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Velapulisco 2017

Questo è l’estratto dell’articolo.

Rapporto Velapulisco 2017
Nelle giornate di Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017,in concomitanza con i green days organizzati dall’ente parco della Maddalena e in collaborazione con esso si è svolto l’evento Velapulisco 2017. Cinque barche,un gommone e una quarantina di volontari si sono diretti nell’arcipelago della Maddalena con partenza da Cannigione e da porto pollo con l’intento di raccogliere la spazzatura presente,insaccarla e radunarla in punti di facile accesso per poterla trasportare verso cala Gavetta,nell’isola di La Maddalena dove è stato convenuto,tramite accordo preso con l’assessore all’ambiente Massimiliano Guccini che sarebbe avvenuto il conferimento e lo smaltimento finale. È stato convenuto che il trasporto dalle isole dell’arcipelago all’isola di La Maddalena sarebbe stato effettuato appena possibile dal personale dell’ente parco.

Il lavoro è stato svolto da cinque squadre dalle ore 10,00 am alle ore16,00 pm circa. I luoghi sono stati scelti in accordo con il parco della Maddalena attraverso un colloquio che si è svolto negli uffici del parco tra me ed il direttore Iury Donno nella mattinata di lunedì 2 ottobre. In ragione della insufficiente presenza di persone,mezzi e materiali non è stato possibile intervenire su tutti i luoghi segnalati. Abbiamo scelto quindi:

-Isola di Spargi,cala d’alga dove ha lavorato una squadra di cinque elementi,imbarcazione Bonaventura,skipper Fulvio Curtoni.

-Isola di Santa Maria,cala muro,dove hanno lavorato due squadre,imbarcazione True Blue e Elisa skipper Giovanni Boetti e Manfredi Miceli.

-Isola di Santa Maria,cala G.Marino,in fondo verso la caletta di scalo dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Teneraluna,skipper Filippo Manzoni.

-Isola di Razzoli,cala lunga o cala medusa dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Velabonda,skipper Theo Boetti.

Il segno rosso evidenzia i punti di intervento,quelli blu i luoghi dove c’è stata segnalata presenza di materiali.

Nel materiale plastico raccolto c’è,in ordine di presenza:

Bottiglie di plastica,taniche di carburante,tubi da irrigazione,tappi di bottiglia,

scarpe,ciabatte,tappi terminali degli ombrelloni,pinne,cordame in polipropilene anche di grosse dimensioni,galleggianti per reti,sedie,catrame,cotton fioc,applicatori di assorbenti interni per signore,pneumatici,bacinelle,segnali da pesca,bottiglie di vetro,vetroresina.

I punti dove è stato radunato il materiale per la raccolta da parte dell’ente parco sono:

Isola di Santa Maria,pontile della Casizza,25 sacchi+ diverso materiale ingombrante.

Isola di Santa Maria,cala muro sulla spiaggia,80/100 sacchi + due copertoni,diverso materiale in fibra di vetro e gomene.

Isola di budelli,spiaggia del Cavaliere lato est,35 sacchi.

Isola di Spargi,pontile di cala corsara, dieci sacchi.

Le barche che hanno partecipato sono:

True Blue,Velabonda,Teneraluna,Bonaventura,Elisa + un gommone di 5 mt

I partecipanti sono stati:

Giovanni boetti,Theo boetti,Teresa porcu,Amatore porcu,Enrico porcu,Fulvio curtoni,Mauro saba,Sandro tiana,Stefano tiana,Franco canu,Corrado pinna,Stefano corda,Fabio carta,Sandro bellu,Sara montironi,Filippo manzoni,Caterina,Massimo Gobbato,Ornella,Daria Marchetti,Ezio Saba,Gabriella Vacca,Michele Benvenuti,Tammy Thomas,Nicola Saba 9 anni,Leo Benvenuti 10 anni,Davin Benvenuti 9 anni,Owen Benvenuti 5 anni,Giusy Visalli,Andrea Minosu,Fabrizio manca,Alberto Galateo,Laura Addis,Carolina Tamponi,Silvestri Simone,Daniele Ciangherotti,Stefan Steinmann,Hernandez Svuzzero,David Willert,Richard Belga,Ornella,Cristina,Mattia Manzoni,Vittoria Boca Gelsi,Silvia Venuti,Werner Stimano,Petra Gloecner,MariaCristina Pampaloni,Fabio e Anna Serra.

Tra di essi un particolare ringraziamento va al Circolo Nautico di Su Ballosu,Riola Sardo e al suo presidente che sono venuti da Oristano per aiutare.

I sacchi e i guanti sono stati forniti in parte da noi stessi,in parte dalla coop Sardamar di Cannigione che teniamo a ringraziare. Ringraziamo tutti i partecipanti tra cui la società di charter Sailing Sicily.

Malgrado l’impegno di noi volontari e dell’ente parco,le isole si presentano ancora molto,molto sporche. Soprattutto nelle zone di difficile accesso. Diversi sono i punti dove l’accumulo di detriti,anche di notevoli dimensioni è visibile.

Segnaliamo a tale proposito la presenza di tre relitti,due sugli scogli ancora apparentemente interi,uno affondato. Segnaliamo anche la presenza di un motore entrobordo con linea d’asse. Tutti questi relitti sono nell’isola di Santa Maria nella caletta dello scalo.Riteniamo necessario un intervento mirato. Oltre agli oggetti di grandi dimensioni per i quali non ci è stato possibile intervenire vi sono grandi quantità di plastica sbriciolata.Le microplastiche sono un pericolo per l’integrità del parco e i detriti di grandi dimensioni nel giro di qualche mese si frantumeranno e diventerà allora impossibile la rimozione.

Il parco dell’arcipelago della Maddalena è unico nel suo genere e non può essere lasciato in questo stato. In due pomeriggi sono stati tolti circa duecento sacchi di detriti plastici di cui molti presenti da anni. Senza voler criticare l’operato dell’ente parco,ognuno dei presenti,vedendo le bottiglie raccolte sbriciolarsi nelle mani si è chiesto come mai nessuno si era preoccupato di toglierli in tempo. Ogni tappo rappresenta una bottiglia frantumata. Cala Muro,che è zona MA,dovrebbe essere particolarmente protetta e curata e invece essendo esposta e non visitabile è piena di plastica.Non essendo degli esperti non possiamo certo affermare le cause o le responsabilità di un tale degrado. Possiamo e aggiungo dobbiamo però fare tutti uno sforzo per cercare di migliorare la situazione.

Un ultima considerazione riguardo all’evento svoltosi: non abbiamo ricevuto alcun aiuto concreto durante le operazioni di raccolta,ne uomini,ne mezzi,ne materiali. Nessuna pubblicità ci è stata concessa e quindi all’evento hanno partecipato soltanto le persone che siamo riusciti a coinvolgere. Abbiamo sostenuto personalmente le spese di trasporto,del cibo e dei sacchi e non ci è stato possibile lasciare un ricordo dell’evento alle persone coinvolte.Si poteva fare di più? Io credo di si. Il volontariato è una grande forza positiva,i partecipanti hanno lavorato con entusiasmo perché ognuno sogna un mondo più pulito e si sente bene sapendo di partecipare al cambiamento. Speriamo di poter ripetere l’evento in primavera e di essere magari sostenuti e guidati. La formula gita in barca a vela per la pulizia delle isole funziona perché è anche un bel modo di affrontare un problema soprattutto grazie al sole e al bellissimo mare della Sardegna.

Rifiuti speciali……rifiuti umani!

Indifferenza ipocrita

Nell’affrontare il problema dei rifiuti mi imbatto spesso nelle considerazioni delle persone che incontro,durante le campagne di raccolta. Malgrado la stragrande maggioranza delle persone che ci vedono raccogliere rifiuti sulle spiagge,nei bordi delle strade,nei ruscelli,semplicemente ci ignori,c’è anche qualcuno che si ferma a parlare. Queste persone parlano e non prendono quasi mai i guanti che metto a disposizione di chiunque abbia voglia di dare una mano. Parlano mentre noi ci sporchiamo le mani,noi che non siamo nati in questo luogo. Danno la colpa al comune,agli zingari,ai rom agli immigrati. Danno colpe e se ne vanno senza far altro che criticare. Intanto noi raccogliamo,insacchiamo,sudiamo e ammassiamo montagne di rifiuti che restano lì a dimostrazione della loro esistenza. Anche oggi,vestito da ginnastica con appresso il mio fido Bobby non ho potuto fare a meno di notare le mamme che con i bambini facevano il picnic in una bella giornata di sole. Mentre io raccoglievo fischiettando la plastica delle merendine,dei flaconi di detergente,i tappi degli ombrelloni che il vento forte da Nord-est ha portato sulla spiaggia di Cannigione,le mamme sbirciavano pensando chissà cosa. Nessuno mi ha aiutato. Ho raccolto due sacchi di plastica,sacchi compresi trovati sulla spiaggia e in mezz’ora ho pulito tutta la spiaggia,almeno dal grosso e me ne sono andato.

Un problema complesso

Certo l’ideale sarebbe non farceli arrivare sulla spiaggia,i rifiuti. Ancora meglio sarebbe non produrli proprio,i rifiuti. Ma è fattibile? I motivi che portano quei rifiuti sulla spiaggia sono molteplici e tutti di difficile se non impossibile risoluzione,almeno nel breve e medio termine. Una parte dei rifiuti abbandonati in Sardegna proviene dalle abitazioni occupate senza regolare contratto d’affitto. Gli affitti in nero in Italia ci sono da sempre ma la lotta all’evasione non porta voti. Questo problema potrebbe essere risolto non dando gli allacciamenti a chi non ha un contratto ma ci vogliono i controlli perché il proprietario potrebbe dire che paga lui. Insomma un casino. Altri rifiuti provengono dal mare. Che non vuol dire nulla se non che i rifiuti provenienti dal mare vanno trattati come rifiuti speciali e non possono quindi essere riciclati. Resta inoltre la domanda su come fare a non farceli arrivare in mare. Ma da dove ci sono entrati nel mare e perché? Nessuno lo sa e nessuno cerca di saperlo. Che poi anche se scoprissimo da dove sono partiti,mettiamo ad esempio,dalla Libia,nulla potremmo per obbligare la Libia a non farceli andare in mare,i rifiuti si intende. Poi viene la non produzione. Nessuno ( a parte tutti ma in senso generale )ha interesse nella non produzione di materiali inquinanti perché sono posti di lavoro,soldi,mercato. Inoltre l’industria petrolifera deve differenziare la produzione di derivati se vuole tenere il passo con le rinnovabili. La plastica poi è ormai ovunque: no way! Impedire la produzione di materiali inquinanti sembra una via più che ardua.

Le tre erre

Riciclo,riuso,riduzione.Belle parole ma non corrispondenti a realtà. Riciclo: solo il 15% della plastica prodotta viene riciclata e anche se questa percentuale è in aumento,con l’aumentare più che quadruplo della quantità di plastica prodotta,saremo ben presto sommersi. Perché non si ricicla di più? Semplice: non conviene. Costa infatti mediamente molto di più riciclare una bottiglia di plastica che produrne una nuova. Riuso: quanti di voi vanno al supermercato con un contenitore per il cibo e chiedono alla commessa: ” prego,il salame lo metta qui.”? Come si pensa di riutilizzare la carta cerata nella quale è avvolta la ricotta? Le barchette per la carne? Non so se avete notato che panettieri,salumieri,macellai non esistono più. E le confezioni delle medicine? Le scarpe rotte, i rivestimenti plastici consumati,la pellicola trasparente e potrei andare avanti all’infinito. Solo una minima parte della plastica può essere riutilizzata. Riduzione: questa è sicuramente la strada più percorribile. Si può entro una certa misura pensare ad un programma di progressiva riduzione dei rifiuti ma ciò non impedirà la morte delle balene,la distruzione di habitat e l’enorme perdita di biodiversità alla quale stiamo assistendo,complice il global warming che è inscindibile dal sistema produttivo.

Fatti

I fatti sono inconfutabili: i rifiuti arrivano e arriveranno sempre di più. Il mare salirà ancora sulle strade,nelle case e ucciderà. Moriranno animali e persone a migliaia ma continuiamo a dare colpe invece di prendere misure di contrasto: i rifiuti arrivano? Dobbiamo toglierli e trasformarli a spese nostre perchè non farlo ci costerà molto di più. L’acqua sale? Dobbiamo retrocedere e costruire ponti e canali e casa dove vivere in un nuovo mondo,più caldo. Il vento soffia più forte? Dobbiamo proteggerci e costruire dei ripari. Intanto che affrontiamo la tempesta dobbiamo pensare a come uscirne e cercare tra di noi chi ha le migliori idee su come fare a cambiar rotta,di sicuro nè il vento nè tantomeno le onde possono essere fermate da un muro.

Rifiuti umani

Se alla parola rifiuti sostituite quella di immigrati,rifugiati,clandestini,esseri umani,il discorso rimane lo stesso: le ragioni che li portano davanti ai nostri occhi sono altrettanto difficili da affrontare se non persino le stesse. Il global warming sarà secondo gli esperti uno dei fattori determinanti nelle migrazioni di massa dei prossimi anni. Lo sfruttamento delle risorse minerarie che servono alla produzione della plastica,impoverendo i paesi di produzione e fomentando guerre,sono un altro fat tore di migrazione. I poveri arriveranno e dovremo occuparcene,meglio cominciare subito. Mentre in una natura, con il proliferare dei rifiuti si perde la biodiversità,nell’altra,quella umana,con la morte dei migranti si perde l’umanità e credo che nessuna delle due cose ci lascerà scampo. Raccogliendo due sacchi di rifiuti oggi non ho cambiato il mondo ma se tutti lo facessimo avremmo soltanto il problema di dove mettere i rifiuti raccolti e di cosa farne. Lo stesso vale per la SeaWatch: da sola non salverà l’umanità,bisogna aiutarla. Cosa fare con questa gente è un problema meno grave di cosa fare con i loro cadaveri. La natura, compresa quella umana va difesa dalle speculazioni facili e ipocrite. La biodiversità comprende tutti gli esseri viventi ed è meravigliosa nella sua molteplicità. La natura umana non può permettersi di perdere l’umanità.

Una scusa per amare

Amare sembra una cosa facile,ovvia. Ad esempio amare i nostri figli. Eppure non è così scontato. Tanto per cominciare bisogna intendersi sul significato di amare che non sempre appare come amore. Quando ad esempio diamo una sculacciata alla nostra nipote perché ha fatto la monella o quando sgridiamo i nostri vecchi perché hanno perso la ragione. Io credo che amare significhi o”ccuparsi di qualcosa o di qualcuno con impegno”. Quindi seguendo questa logica anche l’odio è una forma d’amore ,ovviamente deviata. Ne risulta anche che chi non si occupa di nulla con impegno non ami nulla. Io sono stato fortunato perché da piccolo ho avuto dei grandi maestri: mia nonna,mia madre e mio padre. Mia nonna mi ha insegnato l’amore per la natura che, non mi stancherò mai di dirlo è una sola e comprende la terra,il cielo,il mare e tutti gli esseri viventi dell’universo. Mia madre e mio padre mi hanno insegnato l’amore per il lavoro e per le cose nuove. Ritengo la curiosità una forma d’amore. Quando vado nel bosco in cerca di funghi o quando mi immergo a caccia di un branzino sto cercando di esprimere il mio amore,le mie passioni. La vita purtroppo o per fortuna ha una durata limitata. Voglio cogliere le occasioni che ho per amare il più possibile. Per questo mi trovo a raccogliere rifiuti. Per la bellezza del gesto. La bellezza è la parte visibile dell’amore, il risultato dell’impegno. L’incuria produce orrore.

Lido del Sole, Olbia.

In questo luogo di pace dove vivono tartarughe e fratini,libellule,branzini,orate e fenicotteri, qualcuno ha deciso di venire a scaricare. Il comune con la scusa dei terreni privati non blocca l’accesso ai mezzi e l’incuria come ho detto produce qui l’orrore. Qui come nel fiume gli animali si sono abituati a vivere in mezzo ai frigoriferi,alle stampanti,alla plastica. Vivono e muoiono nelle bottiglie vuote e sono comunque prede e predatori. L’umanità è disumana. L’uomo vede lo scempio e non reagisce anzi, inveisce. Solo pochi amano. Come l’artista vorrei stendere la tempera sull’intera tela che pare ormai compromessa. Basterebbe levare almeno quello che si vede. La natura ci prova con l’erba che cresce avvolgendo qualunque cosa. Ma mentre la natura ha dei limiti, la stupidità umana pare essere sconfinata. Quanto potrà ancora resistere la vita selvaggia? Quanta bellezza stiamo perdendo?

Alleghe, valli del bellunese.

Voglio godermi la vita ma non posso non pensare a cosa lasceremo ai nostri figli. È una questione di responsabilità e di impegno. La politica non si occupa di quel che non produce consenso. Il consenso viene dall’interesse e l’interesse lo si sviluppa a scuola e a casa, da piccoli. La scuola è stata abbandonata dai politici e qui il cerchio si chiude. L’unica speranza siamo noi cinquantenni che abbiamo avuto una scuola d’eccellenza.In Italia siamo noi e noi soltanto che possiamo cambiare le cose perché siamo in proporzione i votanti più numerosi. Siamo in forma e abbiamo forza e lavoro. Abbiamo anche visto com’era prima e sappiamo come mettere a posto le cose. Usciamo da internet, apriamo le finestre del cuore e lasciamo uscire la luce. Illuminiamo di verde e di blu le montagne i fiumi e i mari e riuniamoci nel bosco a festeggiare il ritorno della natura. Mi chiedo come mai gli altri non vedano i rifiuti come li vedo io: una scusa per amare.

Tutte scuse

L’ho già detto: quello che faccio lo faccio per me,per la mia coscienza. Vivo ad Olbia da due anni ormai, e vedo rifiuti e menefreghismo. Vedo macchine parcheggiate sulle strisce pedonali, camper che sostano per mesi sul suolo pubblico con addirittura il filo della luce che arriva dall’appartamento del proprietario. Vedo gli opuscoli svolazzare nel maestrale, e sacchi abbandonati pieni di ogni tipo di rifiuti. Stampanti nel fiume,batterie nel prato,divani e poltrone,materassi,motorini,sedili di auto. A me che vengo da fuori pare ovvio: è così in questo luogo. Torno da poco dal veneto dove ci sono i nonni che fanno attraversare i bambini invece dei vigili urbani. In Veneto ci sono i marciapiedi,le piste ciclabili e i proprietari dei negozi e delle abitazioni puliscono il marciapiede. Nel fiume scorre soltanto l’acqua e di migranti ce ne sono molti. Si sono integrati e mandano i figli a scuola mentre vanno a lavorare nel nord est italiano. In Veneto i bambini escono da scuola e prendono la bici per tornare a casa mentre qui, ad Olbia, senza le piste ciclabili,senza i marciapiedi i bambini vengono portati e ripresi in auto dai loro genitori. Ma qui è Olbia e si fa così.

Ad Olbia i migranti sono disoccupati e clandestini. Sporcano,disturbano e non seguono le regole. D’altro canto, chi le segue? Chi ad Olbia non oltrepassa in auto la ztl? Chi poi paga la multa? E chi abita in affitto ha forse il contratto? Chi parcheggia sulle strisce? Chi pesca di frodo e scarica nel canale? Chi mette le trappole ai cinghiali? Chi inquina cala Saccaia abbandonando le barche e tagliando le reste in polipropilene? Non certo i migranti. Ma ci vuole una scusa per quel che facciamo noi italiani e siccome non riusciamo a trovarne una l’abbiamo trovata in quel che non facciamo.

Non puliamo perché tanto dopo una settimana sarà come prima. Peschiamo quando è proibito perché sennò lo farà qualcun’altro. Non aiutiamo i poveri perché chi lo fa lo fa per interesse e poi è anche pericoloso, (vedi quello che ha aiutato poi cosa gli è successo). Buttiamo la sigaretta per terra tanto non è certo questo il problema. Svuotiamo il posacenere,parcheggiamo nel posto dei disabili(solo cinque minuti),lasciamo l’auto in doppia fila per le sigarette, non diciamo niente a chi abusa. Perché è pericoloso,sbagliato,ingiusto,inutile: utte scuse: non abbiamo voglia di essere civili. Ma il mondo incivile è brutto e soprattutto sono brutte le persone incivili anche quando hanno una ragione per esserlo e io non voglio di certo essere una brutta persona. Ci tengo a me stesso e quel che sono dipende da come mi comporto. Ho chiamato il comune e proposto di pulire via Friuli. Hanno mandato un camion e hanno cominciato a pulire. Bisognerebbe smetterla con le scuse e darsi da fare. Quel che è giusto è giusto e non può essere sbagliato far cose giuste. Se non volete aiutarmi state a casa ma niente scuse. Fate i conti con voi stessi.

Perché è crollato il porto di Rapallo

Premessa.

Non sono un ingegnere nè un geologo,un climatologo o un metereologo. Non ci vuole però un esperto per capire che il moto ondoso non può essere fermato da un semplice blocco di cemento appoggiato ad un altro. Non è certo una massicciata che può fermare onde di cinque o sei metri. Ma il punto non è questo: Lucio Battisti cantava: ” come può uno scoglio arginare il mare?”. La domanda è proprio questa: possiamo continuare ad ignorare il cambiamento climatico? Non sarebbe forse più saggio prenderne atto e cominciare ad arretrare?

Memoria corta

I ghiacciai non stanno scomparendo: non ci sono più. Gli oceani sono sempre più caldi ed accumulano sempre più energia. Energia della quale si caricano gli uragani. Quello che sta succedendo è evidente in tutto il globo: dalle bocche di bonifacio al mar Egeo,da Hong Kong alla Florida. Una stagione ciclonica che non può più essere chiamata eccezionale poiché ormai trenta uragani a stagione sono la norma. Chi si ricorderà della mareggiata dell’ottobre del 2018 in Liguria? I negozianti già riaprono i battenti perché i soldi devono entrare. I proprietari degli yacht lamentano le gravi perdite economiche mentre i cantieri nautici e le imprese del settore si sfregano le mani. Soldi,tanti. Dodici vite sono andate perdute al passaggio di una perturbazione. Il vento a soffiato fino a 160 km/h ma nessuno pensa che possa succedere ancora. “Evento eccezionale”, “stato di calamità naturale”. A prescindere dalle responsabilità che, almeno per il crollo della diga foranea del porto di Rapallo ci sono senz’altro ( com’è possibile che tutto il muro sia semplicemente scivolato via?), quello che trovo assurdo è che il giorno dopo si parli esclusivamente di soldi persi invece di cosa fare perché ciò non succeda più. Il mare non arretrerà di un metro,anzi. La pioggia cadrà ancora e ancora e il vento soffierà ancora più forte poiché il ghiaccio ai poli si riduce e la temperatura degli oceani è in aumento. Aspettando i fondi statali e magari anche quelli dell’odiata Europa ci dimenticheremo di spostarci in zone sicure.

Disastro ambientale nel golfo di Rapallo

Capisco che adesso ci si focalizzi sullo yacht di Piersilvio: dei pesci parleremo poi,forse. Il mare è la prima risorsa della Liguria. Tonnellate di gasolio,resina,fibra,piombo,ferro,olio,plastica sono finite nel golfo di Rapallo. Il fondale è devastato. Colpa del mare? Chi ha RIcostruito la diga del porto dovrebbe rispondere anche, e a mio avviso, soprattutto dei danni ambientali. Mi aspetto che qualcuno si costituisca parte civile contro il Carlo Riva che oltre che aver messo a repentaglio le vite degli abitanti e dei marinai che lavorano nel settore del diporto in quella zona, ha causato un danno senza precedenti ad una delle più belle zone marine della nostra penisola.

Waterworld

Come nel film di Kevin Kostner probabilmente finiremo tutti sott’acqua. Preparate maschera e pinne!

L’eroe

Quando mi guardo intorno, vedo soprattutto quello che non c’è e se ti manca qualcosa sei deficiente. Se poi queste cose ti sono sempre mancate, in una certa misura ti mancheranno per sempre. Io per un po’ ho guardato attraverso questo buco cercando di vedere, attaccandoci l’occhio, la chiave per aprire la porta del cuore delle persone vicine in modo che esse potessero riempire quel buco. Ma la chiave non c’è perché quello non è il buco di una serratura ma il vuoto. Non c’è chiave che possa aprire il vuoto e non c’è nemmeno la porta. Non si entra e non si esce dal vuoto, vi si passa attraverso senza riempirne lo spazio. A me però il vuoto mi deprime. E allora, per restare pieno di vita, di sole e d’amore scappo nel mare dove le onde con il loro perenne moto mi cullano. Nel mare ci sono tutti i colori: il blu del mare e l’azzurro del cielo, il bianco delle nuvole e delle criniere delle onde,l’argento vivo dei pesci, il rosso-becco-di-sterna ed il nero della sua coda di rondine, il verde smeraldo della posidonia,il giallo clessidra di delfino comune,il viola tramonto ed l’arancione dell’alba. In mare c’è tutto quel che serve a un deficiente. Nel mare c’è vita. Ma non è l’uomo che va per mare, è il mare che prende l’uomo. Perché il mare e le sue creature hanno bisogno d’affetto. E vogliono che l’uomo ripari i danni che egli stesso ha causato. Il mare vuole dare una possibilità all’uomo di redimersi. Nel silenzio del suo infinito orizzonte, l’uomo può finalmente guardarsi dentro e riconoscere i propri peccati. Ma il mare non prende chiunque. Il mare prende soltanto gli eroi. Per il mare l’eroe è colui il quale abbandona la terra e le sue false comodità: casa,lavoro,soldi. Il mare sceglie chi abbandona tutto tranne i sentimenti. Senza quelli il mare vi ributterà in costa alla prima occasione. Mentre l’eroe terrestre ha sei auto, due piscine,tre case e quattro amanti,l’eroe marino non ha nulla se non il cielo e le stelle e l’amore dei suoi cari. Nessun conto corrente nella corrente del golfo. Nessun segnale in mezzo al mare.

“Lascio le mie poche cose a voi tutti, dividetevele o buttatele per me è uguale. Ho ricevuto la chiamata del mare. Egli ha bisogno di me. Vi lascio lo scudo perché nessuno in mare proverà a colpirmi. Vi lascio la spada perché nè il vento nè l’acqua possono essere tagliate. Vi lascio anche il vuoto del possedere cose perché delle cose posso fare a meno così come fanno da sempre i pesci e le balene.”

Carota o bastone?

Di fronte allo scempio a cui assisto e che condivido con i miei post su fb, alcuni followers rispondono con indignazione e reclamano una punizione esemplare. Altri propongono di fare in modo che i comuni abbiano interesse a sponsorizzare gli eventi di pulizia di Velapuliamo, invitando stampa e televisioni. A mio avviso nessuna delle due soluzioni è risolutiva e spesso nemmeno praticabile e vi spiego il perché:

Carota

Dare un premio a qualcuno per effettuare una missione non può essere il motivo per il quale la missione stessa viene svolta, altrimenti si trasforma in una professione. Invitare le televisioni ed i giornali a seguire un’azione di bonifica, per esempio la pulizia di una spiaggia che, a rigor di logica, dovrebbe essere svolta comunque dall’amministrazione di competenza, significa stravolgere l’evento. Se l’obbiettivo è farsi vedere mentre pulisci, non puoi occuparti realmente della bonifica. Inoltre ci sono situazioni che è molto meglio, per l’amministrazione, non far vedere. In particolare mi riferisco, ad esempio, a situazioni che si trascinano da decenni con danni ingenti e difficilmente riparabili per l’ambiente circostante. Insomma spesso la via della sponsorizzazione non è praticabile. Non ultimo, il motivo che deve animare le coscienze e le amministrazioni è il bene dell’ambiente e dei suoi abitanti oltre che la prevenzione di problemi futuri e non la visibilità delle proprie azioni. La priorità deve essere la salute dell’ambiente e la prevenzione va fatta a monte e non durante le bonifiche. Il modo migliore per curare i danni causati dai rifiuti è non produrli o quantomeno ridurre al massimo gli sprechi. Le amministrazioni possono fare prevenzione affiggendo manifesti davanti ai supermercati e nelle scuole per spiegare che ogni imballaggio che si compra è un pezzo di plastica difficile da smaltire.

Bastone

La punizione sposta in egual misura l’oggetto dell’azione che è avere un’ambiente sano e pieno di vita selvaggia. Quando si parla di punizione bisogna ricordarsi delle decine di migliaia di leggi che esistono in Italia che non vengono applicate. Adesso mi direte che basterebbe applicarle: sbagliato. Applicare tutte le leggi in materia ambientale è molto complesso e scarsamente efficace. Quand’anche si riesca a dare una multa salata ad un turista o ad un residente, senza risolvere il problema alla fonte, ce ne saranno altri diecimila che infrangeranno le leggi perché il vero problema è che in Sardegna, nessuno sa dove mettere i rifiuti. Se piazzaste un vigile davanti ad ogni cestino la gente metterebbe in macchina i rifiuti per poi buttarli di notte in qualche luogo nascosto. Inoltre punire i turisti con una multa salata, senza dare un indicazione di dove smaltire i rifiuti causerebbe un danno di immagine alla regione e farebbe scappare i turisti.

Educ’azione

Il comune deve far capire ai residenti che i rifuti sono un costo, non una risorsa. L’economia circolare è una bufala: a parte il compost, gli altri materiali non conviene riciclarli, difatti, nel mondo, solo il 15% dei rifiuti viene riciclato, il resto finisce in dicarica o nell’inceneritore. Mantenere una discarica o un’ inceneritore costa. Costa in immagine e costa in manutenzione. Perciò insisto tanto sul non inquinare: è la strada da seguire. Via le bottiglie di plastica,via gli imballaggi che non sono essenziali e ritorniamo alla semplicità. Scaviamo pozzi pubblici per l’acqua potabile e ripristiniamo il vuoto a rendere. Insegnamo nelle scuole educazione ambientale e civica. Facciamo pubblicità contro i consumi e predichiamo il risparmio. E mentre facciamo tutto ciò, almeno per l’estate, almeno nelle zone turistiche, rimettiamo i cassonetti dell’indifferenziata. E vedete anche di venire a pulire, la prossima volta.

Velaracconto

In questi giorni tristi,per fortuna c’è il lavoro che mi distrae dai fatti di cronaca. Una cronaca ansimante come il respiro di un cavallo dopo una corsa, anzi, dopo una rincorsa. Una rincorsa a spararla sempre più grossa, più brutta e grottesca. Facile come sparare sulla croce rossa:la si vede bene, anche da lontano. Soffia il vento del nazionalismo alimentato dalle spinte elettorali. Padroni a casa nostra! Quale casa? Casa mia è il mondo ed io non voglio comandare ma viaggiare. Voglio visitare gli animi, guardare dritto negli occhi dei bambini. Le etnie e le nazioni sono soltanto una scusa per non fare il proprio dovere: aiutare chi soffre e lavorare sodo per trovare soluzioni. In questo mondo il lamento più forte arriva da chi sta meglio. E allora vado via, in mare. Gli ospiti vogliono vedere la spiaggia rosa che rosa non è più e sentire la sua storia. Vogliono vedere la roccia dell’orso e sentire il profumo del mirto in fiore. Basta con i rifiuti, basta con la politica, è ora di far vela!

Mentre isso la randa, sale lo stupore. La barca si inclina e aprendo il genoa si srotolano i sorrisi. Poche centinaia di metri ed il vecchio mondo scompare per lasciar spazio al desiderio. Il sogno avanza a vele spiegate, la speranza ricompare all’orizzonte. Basta poco per essere felici: un po’ di vento, il sole ed il mare della Sardegna. Evitando il traghetto e l’ennesimo turista sprovveduto, facciamo rotta verso Spargi dove l’acqua sembra dipinta. Cala d’alga, cala corsara, la duna, le tartarughe, spargiotto. Ed eccoci qui a parlare di dove sono stato e di dove sarò. Il vecchio e il mare: suona bene. Dopo trent’anni di navigazione ce l’ho fatta caro Ernest: sono finito nei tuoi libri. Eccole qua le nostre ” isole nella corrente”. Spargi, Budelli, Razzoli, Santa Maria, Santo Stefano…….Manca solo il vermentino…..

Già le tre e bisogna salpare. Col nord est si fa: cala d’alga,cala Marino,cala di Villamarina. Col nord ovest cala coticcio,Cala Garibaldi, cala portese. Sempre a vela, sempre col sorriso. Il lavoro mi impegna e mi distrae, mi da sicurezza e dignità. Dice agli altri chi sono e perché. Sono quello che faccio: un marinaio. Uno che ama il mare e che a mare ha imparato ad amare. Mi piace parlare e sognare: sogno di una terra che sia come il mare. Senza confini e di tutti. Una terra che abbracci l’uomo, proprio come fa il mare. È li che voglio andare. Quel posto esiste ve lo posso garantire. Lo vedo ogni giorno negli occhi di chi viene in barca con me. Azzurri,verdi,marroni che siano i loro occhi si tingono di profondo blu. Quando l’acqua del mare accarezza silenziosa la loro coscienza, essa si risveglia. Vorrei portarvi tutti e farvi cambiare idea sul mondo. Vorrei che vedeste ciò che vedo io: un mondo possibile.