelle zone di difficile accesso. Diversi sono i punti dove l’accumulo di detriti,anche di notevoli dimensioni è visibile.

Segnaliamo a tale proposito la presenza di tre relitti,due sugli scogli ancora apparentemente interi,uno affondato. Segnaliamo anche la presenza di un motore entrobordo con linea d’asse. Tutti questi relitti sono nell’isola di Santa Maria nella caletta dello scalo.Riteniamo necessario un intervento mirato. Oltre agli oggetti di grandi dimensioni per i quali non ci è stato possibile intervenire vi sono grandi quantità di plastica sbriciolata.Le microplastiche sono un pericolo per l’integrità del parco e i detriti di grandi dimensioni nel giro di qualche mese si frantumeranno e diventerà allora impossibile la rimozione.

Il parco dell’arcipelago della Maddalena è unico nel suo genere e non può essere lasciato in questo stato. In due pomeriggi sono stati tolti circa duecento sacchi di detriti plastici di cui molti presenti da anni. Senza voler criticare l’operato dell’ente parco,ognuno dei presenti,vedendo le bottiglie raccolte sbriciolarsi nelle mani si è chiesto come mai nessuno si era preoccupato di toglierli in tempo. Ogni tappo rappresenta una bottiglia frantumata. Cala Muro,che è zona MA,dovrebbe essere particolarmente protetta e curata e invece essendo esposta e non visitabile è piena di plastica.Non essendo degli esperti non possiamo certo affermare le cause o le responsabilità di un tale degrado. Possiamo e aggiungo dobbiamo però fare tutti uno sforzo per cercare di migliorare la situazione.

Un ultima considerazione riguardo all’evento svoltosi: non abbiamo ricevuto alcun aiuto concreto durante le operazioni di raccolta,ne uomini,ne mezzi,ne materiali. Nessuna pubblicità ci è stata concessa e quindi all’evento hanno partecipato soltanto le persone che siamo riusciti a coinvolgere. Abbiamo sostenuto personalmente le spese di trasporto,del cibo e dei sacchi e non ci è stato possibile lasciare un ricordo dell’evento alle persone coinvolte.Si poteva fare di più? Io credo di si. Il volontariato è una grande forza positiva,i partecipanti hanno lavorato con entusiasmo perché ognuno sogna un mondo più pulito e si sente bene sapendo di partecipare al cambiamento. Speriamo di poter ripetere l’evento in primavera e di essere magari sostenuti e guidati. La formula gita in barca a vela per la pulizia delle isole funziona perché è anche un bel modo di affrontare un problema soprattutto grazie al sole e al bellissimo mare della Sardegna.

Cambiare!

Quello che sta succedendo può non essere soltanto un disastro ma una fantastica occasione per cambiare, in meglio. Sono sempre stato spaventato dalla massa e non mi sono mai sentito tanto solo come nel mezzo della folla. Moltitudine e solitudine non sono un paradosso ma una realtà per milioni di persone. Per questo fin da giovane uscivo da Milano con qualsiasi mezzo e me ne andavo sull’Adda, sul Ticino o sul lago Maggiore a pescare lucci nella nebbia. Ricordo benissimo il fruscio dei remi e la gioia di essere in sintonia con la natura umana, la mia. Essere dei marginali non significa essere asociali, anzi l’esatto contrario. In mezzo alla folla è impossibile socializzare. Invece, in giro con gli amici, a cena con i vicini, nel rifugio in alta montagna passandosi la grolla o in barca tirando bordi per vedere chi arriva prima senza accendere il motore, è possibile riconnettersi con se stessi e con gli altri.

Salita verso la stazione Marconi a Capo Figari, Golfo Aranci.

Bisogna ridefinire cosa è davvero necessario in questi giorni nei quali è vietato comprare quaderni e matite ma è permesso comprare le sigarette. Aperti i grandi supermercati, chiusi i musei. E bisogna riconfigurare la scuola che ha visto grandi tagli. Si può ora e aggiungo si deve approfittare del Covid 19 per tornare alle buone pratiche: via i grandi magazzini che vendono montagne di prodotti inutili e avanti con i negozietti di quartiere: il salumiere, il panettiere, il calzolaio. Basta con gli accorpamenti delle scuole, se ci sono pochi alunni, meglio! Meno rischio di diffusione del virus e più istruzione per i ragazzi che saranno meglio seguiti in classi simili a quelle che furono un tempo. Basta con le vacanze tutti insieme. Le ferie scaglionate permetterebbero di far vivere le località che hanno i turisti tutti assieme in un breve periodo come qui in Sardegna. Basta con i barconi che portano trecento persone a Budelli trasformando un paradiso in una piscina comunale. Numero chiuso ovunque. Il distanziamento sociale è una buona cosa se lo si gestisce.

E poi basta con la sovraproduzione: troppo pericolosa. Troppi operai al lavoro vuol dire rischio di contagio. Piccola produzione e piccoli spostamenti dei prodotti. La fuga dalle grandi città ci ha mostrato come un semplice virus può mettere in dubbio la sicurezza di milioni di persone. Fuggendo, chi in campagna, chi al mare, chi in montagna, la gente spera di allontanarsi dal rischio di contagio, poco importa se laggiù non c’è campo. Se non c’è il centro commerciale, il cinema, il parrucchiere, la palestra. C’è il sole, il mare, l’aria pulita. In un mondo diverso si possono pensare scenari diversi dove il superfluo non è più necessario. Si ricomincia a fare il pane con le mani, a prendere l’acqua dalla fonte, ad ascoltare il canto degli uccelli. A guardare i propri figli che nuotano.

Forse si può vivere diversamente. Forse è possibile abbandonare le città e riaccendere la candela della pace ritrovata. Basta non avere paura del cambiamento. D’altronde è necessario. È da molti anni che lo sappiamo. Questo virus ne è la prova irrefutabile: non si può sempre aumentare produzione e consumi senza che vi siano conseguenze. E allora cambiamo. Facciamo un passo avanti e disegnamo con le matite colorate ritrovate un mondo più lento forse ma sostenibile. Senza grandi concerti sulla spiaggia, senza fiere del latte e del maiale, senza carne a pranzo e a cena sette giorni su sette, senza miliardi di polli,di mucche e di pipistrelli fatti arrosto. Senza merendine e senza voli quotidiani NewYork-Ovunque. Senza paqueboats, senza alta velocità. Solo cielo,mare,montagna,bosco,un bicchiere di vino,un buon libro e qualche amico.

Tutto o niente

Oggi discutiamo con Giovanni Boetti, presidente dell’associazione Velapuliamo.

Sig. Boetti, lei è stato tra i primi ad essere preoccupato per il coronavirus. Già a gennaio lanciava appelli sui social nei quali diceva di stare attenti e di prepararsi al peggio. Come mai adesso è così critico verso le misure di contenimento messe a punto da Governo e Regione Sardegna?

A gennaio il governo e le regioni sottovalutavano l’impatto che questa epidemia ha poi dimostrato di avere in termini di decessi e di perdite economiche. Adesso che è chiaro che l’epidemia non può essere completamente debellata nell’arco di settimane, bisogna pensare a come conviverci. La convivenza però non è chiudere tutto e bloccare tutti a casa.

Ci spieghi meglio. Secondo lei cosa c’è di sbagliato nelle misure adottate?

In principio le misure adottate erano tutte volte alla rassicurazione dell’opinione pubblica, per non creare, e cito: ” psicosi”. Sono un comandante e per chi comanda la prevenzione è il 90% del lavoro. Rassicurare il popolo dicendo bugie non fa parte della prevenzione.

Bugie?

Ci è stato detto che l’epidemia era una semplice influenza e che il paese era perfettamente preparato sia a livello sanitario che economico, ad affrontare una tale epidemia ma era tutto falso. Semplicemente gli amministratori non sono stati all’altezza della situazione.

E poi?

Governo e regioni, invece di prepararsi al peggio hanno diffuso notizie contraddittorie. Non si è capito nè chi avesse ragione, nè chi comandasse. Ma la cosa peggiore è stata lasciare il personale sanitario abbandonato a se stesso, contro l’avviso degli specialisti.

Vero, ma cosa avrebbe dovuto e potuto fare?

Innanzitutto, il Governo, anziché impedire alle regioni che hanno tentato di difendere le zone non colpite, avrebbe dovuto da subito precettarle e emanare un decreto che obbligava tali regioni a prendere misure drastiche nei confronti di chi proveniva dal di fuori, in particolare mi riferisco all’esodo dalle grandi città del nord verso il resto d’Italia. Abbiamo assistito ad un atto direi criminale nel quale prefetti e governatori si sono trovati a dover, da soli, affrontare uno tsunami. Ma ancora prima, Governo prima e regioni poi, dopo i primi messaggi di allerta dell’OMS che datano intorno alla metà di gennaio, avrebbero dovuto preparare gli ospedali ed il personale sanitario ed immediatamente creare un tavolo tecnico per individuare le misure preventive.

E invece?

E invece hanno lasciato libera circolazione a merci e persone. Da Wuhan bastava fare il giro passando da una qualsiasi altra localita per arrivare in Italia senza problemi.

Parliamo di adesso. Cosa c’è che non va nell’attuale gestione?

Adesso l’obbiettivo primario è dare tempo agli ospedali per organizzarsi, cercando di limitare la diffusione del virus. Questo è comprensibile e condivisibile. Tuttavia non si può non pensare che la vita deve continuare e che se si vuole spegnere l’incendio a bordo della nave Italia, non è affondando la nave che si risolve il problema. L’Italia è fatta di realtà specifiche che meritano soluzioni specifiche.

Ci spieghi.

Milano e hinterland hanno più abitanti della Sardegna intera, è ovvio che le misure non possono essere le stesse. Dirò di più: la cultura non sembra essere una necessità poiché è possibile anzi probabile fare la coda davanti ad un supermercato ma non è possibile farla davanti ad un museo o ad un sito archeologico. Si potrebbero contingentare le entrate anche a questi siti visto che i ragazzi non possono andare a scuola. Si potrebbero, in molte regioni italiane fare lezioni all’aperto, mantendo la distanza sociale e con le dovute precauzioni. Si potrebbero contingentare anche i parchi invece di chiuderli nel nome dell’irragionevolezza della gente.

Sarebbe bello ma gli italiani non sono noti per la loro disciplina.

Questa è una grande fake news. Fa comodo agli amministratori ricordare che gli italiani sono incapaci di autogestirsi perché per chi ci governa è importante mantenere il controllo sulla popolazione. Invece gli italiani sanno benissimo fare la differenza tra le misure intelligenti e quelle rischiose. In moltissimi luoghi ai cittadini vengono dati ruoli istituzionali ed essi li svolgono egregiamente. Certo che il terrorismo politico e mediatico degli ultimi dieci anni ha portato ad una sfiducia nell’essere umano, particolarmente evidente nei confronti dei giovani.

In definitiva lei pensa che prima non si è fatto abbastanza per prevenire l’epidemia ed ora non si fa abbastanza per continuare a vivere.

È esattamente così: la vita deve andare avanti. In questa società pare che i cani abbiano più opportunità dei bambini. Che senso ha tenere in casa le famiglie quando abbiamo la regione più bella e deserta d’Italia? Ci sono chilometri e chilometri di spiagge deserte, siti archeologici che hanno bisogno di essere visitati, sentieri da riaprire perché abbandonati da decenni, spazzatura da raccogliere e potrei continuare. La Sardegna ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di lei, non può essere abbandonata a se stessa e non possiamo scordarci semplicemente di esistere.

Un ultimo pensiero.

Si alla prudenza, no all’idiozia. Ieri mi ha fermato la Polizia locale perché ero, a lor dire troppo vicino alla mia compagna. Ho detto loro che viviamo assieme. Mi è stato risposto che in casa si può stare vicini ma per strada no. Rivolgo un appello agli amministratori: pensate ai giovani. Bambini e ragazzi sono il futuro del mondo. Non possiamo lasciarli davanti agli schermi. E un ultima cosa: prima o poi saremo giudicati.

L’ignoto

Fino ad oggi, seduti sul divano, credevamo impossibile che un giorno avremmo dovuto affrontare una crisi del genere. Una crisi di sistema,sanitaria e persino umana in quanto essa ci obbliga a porci domande alle quali non abbiamo risposte pronte. Chi salvare? Cosa fare? Come? Quando? Cosa comprare e cosa no?A chi stringere la mano? Dove andare? Chi ascoltare e cosa dire?

Davanti al vuoto della casa piena di oggetti e persone che mai s’incontrano si intravede qualcosa. Qualcosa di semplice, qualcosa di completamente nuovo: è l’ignoto.

L’ignoto è una certezza, forse l’unica che esista in natura. L’umanità intera ne è terrorizzata perché esso non fa parte del pensiero moderno. Mentre gli antichi erano soliti invocarlo,sfidarlo e sconfiggerlo, noi moderni non potendo trarne profitto alcuno, almeno così siamo soliti immaginare, l’abbiamo semplicemente bandito.

Eppure Socrate sapeva di non sapere e così pure Ulisse. Mentre salpava da Itaca sapeva di essere nelle mani del fato. La sua vita era un divenire. Certo lui aveva una rotta da seguire, dei principi morali e un mondo sconfinato poiché ne ignorava i confini. Aveva il meltemi che decideva al posto suo e per Ulisse, esso era un segno degli dei ai quali rimetteva volentieri la barra della sua nave.

Oggi senza futuro non si salpa. Senza un progetto,un business plan, un passage plan non si va più da nessuna parte. Senza previsioni del tempo, senza programma,palinsesto,oroscopo,gooogle maps, gps, 5G , non si può nemmeno sognare. Senza una buona connessione col mondo intero non si possono spedire le invidie.

Ma forse adesso che il presente è fermo ed il futuro incerto, si può pensare all’ignoto: c’è vita oltre l’ignoto,dentro l’ignoto. L’ignoto è vita. All’interno del suo spazio si muovono e si sono sempre mosse le alghe, le piante e gli animali. Al riparo dal futuro programmato tutti gli esseri viventi, tranne l’uomo, hanno dormito sonni sereni. Niente pensione per orsi e scoiattoli, al massimo una scorta di noci e una tana calda.

In momenti come questi un marinaio sa cosa fare: è ora di prendere il largo. Spingere via la terra con il mezzo marinaio e lasciarsi trasportare dalle onde nell’amico ignoto. Ricordare chi siamo veramente è fondamentale: un minscolo puntino all’orizzonte.

Capitani Coraggiosi: Baffo.

Ci vollero ben due giorni per raggiungere quella maledetta isola. Flint sapeva che quella era un’isola sconosciuta perché conosceva tutte le isole e poteva distinguerla a prima vista. Rob era stremato a forza di remare e una volta nei pressi dell’isola,trascinarono in spiaggia la scialuppa,sul lato meno esposto. Flint si era tenuto l’osso della tibia,la carne era servita a pescare, ed ora cercava un pezzo di legno adatto a ricostruirsi la gamba. Sull’isola cerano acqua e palme da cocco e alberi di mango e uccelli marini che sembravano non aver visto mai un uomo: il peggior predatore di sempre. Non fu difficile per loro far manbassa di uova. Dopo essersi ben ripresi dal terribile naufragio,Flint decise che era ora di muoversi: “ Rob, domani all’alba ci muoveremo in direzione Nord. Se l’isola è abitata sarà meglio scoprirlo prima che siano gli abitanti a scoprirci”. Il mattino seguante,armati di coltello e lance i due partirono verso Nord, seguendo il fiume. Camminavano spediti anche se Flint ancora non riusciva a stare dritto. Mentre avanzavano,Flint non pensava a null’altro che spostare rami,scansare buche,non scivolare. Era come una macchina intenta a svolgere mansioni. Come una nube carica di elettricità e pioggia,fulmini e tuoni,Flint rovesciava su tutto quello che incontrava il suo pesante carico. La sua mente non poteva riposare. Era come un uccello migratore perso nel mezzo dell’oceano: sbattere le ali o sprofondare,questo era il suo destino. Mentre Flint vagava menando fendenti, Rob, che era d’animo gioioso e semplice,ritrovava lentamente i suoi diciassette anni. Ubbidiva ciecamente a Flint che era sempre stato per lui un padre di sventura. Flint trovò Rob ancora bambino, nel mezzo di un canale vicino al White Jack. Quella sera di tanti anni prima Flint aveva deciso di morire. Aveva con se il necessario: una corda,una zavorra e la bottiglia di rhum. Chissà che passò quel giorno nella testa del buon Dio. Fatto sta che Flint salì sul parapetto,scolò l’ultimo sorso e si buttò giù nel canale con la zavorra in una mano e la bottiglia nell’altra. Mentre la sua vita volava giù dal ponte,la morte gli mostrava le facce e le case e i pesci e le barche che aveva incontrato e guardandolo dritto negli occhi gli disse: “ Non ancora capitano!”ma qualcosa lo distrasse: una fioca lucina era apparsa un attimo prima di affondare. Troppo tardi. Sul fondo del canale faceva caldo e c’era pace. Mary era al suo fianco e sorrideva. I bambini piangevano e indicavano il cielo,perché? Di colpo Flint capì cos’era quella fioca lucina. Ruppe la bottiglia sul sasso che lo aveva portato giù,tagliò la corda e risalì in superficie. Il piccolo Rob era quasi morto quando con due bracciate Flint lo raggiunse. La morte avrebbe aspettato poiché come un rapace troppo avido si era distratta e la vita ebbe sopravvento. Da allora Flint teneva il ragazzo vicino a se e anche se i suoi foschi pensieri lo tormentavano, Rob rimaneva una fioca lucina di speranza…..

La notte calò sull’isola e le raganelle cominciarono a fischiare alle stelle. Si accamparono in una piccola radura sotto la volta celeste. Accesero un fuoco con quel che restava dell’acciarino. Rob era di nuovo felice e spensierato. Cominciò a cantare quando ad un tratto sentirono un fruscio. “Zitto”,disse Flint,”c’è qualcosa”. Era Baffo,il gatto di bordo che si butto contro la mano di Rob. “Baffo,ti sei salvato anche tu” disse Rob contento. “ Mmmm,molto strano,come diavolo ha fatto ad arrivare fin qui” disse Flint. “Ora dormiamo,la mia gamba ha bisogno di riposo” l’indomani alle prime luci fu Flint a vedere le tracce: uomini. Non c’era alcun dubbio. Dalle impronte Flint capì chi erano: altri scampati al naufragio. Questo spiagava la presenza di Baffo. “In piedi!” Disse Flint a Rob. I due seguirono le impronte ma Baffo era di nuovo scomparso. La foresta cominciava a diradarsi ed il cammino ora era in discesa. Dopo quattro ore videro di nuovo l’oceano,del quale ben prima Flint aveva percepito l’odore.

Non sapeva perché, eppure Flint sentiva di doversi nascondere. Qualcosa lo turbava. Baffo era strano. Non aveva mai lasciato nessuno. La natura aveva sempre aiutato Flint che sebbene fosse stato deluso da tutto, mai aveva dedicato lamento al cielo,al mare o alla terra nè tantomeno alle strane creature che la popolavano. Sapeva di avere un dono: capiva gli animali. Guardava sotto la superficie del mare come una fattucchiera e vedeva passato,presente e futuro nella vivace schiuma della cresta del frangente. Poteva percepire la terra giorni prima che essa apparisse ed aveva un tale ascendente sugli uomini dell’equipaggio che nessuno aveva osato mai contrariarlo. Ma qualcosa non tornava. Mentre Flint rifletteva,Rob cercava legna da ardere per la notte che stava per vincere il sole. Quando ad un tratto si sentirono delle urla. Flint intimò a Rob di seguirlo mentre furtivo strisciava verso quelle urla. Seguirono le rive di un ruscello che misteriosamente scompariva nel mezzo del prato. Una corda era legata ad un picchetto piantato sul ciglio del foro nel quale sprofondava il ruscello. Si sentì uno sparo.

Capitani coraggiosi, “Terra!”

Il cielo era illuminato dalle saette che come delle sciabole squarciavano la volta celeste. Flint era come stregato e aspettava che succedesse:un fulmine colpì la maestra. L’albero cadde sottovento trascinando con se le urla degli sventurati marinai che vi si trovavano sopra,intenti a prendere l’ultima mano di terzaroli. “Uomo a mare! Uomo a mare!” urlò il nostromo. Il capitano corse al timone : ” Presto, barra sottovento!” Ma il mare ormai si era impadronito del vascello. Un’onda gigante si abbattè come una vendetta sul fianco della povera “Maybe”, la nave si inclinò e fu subito chiaro che non avrebbe resistito. ” Scialuppe a mare!” gridò Flint. Il kaos era totale. Rollando la “Maybe” danzava il suo ultimo ballo. I tuoni segnavano il tempo mentre la pioggia battente faceva da coro. La mezzana portava la Maybe all’orza e il timone non riusciva a farla poggiare. Ed eccola lì: la fine. Alta e maestosa come uno spumoso abbraccio,la mano di Poseidon in persona cadde sulla Maybe. Il capitano Flintrestò incastrato sotto una grossa botte che gli era rotolata addosso. Mentre la Maybe affondava gemendo,un raggio di luce illuminò il suo viso. La luce del giorno apparve ai suoi occhi. La sua casa,il giardino fiorito,i suoi bambini. Tutto come prima. Si alzò dal letto come se niente fosse e salutò i bambini.Mary era sdraiata nel letto ed aveva in viso l’espressione di chi non desidera nulla.

Mary aprì gli occhi nella fresca e soleggiata mattina. Flint, già sveglio,giocava con i suoi due ragazzi: Rose e Matt di sei e quattro anni. In giardino le cicale provavano a sgranchirsi le zampe riempiendo d’estate il bosco. Le rondini,strillando sfrecciavano sfiorando il terreno e facevano la spola tra il cielo e il nido dove piccoli mangiatori di insetti aspettavano impazienti i genitori. Mary si alzò dal letto e con la grazia di una farfalla appena ucita dal bozzolo si avvicinò leggera a Flint. Lui la guardò negli occhi ma negli occhi vide le creste bianche delle onde. La terra cominciò ad ondeggiare,i bambini a piangere. “Capitano,capitano Flint!” disse Rob. Il capitano aprì gli occhi sul fondo della scialuppa. Il mare era ancora grosso ma il peggio era passato. Cercò di alzarsi e si accorse che non poteva: la gamba sinistra era spezzata. Rob gli disse di stare fermo. Il mare non ce l’aveva fatta ad ucciderlo o forse era Flint che non era riuscito a morire. Il mare scorreva ancora nelle sue vene. Lentamente Flint si riprese ma la gamba era tutta blu, dal ginocchio in giù. Rob era riuscito a prendere le cose più preziose: la bussola,il coltello,del pane,una botte d’acqua ed una di ruhm. Aveva issato una vela sul piccolo albero della scialuppa ed ora filavano a tre nodi verso sud. Flint guardò Rob e disse: ” Quanto tempo ho dormito?” “Tre giorni ,Capitano”. “Abbiamo sempre navigato verso Sud?” ” Sì Capitano ” . “Bene” disse Flint, poi si sedette e prese il ruhm. Bevve un lungo sorso e poi disse a Rob, che era un semplice mozzo che non aveva ancora compiuto 17 anni: ” adesso taglia”. La scialuppa dondolava e scivolava silenziosa come un ricordo. Ogni tanto si alzava spinta dal respiro del mare per poi scendere nel cavo dell’onda. I pensieri di Flint restavano imprigionati nel suo cupo sguardo. Il ragazzo cercava di sorridere al triste capolino del suo breve viaggio. I giorni passavano ed il sale seccava le loro memorie. Dai calcoli di Flint avevano passato l’equatore ed ora vagavano in cerca di qualunque cosa potesse interrompere la monotonia dell’orizzonte. Qualcosa stava per succedere,Flint lo avvertiva. Nelle notti stellate si sentiva il soffio del leviatano che in silenzio osservava l’umana natura. Flint non voleva dormire. Il sogno era sempre in agguato. Mary,i bambini,le rondini e le cicale….. Tutte le notti lo stesso sogno. Quella mattina d’estate ,le cicale che smettono improvvisamente di far rumore… La gamba migliorava e la febbre era scesa. Flint era una forza della natura. Come una quercia dopo un incendio, Flint osservava il ramo mancante. Dopotutto gli era andata bene: ne aveva ancora tre. Il silenzio era spesso nelle calde giornate e di notte,mentre gli incubi assediavano il capitano,Rob cercava di non piangere. Un’altra luna era apparsa guardandoli dall’alto. Un insignificante puntino nell’immenso blu. Mary sorrideva e si avvicinava a Flint. I bambini piangevano e la sua mano brandiva la sciabola. Dalle labbra di Mary scendeva un rosso rivolo di sangue………………………quando ad un tratto Rob urlò: “Terra,terra!!!”

Il primo passo

Nel 1969, Neil Armstrong posò il suo piede sulla luna. Il primo passo verso l’infinito era stato compiuto. L’umanità nello spazio. La Luna e da lì chissà quali altre conquiste. Così, mentre in Vietnam la guerra si intensificava, gli occhi delle madri dei soldati impegnati, volgevano al cielo. Lo spazio: il regno dei cieli. La speranza dei popoli fu di trovare pace nello spazio. Niente bombe e sangue, niente kaos. Gli anelli si Saturno a portata di razzo. Ecco il perché dei missili e della guerra: trovare la pace altrove.Un padre finalmente ritrovato in quei cieli lontani ci dirà forse che fare.

Difatti ce lo disse: smettete di combattere,da quassù sembrate un branco di idioti! A nulla servì la frase di Gagarin: ” non si vedono confini”. Gli uomini, imperterriti continuarono a cercare di difendere un presunto dio, ammazzandosi a vicenda ma dio,dal canto suo continuava a guardarci senza muovere un dito, tanto, pensò, si autodistruggeranno presto. Ma veniamo a noi e ai nostri cari e amati rifiuti: è di ieri la notizia che in consiglio dei ministri è stata approvata la legge “salvamare”. Già il nome è tutto un programma ma ormai ci siamo abituati: spazzacorrotti,sbloccacantieri,salvaitalia,vivalafiga ecc ecc. Chi non è d’accordo? Il problema,forse, è che questo primo passo verso un mare pulito,lascerà per l’appunto il mare bello pulito, e cioè senza più nulla dentro. Perché ripulire i fondali con la pesca a strascico,dando loro anche una certificazione di qualità, corrisponde alla completa devastazione dei fondali. Certo ora pesci e coralli saranno contenti: finalmente sapranno perché vengono sterminati: per salvare il mare. Troveranno pace eterna spappolati nel fondo della rete e nutriranno chissà, polli, mucche o salmoni che torneranno al mare in forma di azoto a completare la famosa “economia circolare ” tanto declamata e noi potremo avere infine un bel mare pulito.

Che poi in fondo va bene così, perché cambiare abitudini,camminare,pedalare,non pescare,usare i piatti e poi LAVARLI!!! Che fatica. Non si può pretendere cha da un giorno all’altro, le persone anzi che dico: il POPOLO, si faccia carico di tale impegno: salvare il mare. Lo faranno i pescatori professionisti,che come ben tutti sanno, da sempre vogliono bene e difendono il mare. Le balene devono ringraziare i pescatori che compiono su di loro esperienze scientifiche per meglio difenderle. Il tonno adesso è protetto così come il pescietto spada, già perché ora sono minuscoli ma tutti belli imballati nella loro pratica e sterile custodia in polietilpropilstirene. E poi,chi meglio dei pescatori conosce i fondali e le zone di riproduzione e riposo degli organismi viventi? Speriamo che il Ministro Costa usi, oltre che i nostri cari amici pescatori,anche i nostri cari colleghi difensori della fauna: i cacciatori, e faccia il “salvaforeste”. Magari spiandando le foreste con i bulldozer al fine di rimuovere sacchetti e lattine,mentre i cacciatori potranno sparare il loro piombo sulla fauna selvatica e avere anche il plauso del Ministero dell’ambiente.

L’Europa dal canto suo, compie un’altro primo passo: la direttiva antiplastica. Mentre le mani degli ambientalisti e dei giornalisti si spellano in applausi,la povera capodoglia incinta muore scatenando una raffica di reazioni a catena che sfociano in un mare di orgoglio ambientale: “ora basta plastica!”, “bisogna far qualcosa” ecc ecc ma poi, si alza la vocina inesorabile del menefreghismo cosmico,sostenuta da una brezza di ritrovato sano europeismo:” l’Europa dice stop alle plastiche monouso!”; “Dal 2021 finita la plastica monouso” e ancora: ” Conte: la guerra alla plastica è cominciata” quindi, di che preoccuparsi? Va tutto bene raga,ghe pensi mì. Adesso è tutto risolto: possiamo continuare come prima, abbiamo cambiato rotta, preso coscienza e stiamo facendo TUTTO il possibile,anzi di più. Pesci e capodoglie incinte: state sereni. L’Europa ha approvato una direttiva nella quale c’è scritto,nero su bianco che, SE gli stati membri dell’unione europea,recepiranno l’integralità del testo approvato e SE le leggi dello stato membro non fossero discriminatorie, ( tipo: perchè noi dovremmo ridurre e invece loro no?) allora nel 2021 partirà il tentativo di una diminuzione di alcuni prodotti plastici. Addirittura del 25% entro il 2030!!! Inoltre,udite udite, entro il 2035 ben il 90% delle bottiglie in plastica dovranno essere fatte con materiale riciclato. Come dire, la plastica non finirà MAI, mettetevi l’anima in pace. Pesci e balene,uccelli marini,coralli,non vi preoccupate perché nel 2030 voi non ci sarete più. D’altronde stiamo muovendo i primi passi nel vuoto spazio dell’ambientalismo……

Abitudini

Marco vive in città. La mattina va al bar ma prima di entrare, si accende la sua bella sigaretta. Mentre fuma pensa alla sua giornata: già, ha fretta, è uscito cinque minuti in ritardo quindi getta la sigaretta per terra,la calpesta ed entra nel bar. Saluta Stefano che come sempre sorride e gli dice che la Juve ieri ha avuto i soliti regali. Marco si siede,sfoglia i giornali che sono a disposizione sui tavoli .Mentre beve il suo primo caffè legge la notizia di un capodoglio spiaggiato,una femmina,incinta. Lo stomaco pieno di plastica. Cambia pagina e passa allo sport. Poi si alza paga ed esce. Deve fare un chilometro e ovviamente prende l’auto che ha parcheggiato sulle strisce,era giusto un caffè…..Parte veloce,ha fretta,la signora che sopraggiungeva suona il clacson e lui impreca ” cazzo vuole sta stronza….” e poi s’infila nel traffico. Mentre guida pensa alla partita e alla collega caruccia. Accende un’altra sigaretta. Ed eccolo arrivato, eccheccazzo! Mai un parcheggio! Fa un giro,getta la sigaretta, poi mette la macchina sul marciapiede:ha fretta. Intanto in ufficio ,Marta, quella caruccia,

sta chiacchierando con le amiche,davanti alla macchinetta del caffè. Mette la moneta ed il bicchiere in plastica scende. Qui non si può fumare perciò scendono giù per andare fuori a fumarsi una sigaretta, dopo tutto,un caffè senza sigaretta che caffè è? Ed ecco arrivare Marco: ” Oh ciao Marta, ciao Bea,ciao Luisa….” , ” avete letto di quel capodoglio spiaggiato?” dice Marta. ” Già che peccato,pare fosse una femmina,incinta per di più…” risponde Bea. ” Finché non la finiremo con la plastica…” continua Luisa.” “È un mondo di merda dove le lobby contano più delle persone” interviene Marco. ” sì ma qui non si tratta di persone ma della natura,la stiamo distruggendo” continua Marta, “se non si fa qualcosa al più presto,ci toccherà mangiare plastica”. ” adesso è tardi dai, andiamo su” dice Marco, buttando a terra la sua terza sigaretta……

Giovedì eravamo a Li Triceddi,Liscia Ruja e Petra Ruja. Sei classi delle medie. Abbiadori e Arzachena. Abbiamo raccolto circa 200 kg di plastica,ferro,polistirolo,sigarette,tappi. Bene no? Si,ma a che serve se la gente non collega quello che fa al degrado? Facciamo belle foto,tutti insieme in una bella giornata di sole sulla spiaggia. Una spiaggia strapulita….. Figuriamoci le altre. Questa è la Costa Smeralda. Ma anche qui c’è plastica. Arriva dal mare e da terra. Ma in mare non è prodotta. Queste giornate ecologiche possono servire a cambiare le leggi ma intanto le leggi non cambiano. E soprattutto non cambiano le cattive abitudini. Questa povera mamma aveva un feto di 2,5 mt e lo stomaco pieno di plastica. Doveva nutrire il suo piccolo. Ma non è colpa di nessuno o di tutti che è uguale. È colpa della plastica. E intanto andiamo alla sagra e prendiamo da mangiare nel piatto di plastica monouso. E da bere nel bicchiere di plastica. E la cicca la mettiamo nel bicchiere e il bicchiere nel cestino con anche i resti del pranzo: ” e che palle,devo dividere tutto! ”

Siamo stati in comune ad Arzachena a chiedere al comune di vietare i coriandoli e la plastica monouso a tutte le sagre,le feste,i raduni. Hanno detto: ” vediamo, ma sai,le abitudini….”. Già maledette abitudini. Forse non è colpa di chi butta le cicche per terra. Non è colpa di chi mangia e beve nella plastica monouso. Non è colpa di chi parcheggiando sul marciapiede ti impedisce di camminare. Di chi butta nel wc l’olio usato,di chi appende ad un ramo i resti del picnic. Non è colpa di chi,insultando l’Europa sul divieto di fare debito, non vara leggi nazionali antiplastica. E non è colpa della regione Sardegna,che da sempre critica l’Italia per la mancata sensibilità della continuità territoriale, che non vara nessuna legge regionale antiplastica. Vogliamo forse dare la colpa ai comuni, che criticano la regione per averli abbandonati,che non scrivono ordinanze antiplastica? No di certo. Non è colpa di nessuno,sono soltanto abitudini.

La direttiva europea parla di riduzione,sostituzione,promozione di,progressivo cambiamento….entro il 2021 ma intanto le balene muoiono. Il Mediterraneo la nostra vera casa sta morendo. Quello stesso mare solcato da Ulisse. Penso che non sia necessario aspettare il 2021 per parlare di plastica. Quella europea è soltanto una direttiva, passeranno molti anni prima che vengano varati i decreti attuativi. Perché aspettare? Cosa aspettiamo? Lo sappiamo: il mare sta morendo. Questo non è un tema ideologico. Dovremmo essere tutti d’accordo. L’Europa non ci salverà. Dobbiamo chiedere al governo una legge nazionale e se non ci ascolta,dobbiamo andare in regione Sardegna. E dai nostri sindaci a protestare e a chiedere che vengano vietate le plastiche monouso. Dobbiamo cambiare abitudini. Per farlo ci servono leggi e ordinanze. Chiediamole!