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Velapulisco 2017

Questo è l’estratto dell’articolo.

Rapporto Velapulisco 2017
Nelle giornate di Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017,in concomitanza con i green days organizzati dall’ente parco della Maddalena e in collaborazione con esso si è svolto l’evento Velapulisco 2017. Cinque barche,un gommone e una quarantina di volontari si sono diretti nell’arcipelago della Maddalena con partenza da Cannigione e da porto pollo con l’intento di raccogliere la spazzatura presente,insaccarla e radunarla in punti di facile accesso per poterla trasportare verso cala Gavetta,nell’isola di La Maddalena dove è stato convenuto,tramite accordo preso con l’assessore all’ambiente Massimiliano Guccini che sarebbe avvenuto il conferimento e lo smaltimento finale. È stato convenuto che il trasporto dalle isole dell’arcipelago all’isola di La Maddalena sarebbe stato effettuato appena possibile dal personale dell’ente parco.

Il lavoro è stato svolto da cinque squadre dalle ore 10,00 am alle ore16,00 pm circa. I luoghi sono stati scelti in accordo con il parco della Maddalena attraverso un colloquio che si è svolto negli uffici del parco tra me ed il direttore Iury Donno nella mattinata di lunedì 2 ottobre. In ragione della insufficiente presenza di persone,mezzi e materiali non è stato possibile intervenire su tutti i luoghi segnalati. Abbiamo scelto quindi:

-Isola di Spargi,cala d’alga dove ha lavorato una squadra di cinque elementi,imbarcazione Bonaventura,skipper Fulvio Curtoni.

-Isola di Santa Maria,cala muro,dove hanno lavorato due squadre,imbarcazione True Blue e Elisa skipper Giovanni Boetti e Manfredi Miceli.

-Isola di Santa Maria,cala G.Marino,in fondo verso la caletta di scalo dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Teneraluna,skipper Filippo Manzoni.

-Isola di Razzoli,cala lunga o cala medusa dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Velabonda,skipper Theo Boetti.

Il segno rosso evidenzia i punti di intervento,quelli blu i luoghi dove c’è stata segnalata presenza di materiali.

Nel materiale plastico raccolto c’è,in ordine di presenza:

Bottiglie di plastica,taniche di carburante,tubi da irrigazione,tappi di bottiglia,

scarpe,ciabatte,tappi terminali degli ombrelloni,pinne,cordame in polipropilene anche di grosse dimensioni,galleggianti per reti,sedie,catrame,cotton fioc,applicatori di assorbenti interni per signore,pneumatici,bacinelle,segnali da pesca,bottiglie di vetro,vetroresina.

I punti dove è stato radunato il materiale per la raccolta da parte dell’ente parco sono:

Isola di Santa Maria,pontile della Casizza,25 sacchi+ diverso materiale ingombrante.

Isola di Santa Maria,cala muro sulla spiaggia,80/100 sacchi + due copertoni,diverso materiale in fibra di vetro e gomene.

Isola di budelli,spiaggia del Cavaliere lato est,35 sacchi.

Isola di Spargi,pontile di cala corsara, dieci sacchi.

Le barche che hanno partecipato sono:

True Blue,Velabonda,Teneraluna,Bonaventura,Elisa + un gommone di 5 mt

I partecipanti sono stati:

Giovanni boetti,Theo boetti,Teresa porcu,Amatore porcu,Enrico porcu,Fulvio curtoni,Mauro saba,Sandro tiana,Stefano tiana,Franco canu,Corrado pinna,Stefano corda,Fabio carta,Sandro bellu,Sara montironi,Filippo manzoni,Caterina,Massimo Gobbato,Ornella,Daria Marchetti,Ezio Saba,Gabriella Vacca,Michele Benvenuti,Tammy Thomas,Nicola Saba 9 anni,Leo Benvenuti 10 anni,Davin Benvenuti 9 anni,Owen Benvenuti 5 anni,Giusy Visalli,Andrea Minosu,Fabrizio manca,Alberto Galateo,Laura Addis,Carolina Tamponi,Silvestri Simone,Daniele Ciangherotti,Stefan Steinmann,Hernandez Svuzzero,David Willert,Richard Belga,Ornella,Cristina,Mattia Manzoni,Vittoria Boca Gelsi,Silvia Venuti,Werner Stimano,Petra Gloecner,MariaCristina Pampaloni,Fabio e Anna Serra.

Tra di essi un particolare ringraziamento va al Circolo Nautico di Su Ballosu,Riola Sardo e al suo presidente che sono venuti da Oristano per aiutare.

I sacchi e i guanti sono stati forniti in parte da noi stessi,in parte dalla coop Sardamar di Cannigione che teniamo a ringraziare. Ringraziamo tutti i partecipanti tra cui la società di charter Sailing Sicily.

Malgrado l’impegno di noi volontari e dell’ente parco,le isole si presentano ancora molto,molto sporche. Soprattutto nelle zone di difficile accesso. Diversi sono i punti dove l’accumulo di detriti,anche di notevoli dimensioni è visibile.

Segnaliamo a tale proposito la presenza di tre relitti,due sugli scogli ancora apparentemente interi,uno affondato. Segnaliamo anche la presenza di un motore entrobordo con linea d’asse. Tutti questi relitti sono nell’isola di Santa Maria nella caletta dello scalo.Riteniamo necessario un intervento mirato. Oltre agli oggetti di grandi dimensioni per i quali non ci è stato possibile intervenire vi sono grandi quantità di plastica sbriciolata.Le microplastiche sono un pericolo per l’integrità del parco e i detriti di grandi dimensioni nel giro di qualche mese si frantumeranno e diventerà allora impossibile la rimozione.

Il parco dell’arcipelago della Maddalena è unico nel suo genere e non può essere lasciato in questo stato. In due pomeriggi sono stati tolti circa duecento sacchi di detriti plastici di cui molti presenti da anni. Senza voler criticare l’operato dell’ente parco,ognuno dei presenti,vedendo le bottiglie raccolte sbriciolarsi nelle mani si è chiesto come mai nessuno si era preoccupato di toglierli in tempo. Ogni tappo rappresenta una bottiglia frantumata. Cala Muro,che è zona MA,dovrebbe essere particolarmente protetta e curata e invece essendo esposta e non visitabile è piena di plastica.Non essendo degli esperti non possiamo certo affermare le cause o le responsabilità di un tale degrado. Possiamo e aggiungo dobbiamo però fare tutti uno sforzo per cercare di migliorare la situazione.

Un ultima considerazione riguardo all’evento svoltosi: non abbiamo ricevuto alcun aiuto concreto durante le operazioni di raccolta,ne uomini,ne mezzi,ne materiali. Nessuna pubblicità ci è stata concessa e quindi all’evento hanno partecipato soltanto le persone che siamo riusciti a coinvolgere. Abbiamo sostenuto personalmente le spese di trasporto,del cibo e dei sacchi e non ci è stato possibile lasciare un ricordo dell’evento alle persone coinvolte.Si poteva fare di più? Io credo di si. Il volontariato è una grande forza positiva,i partecipanti hanno lavorato con entusiasmo perché ognuno sogna un mondo più pulito e si sente bene sapendo di partecipare al cambiamento. Speriamo di poter ripetere l’evento in primavera e di essere magari sostenuti e guidati. La formula gita in barca a vela per la pulizia delle isole funziona perché è anche un bel modo di affrontare un problema soprattutto grazie al sole e al bellissimo mare della Sardegna.

Capitani coraggiosi, “Terra!”

Erano ormai le due del mattino quando si udì lo schianto: un fulmine colpì la maestra. L’albero cadde sottovento trascinando con se le urla degli sventurati marinai che vi si trovavano sopra,intenti a prendere l’ultima mano di terzaroli. “Uomo a mare! Uomo a mare!” urlò il nostromo. Il capitano corse al timone : ” Presto, barra sottovento!” Ma il mare ormai si era impadronito del vascello. Un’onda gigante si abbattè come una vendetta sul fianco della povera “Maybe”, la nave si inclinò e fu subito chiaro che non avrebbe resistito. ” Scialuppe a mare!” gridò Flint. Il kaos era totale. Rollando la “Maybe” danzava il suo ultimo ballo. I tuoni segnavano il tempo mentre la pioggia battente faceva da coro. La mezzana portava la Maybe all’orza e il timone non riusciva a farla poggiare. Ed eccola lì: la fine. Alta e maestosa come uno spumoso abbraccio,la mano di Poseidon in persona cadde sulla Maybe. Il capitano Flintrestò incastrato sotto una grossa botte che gli era rotolata addosso. Mentre la Maybe affondava gemendo,un raggio di luce illuminò il suo viso. La luce del giorno apparve ai suoi occhi. La sua casa,il giardino fiorito,i suoi bambini. Tutto come prima. Si alzò dal letto come se niente fosse e salutò i bambini.Mary era sdraiata nel letto ed aveva in viso l’espressione di chi non desidera nulla.

Mary aprì gli occhi nella fresca e soleggiata mattina. Flint, già sveglio,giocava con i suoi due ragazzi: Rose e Matt di sei e quattro anni. In giardino le cicale provavano a sgranchirsi le zampe riempiendo d’estate il bosco. Le rondini,strillando sfrecciavano sfiorando il terreno e facevano la spola tra il cielo e il nido dove piccoli mangiatori di insetti aspettavano impazienti i genitori. Mary si alzò dal letto e con la grazia di una farfalla appena ucita dal bozzolo si avvicinò leggera a Flint. Lui la guardò negli occhi ma negli occhi vide le creste bianche delle onde. La terra cominciò ad ondeggiare,i bambini a piangere. “Capitano,capitano Flint!” disse Rob. Il capitano aprì gli occhi sul fondo della scialuppa. Il mare era ancora grosso ma il peggio era passato. Cercò di alzarsi e si accorse che non poteva: la gamba sinistra era spezzata. Rob gli disse di stare fermo. Il mare non ce l’aveva fatta ad ucciderlo o forse era Flint che non era riuscito a morire. Il mare scorreva ancora nelle sue vene. Lentamente Flint si riprese ma la gamba era tutta blu, dal ginocchio in giù. Rob era riuscito a prendere le cose più preziose: la bussola,il coltello,del pane,una botte d’acqua ed una di ruhm. Aveva issato una vela sul piccolo albero della scialuppa ed ora filavano a tre nodi verso sud. Flint guardò Rob e disse: ” Quanto tempo ho dormito?” “Tre giorni ,Capitano”. “Abbiamo sempre navigato verso Sud?” ” Sì Capitano ” . “Bene” disse Flint, poi si sedette e prese il ruhm. Bevve un lungo sorso e poi disse a Rob, che era un semplice mozzo che non aveva ancora compiuto 17 anni: ” adesso taglia”. La scialuppa dondolava e scivolava silenziosa come un ricordo. Ogni tanto si alzava spinta dal respiro del mare per poi scendere nel cavo dell’onda. I pensieri di Flint restavano imprigionati nel suo cupo sguardo. Il ragazzo cercava di sorridere al triste capolino del suo breve viaggio. I giorni passavano ed il sale seccava le loro memorie. Dai calcoli di Flint avevano passato l’equatore ed ora vagavano in cerca di qualunque cosa potesse interrompere la monotonia dell’orizzonte. Qualcosa stava per succedere,Flint lo avvertiva. Nelle notti stellate si sentiva il soffio del leviatano che in silenzio osservava l’umana natura. Flint non voleva dormire. Il sogno era sempre in agguato. Mary,i bambini,le rondini e le cicale….. Tutte le notti lo stesso sogno. Quella mattina d’estate ,le cicale che smettono improvvisamente di far rumore… La gamba migliorava e la febbre era scesa. Flint era una forza della natura. Come una quercia dopo un incendio, Flint osservava il ramo mancante. Dopotutto gli era andata bene: ne aveva ancora tre. Il silenzio era spesso nelle calde giornate e di notte,mentre gli incubi assediavano il capitano,Rob cercava di non piangere. Un’altra luna era apparsa guardandoli dall’alto. Un insignificante puntino nell’immenso blu. Mary sorrideva e si avvicinava a Flint. I bambini piangevano e la sua mano brandiva la sciabola. Dalle labbra di Mary scendeva un rosso rivolo di sangue………………………quando ad un tratto Rob urlò: “Terra,terra!!!”

Il primo passo

Nel 1969, Neil Armstrong posò il suo piede sulla luna. Il primo passo verso l’infinito era stato compiuto. L’umanità nello spazio. La Luna e da lì chissà quali altre conquiste. Così, mentre in Vietnam la guerra si intensificava, gli occhi delle madri dei soldati impegnati, volgevano al cielo. Lo spazio: il regno dei cieli. La speranza dei popoli fu di trovare pace nello spazio. Niente bombe e sangue, niente kaos. Gli anelli si Saturno a portata di razzo. Ecco il perché dei missili e della guerra: trovare la pace altrove.Un padre finalmente ritrovato in quei cieli lontani ci dirà forse che fare.

Difatti ce lo disse: smettete di combattere,da quassù sembrate un branco di idioti! A nulla servì la frase di Gagarin: ” non si vedono confini”. Gli uomini, imperterriti continuarono a cercare di difendere un presunto dio, ammazzandosi a vicenda ma dio,dal canto suo continuava a guardarci senza muovere un dito, tanto, pensò, si autodistruggeranno presto. Ma veniamo a noi e ai nostri cari e amati rifiuti: è di ieri la notizia che in consiglio dei ministri è stata approvata la legge “salvamare”. Già il nome è tutto un programma ma ormai ci siamo abituati: spazzacorrotti,sbloccacantieri,salvaitalia,vivalafiga ecc ecc. Chi non è d’accordo? Il problema,forse, è che questo primo passo verso un mare pulito,lascerà per l’appunto il mare bello pulito, e cioè senza più nulla dentro. Perché ripulire i fondali con la pesca a strascico,dando loro anche una certificazione di qualità, corrisponde alla completa devastazione dei fondali. Certo ora pesci e coralli saranno contenti: finalmente sapranno perché vengono sterminati: per salvare il mare. Troveranno pace eterna spappolati nel fondo della rete e nutriranno chissà, polli, mucche o salmoni che torneranno al mare in forma di azoto a completare la famosa “economia circolare ” tanto declamata e noi potremo avere infine un bel mare pulito.

Che poi in fondo va bene così, perché cambiare abitudini,camminare,pedalare,non pescare,usare i piatti e poi LAVARLI!!! Che fatica. Non si può pretendere cha da un giorno all’altro, le persone anzi che dico: il POPOLO, si faccia carico di tale impegno: salvare il mare. Lo faranno i pescatori professionisti,che come ben tutti sanno, da sempre vogliono bene e difendono il mare. Le balene devono ringraziare i pescatori che compiono su di loro esperienze scientifiche per meglio difenderle. Il tonno adesso è protetto così come il pescietto spada, già perché ora sono minuscoli ma tutti belli imballati nella loro pratica e sterile custodia in polietilpropilstirene. E poi,chi meglio dei pescatori conosce i fondali e le zone di riproduzione e riposo degli organismi viventi? Speriamo che il Ministro Costa usi, oltre che i nostri cari amici pescatori,anche i nostri cari colleghi difensori della fauna: i cacciatori, e faccia il “salvaforeste”. Magari spiandando le foreste con i bulldozer al fine di rimuovere sacchetti e lattine,mentre i cacciatori potranno sparare il loro piombo sulla fauna selvatica e avere anche il plauso del Ministero dell’ambiente.

L’Europa dal canto suo, compie un’altro primo passo: la direttiva antiplastica. Mentre le mani degli ambientalisti e dei giornalisti si spellano in applausi,la povera capodoglia incinta muore scatenando una raffica di reazioni a catena che sfociano in un mare di orgoglio ambientale: “ora basta plastica!”, “bisogna far qualcosa” ecc ecc ma poi, si alza la vocina inesorabile del menefreghismo cosmico,sostenuta da una brezza di ritrovato sano europeismo:” l’Europa dice stop alle plastiche monouso!”; “Dal 2021 finita la plastica monouso” e ancora: ” Conte: la guerra alla plastica è cominciata” quindi, di che preoccuparsi? Va tutto bene raga,ghe pensi mì. Adesso è tutto risolto: possiamo continuare come prima, abbiamo cambiato rotta, preso coscienza e stiamo facendo TUTTO il possibile,anzi di più. Pesci e capodoglie incinte: state sereni. L’Europa ha approvato una direttiva nella quale c’è scritto,nero su bianco che, SE gli stati membri dell’unione europea,recepiranno l’integralità del testo approvato e SE le leggi dello stato membro non fossero discriminatorie, ( tipo: perchè noi dovremmo ridurre e invece loro no?) allora nel 2021 partirà il tentativo di una diminuzione di alcuni prodotti plastici. Addirittura del 25% entro il 2030!!! Inoltre,udite udite, entro il 2035 ben il 90% delle bottiglie in plastica dovranno essere fatte con materiale riciclato. Come dire, la plastica non finirà MAI, mettetevi l’anima in pace. Pesci e balene,uccelli marini,coralli,non vi preoccupate perché nel 2030 voi non ci sarete più. D’altronde stiamo muovendo i primi passi nel vuoto spazio dell’ambientalismo……

Abitudini

Marco vive in città. La mattina va al bar ma prima di entrare, si accende la sua bella sigaretta. Mentre fuma pensa alla sua giornata: già, ha fretta, è uscito cinque minuti in ritardo quindi getta la sigaretta per terra,la calpesta ed entra nel bar. Saluta Stefano che come sempre sorride e gli dice che la Juve ieri ha avuto i soliti regali. Marco si siede,sfoglia i giornali che sono a disposizione sui tavoli .Mentre beve il suo primo caffè legge la notizia di un capodoglio spiaggiato,una femmina,incinta. Lo stomaco pieno di plastica. Cambia pagina e passa allo sport. Poi si alza paga ed esce. Deve fare un chilometro e ovviamente prende l’auto che ha parcheggiato sulle strisce,era giusto un caffè…..Parte veloce,ha fretta,la signora che sopraggiungeva suona il clacson e lui impreca ” cazzo vuole sta stronza….” e poi s’infila nel traffico. Mentre guida pensa alla partita e alla collega caruccia. Accende un’altra sigaretta. Ed eccolo arrivato, eccheccazzo! Mai un parcheggio! Fa un giro,getta la sigaretta, poi mette la macchina sul marciapiede:ha fretta. Intanto in ufficio ,Marta, quella caruccia,

sta chiacchierando con le amiche,davanti alla macchinetta del caffè. Mette la moneta ed il bicchiere in plastica scende. Qui non si può fumare perciò scendono giù per andare fuori a fumarsi una sigaretta, dopo tutto,un caffè senza sigaretta che caffè è? Ed ecco arrivare Marco: ” Oh ciao Marta, ciao Bea,ciao Luisa….” , ” avete letto di quel capodoglio spiaggiato?” dice Marta. ” Già che peccato,pare fosse una femmina,incinta per di più…” risponde Bea. ” Finché non la finiremo con la plastica…” continua Luisa.” “È un mondo di merda dove le lobby contano più delle persone” interviene Marco. ” sì ma qui non si tratta di persone ma della natura,la stiamo distruggendo” continua Marta, “se non si fa qualcosa al più presto,ci toccherà mangiare plastica”. ” adesso è tardi dai, andiamo su” dice Marco, buttando a terra la sua terza sigaretta……

Giovedì eravamo a Li Triceddi,Liscia Ruja e Petra Ruja. Sei classi delle medie. Abbiadori e Arzachena. Abbiamo raccolto circa 200 kg di plastica,ferro,polistirolo,sigarette,tappi. Bene no? Si,ma a che serve se la gente non collega quello che fa al degrado? Facciamo belle foto,tutti insieme in una bella giornata di sole sulla spiaggia. Una spiaggia strapulita….. Figuriamoci le altre. Questa è la Costa Smeralda. Ma anche qui c’è plastica. Arriva dal mare e da terra. Ma in mare non è prodotta. Queste giornate ecologiche possono servire a cambiare le leggi ma intanto le leggi non cambiano. E soprattutto non cambiano le cattive abitudini. Questa povera mamma aveva un feto di 2,5 mt e lo stomaco pieno di plastica. Doveva nutrire il suo piccolo. Ma non è colpa di nessuno o di tutti che è uguale. È colpa della plastica. E intanto andiamo alla sagra e prendiamo da mangiare nel piatto di plastica monouso. E da bere nel bicchiere di plastica. E la cicca la mettiamo nel bicchiere e il bicchiere nel cestino con anche i resti del pranzo: ” e che palle,devo dividere tutto! ”

Siamo stati in comune ad Arzachena a chiedere al comune di vietare i coriandoli e la plastica monouso a tutte le sagre,le feste,i raduni. Hanno detto: ” vediamo, ma sai,le abitudini….”. Già maledette abitudini. Forse non è colpa di chi butta le cicche per terra. Non è colpa di chi mangia e beve nella plastica monouso. Non è colpa di chi parcheggiando sul marciapiede ti impedisce di camminare. Di chi butta nel wc l’olio usato,di chi appende ad un ramo i resti del picnic. Non è colpa di chi,insultando l’Europa sul divieto di fare debito, non vara leggi nazionali antiplastica. E non è colpa della regione Sardegna,che da sempre critica l’Italia per la mancata sensibilità della continuità territoriale, che non vara nessuna legge regionale antiplastica. Vogliamo forse dare la colpa ai comuni, che criticano la regione per averli abbandonati,che non scrivono ordinanze antiplastica? No di certo. Non è colpa di nessuno,sono soltanto abitudini.

La direttiva europea parla di riduzione,sostituzione,promozione di,progressivo cambiamento….entro il 2021 ma intanto le balene muoiono. Il Mediterraneo la nostra vera casa sta morendo. Quello stesso mare solcato da Ulisse. Penso che non sia necessario aspettare il 2021 per parlare di plastica. Quella europea è soltanto una direttiva, passeranno molti anni prima che vengano varati i decreti attuativi. Perché aspettare? Cosa aspettiamo? Lo sappiamo: il mare sta morendo. Questo non è un tema ideologico. Dovremmo essere tutti d’accordo. L’Europa non ci salverà. Dobbiamo chiedere al governo una legge nazionale e se non ci ascolta,dobbiamo andare in regione Sardegna. E dai nostri sindaci a protestare e a chiedere che vengano vietate le plastiche monouso. Dobbiamo cambiare abitudini. Per farlo ci servono leggi e ordinanze. Chiediamole!

La sorpresa nell’uovo di Pasqua

Pasqua,non a caso coincide con la primavera periodo nel quale la natura rinasce. Le piante fioriscono, gli uccelli migratori ritornano in stormi graffiando il cielo con le loro splendide ali. Pasqua evoca in tutti la rinascita, la resurrezione. Ma pasqua per noi ambientalisti ha anche un sinistro significato,specialmente su un’isola come La Sardegna. Una storia triste di terre lontane. Tanto tempo fa, in un remoto angolo dell’oceano Pacifico. Grandi Moai furono eretti in onore del dio sole, tagliando gli alberi gli abitanti dell’isola morirono di fame. Questo fu il destino di chi venerava forse il dio sbagliato. Oppure forse il dio semplicemente ignorò questo popolo perché troppo occupato altrove. Fatto sta che l’isola si trasformò in un deserto.

La storia di oggi però non accadde tanto tempo fa nè tantomeno lontano. La storia accadde nei dintorni di olbia e in realtà sta ancora accadendo. Dopo due mesi di assenza dal territorio ho fatto i miei soliti giri di monitoraggio, per vedere come si evolve la situazione sul fronte dei rifiuti. Sono stato al lido del sole a pochi chilometri da Olbia e poi a Cala Saccaia. Entrando al lido del sole sono rimasto scioccato nel constatare che avevano tagliato tutti gli alberi. Pini marittimi enormi ed eucalipti per lo più. Chiedendo in giro ho scoperto che l’area è di proprietà di un consorzio e che hanno agito nel loro pieno diritto. Ma perché tagliare queste meravigliose piante? La ragione è la stessa dell’isola di Pasqua: venerare un dio. La spiegazione che mi è stata data dai proprietari delle villette è molto più banale: dobbiamo asfaltare, le piante disturbano. Ma la ragione di fondo è contabile, dio denaro reclama profitto.

Così per fare pulizia, gli abitanti del lido del sole hanno affidato il compito di tagliare le piante ad una ditta specializzata che in cambio del legno,che verrà pagato un tanto al chilo e trasformato in pellet, ha effettuato con zelo il lavoro. Il risultato è un pugno in faccia. Niente più ombra ne canto di uccelli. Niente più nidi e riparo dalla pioggia. Niente piu foglie per terra però. Ora potranno asfaltare. E si vede persino il mare, adesso. Ma quanto potrà durare questo tagliare? Quanti Moai ancora dovremo portare al dio denaro prima che egli ci presenti il conto? Adesso qualcuno dirà che è colpa dell’uomo che non sa rispettare la natura. La verità è che l’uomo non rispetta se stesso: quegli alberi li aveva piantati un uomo. Facevano ombra e nascondevano il cemento delle case rendendole molto più graziose. Tra l’altro ora dovranno ripiantarle e costerà un bel po’. Ma non sarà lo stesso. Quelle piante hanno visto La Sardegna nel suo pieno splendore e ne facevano parte. Erano li da decenni. Ora sono un mucchio di legna da ardere.

La sorpresa nell’uovo di Pasqua rischia di essere un conto salato da pagare. I giovani pagheranno il prezzo più alto. Continuiamo a buttare rifiuti e a togliere esseri viventi. I soldi non si possono mangiare e con i soldi non si può comprare tutto. Nello stesso luogo oggi ho visto sdraiata insieme agli alberi la nostra natura. E ho visto i soliti mucchi di rifiuti che non sembrano interessare nessuno perché non si possono trasformare in denaro contante. Gruppi di individui facevano pic nic all’ombra degli alberi, toh, gli alberi. Lasciando dietro di loro gli immancabili rifiuti plastici. Bicchieri di plastica, posate, lavatrici, cucine a gas, carbonella e mozziconi. Offendere la natura è offendere se stessi. Dio non centra nulla.

Tornando a casa scopriremo un giorno la sorpresa nell’uovo: un mondo senza vita. Forse tra qualche millennio diranno di noi che fummo il popolo che idolava il dio denaro in nome del quale avevamo sarcificato ogni cosa: civiltà,estetica e amore. Sui libri di scuola i bambini impareranno da noi cosa non fare,magra e unica consolazione.

Plastic lab

L’anno scorso, vedendo lo schifo che saltava fuori dai ginepri di cala di Villamarina a Santo Stefano e vedendo Evaluna giocare mi è venuta un’idea. Quest’idea come tutte le idee che sembrano poter avere un futuro si è sviluppata nella mia testa e,una volta sgrovigliata e radunata in argomenti più o meno sensati,l’ho proposta a diversi soggetti. Dopo qualche mese,ecco che ricevo una telefonata: Laura Pintore del WWF Young, mi dice che il WWF è interessato,che ai vertici hanno trovato l’idea fantastica e che sarà presentata,in un loro progetto, per partecipare al bando che allego qui sotto. Dopo neanche due mesi mi comunicano che abbiamo vinto la gara,arrivando secondi su 48, mica male!

allegato b_mediterraneo plastic free a partire dalle scuole sintesi

Ovviamente il progetto finale è diverso dalla mia idea iniziale. Anche Luca Bittau dell’associazione SeaMe ha partecipato alla sua realizzazione. Sono comunque fiero di aver partecipato e spero che tutti questi progetti alla fine aiutino a cambiare tendenza. Nel mio progetto, cala di Villamarina era il luogo ideale. Purtroppo dall’ente parco e dal Comune di La Maddalena non è arrivata alcuna risposta. Abbiamo deciso quindi di trovare un altro luogo e a tal proposito abbiamo individuato un’area simile nella zona della foce del fiume Liscia dove il mio amico Lorenzo Rivella svolge attività ambientaliste con la sua associazione: ” Gli amici di peppe”.

Ecco comunque il progetto iniziale,con tutte le spiegazioni, buona lettura!

Plastic lab S.Stefano

Premessa

L’Isola di S.Stefano nell’arcipelago della Maddalena e più precisamente cala di Villamarina, di fronte alla famosa roccia dell’orso, è il luogo ideale per creare un laboratorio di sperimentazione di bonifica ambientale. In questo luogo la famiglia Serra per decenni ha sfruttato le cave di granito costruendo, a tal fine un molo. La cala è protetta da tutti i quadranti ed è di facile accesso. Essendo un’isola sfruttata per decenni da un’attività di tipo industriale, S.Stefano è stata abbandonata a se stessa. Sul fondo della baia giacciono copertoni, materiali ferrosi e persino una vecchia Fiat cinquecento. Le spiaggette sono di un’estrema bellezza ma ricolme di marine litter che, abbandonato per decenni si è frantumato e ne colora la sabbia. Tutta l’isola d’altra parte è soggetta a stress ambientale causato, da una parte dall’attività turistica estiva ( presente tra l’altro, sull’isola un villaggio Valtour), dall’altra dalla presenza di presidi militari. Dell’antica lavorazione del granito restano dei locali che potrebbero essere riciclati per allestire mostre e magari creare un gift shop con i prodotti delle isole. C’è tutto un pezzo di storia italiana da valorizzare testimoniata, ad esempio dalla statua in granito di Galeazzo Ciano che giace sulla collina. Collina dalla quale si gode di un fantastico panorama tra ginepri,mirto,elicriso e lentischio. Nella cala non mancano le sorprese come una vera e propria piscina naturale, circolare, perfetta per far nuotare bambini e ragazzi dopo una lezione di storia o dopo aver lavorato sodo sul fronte del marine litter. Insomma cala di Villamarina a S.Stefano ha un grande potenziale didattico: facile da raggiungere, incantevole e bisognoso di attenzione ambientale.

Il futuro appartiene ai giovani

Cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti e cosa abbiamo intenzione di fare noi adulti per loro? Guardando Evaluna giocare a raccogliere le perline di plastica sulla spiaggia delle piscine di cala di Villamarina a S.Stefano viene da riflettere: Evaluna gioca e sorride. Certo per lei un gioco è soltanto un gioco, anche pulire una spiaggia dai rifiuti plastici arrivati da chissà dove, il cosiddetto “marine litter”! Lei non sa che cosa sia il marine litter nè perchè sia finito lì ma noi sì. Il nostro modello produttivo sta distruggendo il suo futuro ma lei sorride e raccoglie. E allora perché non sfruttare quest’energia positiva,guidandola e spronandola ad andare avanti, affinché i giovani possano crederci davvero in un futuro di spiagge pulite? Plasti free significa, da una parte attirare l’attenzione sulle conseguenze dell’attuale sistema di packaging per trovare soluzioni alternative che rispettino l’ambiente, dall’altra azzerarne o quantomeno ridurre al massimo l’impatto che esso ha una volta arrivato nei vari ecosistemi. Toccando con mano le placche di catrame accumulatosi sulle rocce e setacciando la sabbia meravigliosa ed unica delle isole dell’arcipelago della Maddalena, i ragazzi hanno la possibilità di sperimentare: entità dei danni; costi per rimettere le cose in ordine,lavorando personalmente alla bonifica; ed infine,la cosa più importante: l’assunzione della responsabilità. Adottando non soltanto una spiaggia ma un comportamento positivo, si possono cambiare le cose davvero.

Sail to clean ovvero il concetto Velapuliamo.

La vela offre molti vantaggi a chi vuole praticare un’attività a contatto con la natura. Il vento è un‘ inesauribile fonte d’energia pulita e la barca a vela è il luogo ideale dove costruire un team. Nel silenzio del non-motore i ragazzi scoprono le meraviglie del mare ed imparano a lavorare insieme. La vela riunisce un incredibile quantità di messaggi positivi ed è praticabile a qualsiasi età. Praticolarmente adatto allo scopo didattico/ricreativo è navigare nell’arcipelago della Maddalena poiché esso è sempre praticabile,ventoso e frequentato da molti mammiferi marini. Ma non è tutto: la “gita” ha anche uno scopo: la pulizia delle spiagge.

Velapuliamo significa andare in barca a vela con lo scopo di pulire le coste e le isole. L’idea mi è venuta l’anno scorso quando con un gruppetto di amici, cinque barche ed un gommone, siamo andati in spedizione alle isole dell’arcipelago della Maddalena con lo scopo appunto di togliere i rifiuti dalle coste. In due giornate, che senza calcolare il tragitto sono state in realtà, in tutto otto ore di lavoro, in cinquanta persone, divisi in squadre, abbiamo raccolto oltre due tonnellate di rifiuti. Ho contato duecentotrenta sacchi. Nei rifiuti principalmente plastica,copertoni,vetroresina,catrame,tubi. Abbiamo raccolto soltanto le cose grandi perché quelle sbriciolate erano impossibili da togliere con le mani. I rifiuti presenti erano principalmente rifiuti plastici provenienti dal mare, il cosiddetto marine litter. La ragione principale per la quale i rifiuti non vengono raccolti è che la competenza della pulizia delle isole non spetta all’ente parco ma al comune di La Maddalena che non ha molte risorse. I rifiuti da noi raccolti comunque erano li da molto tempo, diversi anni direi.Oltre che ambientalista sono anche uno skipper che da molti anni girovaga per il mondo. Se devo pensare al futuro voglio guardare alla gioia con la quale, questi giovani ragazzi, si infilavano sotto i pungenti ginepri per prendere persino i mozziconi. Dobbiamo puntate su di loro. Noi adulti abbiamo quasi distrutto il paradiso che ci era stato lasciato. Ora è tempo di riparare. Dando spazio alle idee e sostenendo le iniziative. Uniti possiamo farcela.

Definizione del progetto.

A Cala di Villamarina si può arrivare partendo da Cannigione (5 nm), da La Maddalena (2,5nm) oppure dalla vicinissima Palau che dista appena un miglio.

Una volta raggiunta l’isola, le opzioni di sbarco sono due: o ci si avvicina al molo, dove però possono prendere posto soltanto due imbarcazioni,oppure si da fondo all’ancora e si sbarca con il gommone di servizio, il cosiddetto “tender”. Da Palau parte,in estate regolarmente una chiatta che approvvigiona il villaggio Valtour quindi è possibile appoggiarsi al proprietario della chiatta e sbarcare fino a una cinquantina di persone. Il mio parere è di creare a Cala di Villamarina un laboratorio di sperimentazione ambientale, dividendo gli interventi che vanno eseguiti a piccoli gruppi. Una volta raggiunti alcuni obbiettivi sarà poi possibile organizzare visite guidate per le scolaresche che avranno come scopo principale la sensibilizzazione alle tematiche ambientali ma che potranno anche dare,attraverso l’opera di ciascuno dei partecipanti,un contributo al progetto.

Obbiettivo principale:

Il principale obbiettivo del plasti lab S.Stefano è quello di adottare una baia creando un modello che si possa poi esportare. Liberando dagli agenti inquinanti,in particolare la plastica ma non solo,un’intera baia,vogliamo dimostrare come sia possibile,con la buona volontà, restituire l’originale bellezza della natura e favorirne la biodiversità.

Obbiettivi secondari:

Sensibilizzazione delle comunità presenti sul territorio nella gestione dei rifiuti.

Raccolta di dati scentifici e divulgazione degli stessi.

Creazione di progetti didattici mirati alla conservazione ambientale,alla storia del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Sviluppo di attività sostenibili di gruppo all’aria aperta.

Sviluppo delle tecniche di bonifica ambientale.

Azioni:

Per prima cosa è necessario individuare le varie tipologie e quantità di rifiuti da rimuovere per decidere le varie tecniche da adottare. Sono presenti sui fondali della cala grandi quantità di materiali ferrosi che giacciono tra i 14 ed i 6 metri di profondità. Ad essi ci dedicheremo in ultimo poiché il loro smaltimento necessita di un accordo preliminare con le autorità marittime e con le aziende municipalizzate per lo smaltimento. Inoltre essi,per il momento non costituiscono il problema principale anche se, nell’ottica di creare un laboratorio di sperimentazione ambientale,essi possono e devono costituire materia di studio. In ogni caso,prima di cominciare a rimuovere i rifiuti,siano essi piccoli o grandi,fatta eccezione per i rifiuti pericolosi o tossici che andranno immediatamente segnalati alle autorità competenti affinché possano prendere le misure necessarie, bisogna porsi delle domande e fare alcune considerazioni:

Nel rimuovere i rifiuti quali danni all’ecosistema possono essere causati?

Quali e quanti animali e vegetali vivono dentro,sopra,sotto e intorno a tali rifiuti?

Da queste due semplici domande ne risulta che il primo vero lavoro da eseguire è una mappatura del luogo con l’ausilio di biologi. Bisogna inoltre fare un censimento delle specie presenti che sarà fondamentale per capire se gli interventi a venire avranno avuto un effetto. Bisognerà poi dividere la zona in ecosistemi e lasciare almeno un’area così com’è. Ciò darà la possibilità agli studiosi di capire come si evolve un ambiente degradato di fianco ad uno intatto e sarà di grande impatto visivo per le scolaresche che visiteranno il sito.

Fatto ciò si potrà procedere con la vera e propria bonifica che partirà dalle cose grosse e semplici da rimuovere come sacchi di plastica e bottiglie per poi andare via via sempre più a fondo e nel piccolo per arrivare a setacciare finanche la sabbia. Dei club di diving potranno essere coinvolti.

Il materiale raccolto andrà diviso,pesato e numerato. Ad ogni azione seguirà un resoconto dettagliato relativo alla tecnica impiegata e al materiale raccolto.

Con alcuni dei materiali sarà possibile proseguire nella valorizzazione del lavoro di bonifica creando delle vere e proprie opere d’arte. Mosaici e statue sono state create altrove. Con le plastiche erose dal mare e dal sole si possono costruire dei gadget che potranno essere donati o venduti.

Da non sottovalutare poi il potenziale della cala: esistono diverse costruzioni che potranno essere riqualificate. Il plastic lab potrebbe avere una sede nella quale installare un compattatore manuale. Una sala potrebbe essere adibita a museo del marine litter.

Problematiche da affrontare

Abbiamo visto quali aspetti positivi il plastic lab S.Stefano possa promuovere ma nell’avviamento del progetto bisogna considerare anche gli aspetti negativi e le varie resistenze alle quali va incontro,inevitabilmente direi,qualsiasi progetto che non abbia un risvolto prettamente economico con relative ricadute sulla popolazione locale. Come sempre accade, qualora si proponga di migliorare una situazione di degrado, coloro i quali potrebbero esserne ritenuti responsabili, si oppongono adducendo i più svariati motivi, taluni dei quali, anche se completamente assurdi, potrebbero far presa sul pubblico senso comune. Cito, non a caso questo semplice evento, a me successo, proprio a cala di Villamarina:

Dopo aver eseguito la pulizia delle varie spiagge, togliendo oltre cento sacchi di immondizia che abbiamo disposto in modo da poter essere portata via,siamo stato accusati di aver infangato l’immagine delle isole. Ora, premesso che ad infangare l’immagine delle isole sono i rifiuti e non la nostra associazione che li toglie, bisogna aggiungere però che il parco è sottoposto ad enorme stress ed ogni cosa che vi succede fa notizia. È a mio avviso necessario trovare un accordo che permetta di sviluppare il Plastci lab senza scontrarsi con l’amministrazione della Maddalena che detiene la responsabilità in termini di raccolta e smaltimento dei rifiuti. È inoltre necessario coinvolgere positivamente la guardia costiera,la forestale e ovviamente l’ente parco. L’amministrazione di La Maddalena soffre di problemi cronici nel trattamento dei rifiuti. Certo il plastic lab potrebbe dare un aiuto concreto in quanto non impegnativo in termini di quantità di rifiuti da smaltire ma significativo rispetto all’immagine, ma è necessario non creare ulteriori problemi ad un amministrazione già in difficoltà sul fronte dei rifiuti solidi urbani. La discarica di La Maddalena è stata sotto sequestro e l’anno scorso alcuni camion della raccolta rifiuti son andati a fuoco. Per diversi mesi i dipendenti della municipalizzata non sono stati retribuiti e dal 2018 il comune ha ripreso in mano la situazione avviando un progetto comunale di raccolta ma con grande difficoltà.

In poche parole le resistenze sono dovute alla mala gestione del problema rifiuti e all‘ inevitabile accumulo negli anni che è stato ed è tutt’ora sottostimato. In aggiunta va detto che, malgrado la coscienza ecologica dei Maddalenini e dei sardi tutti sia in progresso, siamo comunque in una realtà molto difficile per quel che riguarda il rispetto della natura e più in generale delle regole.

Per poter sviluppare il plastic lab è necessario:

A) coinvolgere i principali attori e cioè Forestali,Comune di La Maddalena,CP.

B) dare ampia visibilità all’evento creando se possibile enfasi

C) ridurre al minimo costi

D) ridurre al minimo l’impatto visivo dei rifiuti

Per esperienza diretta posso tranquillamente affermare che i rifiuti non li vuole vedere nessuno. Non è un trofeo da esibire ( mi è stato espressamente detto di non farlo).

Dobbiamo cercare di veicolare un messaggio POSITIVO altrimenti gli attriti ci impediranno di procedere.

Rifiuti speciali……rifiuti umani!

Indifferenza ipocrita

Nell’affrontare il problema dei rifiuti mi imbatto spesso nelle considerazioni delle persone che incontro,durante le campagne di raccolta. Malgrado la stragrande maggioranza delle persone che ci vedono raccogliere rifiuti sulle spiagge,nei bordi delle strade,nei ruscelli,semplicemente ci ignori,c’è anche qualcuno che si ferma a parlare. Queste persone parlano e non prendono quasi mai i guanti che metto a disposizione di chiunque abbia voglia di dare una mano. Parlano mentre noi ci sporchiamo le mani,noi che non siamo nati in questo luogo. Danno la colpa al comune,agli zingari,ai rom agli immigrati. Danno colpe e se ne vanno senza far altro che criticare. Intanto noi raccogliamo,insacchiamo,sudiamo e ammassiamo montagne di rifiuti che restano lì a dimostrazione della loro esistenza. Anche oggi,vestito da ginnastica con appresso il mio fido Bobby non ho potuto fare a meno di notare le mamme che con i bambini facevano il picnic in una bella giornata di sole. Mentre io raccoglievo fischiettando la plastica delle merendine,dei flaconi di detergente,i tappi degli ombrelloni che il vento forte da Nord-est ha portato sulla spiaggia di Cannigione,le mamme sbirciavano pensando chissà cosa. Nessuno mi ha aiutato. Ho raccolto due sacchi di plastica,sacchi compresi trovati sulla spiaggia e in mezz’ora ho pulito tutta la spiaggia,almeno dal grosso e me ne sono andato.

Un problema complesso

Certo l’ideale sarebbe non farceli arrivare sulla spiaggia,i rifiuti. Ancora meglio sarebbe non produrli proprio,i rifiuti. Ma è fattibile? I motivi che portano quei rifiuti sulla spiaggia sono molteplici e tutti di difficile se non impossibile risoluzione,almeno nel breve e medio termine. Una parte dei rifiuti abbandonati in Sardegna proviene dalle abitazioni occupate senza regolare contratto d’affitto. Gli affitti in nero in Italia ci sono da sempre ma la lotta all’evasione non porta voti. Questo problema potrebbe essere risolto non dando gli allacciamenti a chi non ha un contratto ma ci vogliono i controlli perché il proprietario potrebbe dire che paga lui. Insomma un casino. Altri rifiuti provengono dal mare. Che non vuol dire nulla se non che i rifiuti provenienti dal mare vanno trattati come rifiuti speciali e non possono quindi essere riciclati. Resta inoltre la domanda su come fare a non farceli arrivare in mare. Ma da dove ci sono entrati nel mare e perché? Nessuno lo sa e nessuno cerca di saperlo. Che poi anche se scoprissimo da dove sono partiti,mettiamo ad esempio,dalla Libia,nulla potremmo per obbligare la Libia a non farceli andare in mare,i rifiuti si intende. Poi viene la non produzione. Nessuno ( a parte tutti ma in senso generale )ha interesse nella non produzione di materiali inquinanti perché sono posti di lavoro,soldi,mercato. Inoltre l’industria petrolifera deve differenziare la produzione di derivati se vuole tenere il passo con le rinnovabili. La plastica poi è ormai ovunque: no way! Impedire la produzione di materiali inquinanti sembra una via più che ardua.

Le tre erre

Riciclo,riuso,riduzione.Belle parole ma non corrispondenti a realtà. Riciclo: solo il 15% della plastica prodotta viene riciclata e anche se questa percentuale è in aumento,con l’aumentare più che quadruplo della quantità di plastica prodotta,saremo ben presto sommersi. Perché non si ricicla di più? Semplice: non conviene. Costa infatti mediamente molto di più riciclare una bottiglia di plastica che produrne una nuova. Riuso: quanti di voi vanno al supermercato con un contenitore per il cibo e chiedono alla commessa: ” prego,il salame lo metta qui.”? Come si pensa di riutilizzare la carta cerata nella quale è avvolta la ricotta? Le barchette per la carne? Non so se avete notato che panettieri,salumieri,macellai non esistono più. E le confezioni delle medicine? Le scarpe rotte, i rivestimenti plastici consumati,la pellicola trasparente e potrei andare avanti all’infinito. Solo una minima parte della plastica può essere riutilizzata. Riduzione: questa è sicuramente la strada più percorribile. Si può entro una certa misura pensare ad un programma di progressiva riduzione dei rifiuti ma ciò non impedirà la morte delle balene,la distruzione di habitat e l’enorme perdita di biodiversità alla quale stiamo assistendo,complice il global warming che è inscindibile dal sistema produttivo.

Fatti

I fatti sono inconfutabili: i rifiuti arrivano e arriveranno sempre di più. Il mare salirà ancora sulle strade,nelle case e ucciderà. Moriranno animali e persone a migliaia ma continuiamo a dare colpe invece di prendere misure di contrasto: i rifiuti arrivano? Dobbiamo toglierli e trasformarli a spese nostre perchè non farlo ci costerà molto di più. L’acqua sale? Dobbiamo retrocedere e costruire ponti e canali e casa dove vivere in un nuovo mondo,più caldo. Il vento soffia più forte? Dobbiamo proteggerci e costruire dei ripari. Intanto che affrontiamo la tempesta dobbiamo pensare a come uscirne e cercare tra di noi chi ha le migliori idee su come fare a cambiar rotta,di sicuro nè il vento nè tantomeno le onde possono essere fermate da un muro.

Rifiuti umani

Se alla parola rifiuti sostituite quella di immigrati,rifugiati,clandestini,esseri umani,il discorso rimane lo stesso: le ragioni che li portano davanti ai nostri occhi sono altrettanto difficili da affrontare se non persino le stesse. Il global warming sarà secondo gli esperti uno dei fattori determinanti nelle migrazioni di massa dei prossimi anni. Lo sfruttamento delle risorse minerarie che servono alla produzione della plastica,impoverendo i paesi di produzione e fomentando guerre,sono un altro fat tore di migrazione. I poveri arriveranno e dovremo occuparcene,meglio cominciare subito. Mentre in una natura, con il proliferare dei rifiuti si perde la biodiversità,nell’altra,quella umana,con la morte dei migranti si perde l’umanità e credo che nessuna delle due cose ci lascerà scampo. Raccogliendo due sacchi di rifiuti oggi non ho cambiato il mondo ma se tutti lo facessimo avremmo soltanto il problema di dove mettere i rifiuti raccolti e di cosa farne. Lo stesso vale per la SeaWatch: da sola non salverà l’umanità,bisogna aiutarla. Cosa fare con questa gente è un problema meno grave di cosa fare con i loro cadaveri. La natura, compresa quella umana va difesa dalle speculazioni facili e ipocrite. La biodiversità comprende tutti gli esseri viventi ed è meravigliosa nella sua molteplicità. La natura umana non può permettersi di perdere l’umanità.

Una scusa per amare

Amare sembra una cosa facile,ovvia. Ad esempio amare i nostri figli. Eppure non è così scontato. Tanto per cominciare bisogna intendersi sul significato di amare che non sempre appare come amore. Quando ad esempio diamo una sculacciata alla nostra nipote perché ha fatto la monella o quando sgridiamo i nostri vecchi perché hanno perso la ragione. Io credo che amare significhi o”ccuparsi di qualcosa o di qualcuno con impegno”. Quindi seguendo questa logica anche l’odio è una forma d’amore ,ovviamente deviata. Ne risulta anche che chi non si occupa di nulla con impegno non ami nulla. Io sono stato fortunato perché da piccolo ho avuto dei grandi maestri: mia nonna,mia madre e mio padre. Mia nonna mi ha insegnato l’amore per la natura che, non mi stancherò mai di dirlo è una sola e comprende la terra,il cielo,il mare e tutti gli esseri viventi dell’universo. Mia madre e mio padre mi hanno insegnato l’amore per il lavoro e per le cose nuove. Ritengo la curiosità una forma d’amore. Quando vado nel bosco in cerca di funghi o quando mi immergo a caccia di un branzino sto cercando di esprimere il mio amore,le mie passioni. La vita purtroppo o per fortuna ha una durata limitata. Voglio cogliere le occasioni che ho per amare il più possibile. Per questo mi trovo a raccogliere rifiuti. Per la bellezza del gesto. La bellezza è la parte visibile dell’amore, il risultato dell’impegno. L’incuria produce orrore.

Lido del Sole, Olbia.

In questo luogo di pace dove vivono tartarughe e fratini,libellule,branzini,orate e fenicotteri, qualcuno ha deciso di venire a scaricare. Il comune con la scusa dei terreni privati non blocca l’accesso ai mezzi e l’incuria come ho detto produce qui l’orrore. Qui come nel fiume gli animali si sono abituati a vivere in mezzo ai frigoriferi,alle stampanti,alla plastica. Vivono e muoiono nelle bottiglie vuote e sono comunque prede e predatori. L’umanità è disumana. L’uomo vede lo scempio e non reagisce anzi, inveisce. Solo pochi amano. Come l’artista vorrei stendere la tempera sull’intera tela che pare ormai compromessa. Basterebbe levare almeno quello che si vede. La natura ci prova con l’erba che cresce avvolgendo qualunque cosa. Ma mentre la natura ha dei limiti, la stupidità umana pare essere sconfinata. Quanto potrà ancora resistere la vita selvaggia? Quanta bellezza stiamo perdendo?

Alleghe, valli del bellunese.

Voglio godermi la vita ma non posso non pensare a cosa lasceremo ai nostri figli. È una questione di responsabilità e di impegno. La politica non si occupa di quel che non produce consenso. Il consenso viene dall’interesse e l’interesse lo si sviluppa a scuola e a casa, da piccoli. La scuola è stata abbandonata dai politici e qui il cerchio si chiude. L’unica speranza siamo noi cinquantenni che abbiamo avuto una scuola d’eccellenza.In Italia siamo noi e noi soltanto che possiamo cambiare le cose perché siamo in proporzione i votanti più numerosi. Siamo in forma e abbiamo forza e lavoro. Abbiamo anche visto com’era prima e sappiamo come mettere a posto le cose. Usciamo da internet, apriamo le finestre del cuore e lasciamo uscire la luce. Illuminiamo di verde e di blu le montagne i fiumi e i mari e riuniamoci nel bosco a festeggiare il ritorno della natura. Mi chiedo come mai gli altri non vedano i rifiuti come li vedo io: una scusa per amare.