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Velapulisco 2017

Questo è l’estratto dell’articolo.

Rapporto Velapulisco 2017
Nelle giornate di Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017,in concomitanza con i green days organizzati dall’ente parco della Maddalena e in collaborazione con esso si è svolto l’evento Velapulisco 2017. Cinque barche,un gommone e una quarantina di volontari si sono diretti nell’arcipelago della Maddalena con partenza da Cannigione e da porto pollo con l’intento di raccogliere la spazzatura presente,insaccarla e radunarla in punti di facile accesso per poterla trasportare verso cala Gavetta,nell’isola di La Maddalena dove è stato convenuto,tramite accordo preso con l’assessore all’ambiente Massimiliano Guccini che sarebbe avvenuto il conferimento e lo smaltimento finale. È stato convenuto che il trasporto dalle isole dell’arcipelago all’isola di La Maddalena sarebbe stato effettuato appena possibile dal personale dell’ente parco.

Il lavoro è stato svolto da cinque squadre dalle ore 10,00 am alle ore16,00 pm circa. I luoghi sono stati scelti in accordo con il parco della Maddalena attraverso un colloquio che si è svolto negli uffici del parco tra me ed il direttore Iury Donno nella mattinata di lunedì 2 ottobre. In ragione della insufficiente presenza di persone,mezzi e materiali non è stato possibile intervenire su tutti i luoghi segnalati. Abbiamo scelto quindi:

-Isola di Spargi,cala d’alga dove ha lavorato una squadra di cinque elementi,imbarcazione Bonaventura,skipper Fulvio Curtoni.

-Isola di Santa Maria,cala muro,dove hanno lavorato due squadre,imbarcazione True Blue e Elisa skipper Giovanni Boetti e Manfredi Miceli.

-Isola di Santa Maria,cala G.Marino,in fondo verso la caletta di scalo dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Teneraluna,skipper Filippo Manzoni.

-Isola di Razzoli,cala lunga o cala medusa dove ha lavorato una squadra,imbarcazione Velabonda,skipper Theo Boetti.

Il segno rosso evidenzia i punti di intervento,quelli blu i luoghi dove c’è stata segnalata presenza di materiali.

Nel materiale plastico raccolto c’è,in ordine di presenza:

Bottiglie di plastica,taniche di carburante,tubi da irrigazione,tappi di bottiglia,

scarpe,ciabatte,tappi terminali degli ombrelloni,pinne,cordame in polipropilene anche di grosse dimensioni,galleggianti per reti,sedie,catrame,cotton fioc,applicatori di assorbenti interni per signore,pneumatici,bacinelle,segnali da pesca,bottiglie di vetro,vetroresina.

I punti dove è stato radunato il materiale per la raccolta da parte dell’ente parco sono:

Isola di Santa Maria,pontile della Casizza,25 sacchi+ diverso materiale ingombrante.

Isola di Santa Maria,cala muro sulla spiaggia,80/100 sacchi + due copertoni,diverso materiale in fibra di vetro e gomene.

Isola di budelli,spiaggia del Cavaliere lato est,35 sacchi.

Isola di Spargi,pontile di cala corsara, dieci sacchi.

Le barche che hanno partecipato sono:

True Blue,Velabonda,Teneraluna,Bonaventura,Elisa + un gommone di 5 mt

I partecipanti sono stati:

Giovanni boetti,Theo boetti,Teresa porcu,Amatore porcu,Enrico porcu,Fulvio curtoni,Mauro saba,Sandro tiana,Stefano tiana,Franco canu,Corrado pinna,Stefano corda,Fabio carta,Sandro bellu,Sara montironi,Filippo manzoni,Caterina,Massimo Gobbato,Ornella,Daria Marchetti,Ezio Saba,Gabriella Vacca,Michele Benvenuti,Tammy Thomas,Nicola Saba 9 anni,Leo Benvenuti 10 anni,Davin Benvenuti 9 anni,Owen Benvenuti 5 anni,Giusy Visalli,Andrea Minosu,Fabrizio manca,Alberto Galateo,Laura Addis,Carolina Tamponi,Silvestri Simone,Daniele Ciangherotti,Stefan Steinmann,Hernandez Svuzzero,David Willert,Richard Belga,Ornella,Cristina,Mattia Manzoni,Vittoria Boca Gelsi,Silvia Venuti,Werner Stimano,Petra Gloecner,MariaCristina Pampaloni,Fabio e Anna Serra.

Tra di essi un particolare ringraziamento va al Circolo Nautico di Su Ballosu,Riola Sardo e al suo presidente che sono venuti da Oristano per aiutare.

I sacchi e i guanti sono stati forniti in parte da noi stessi,in parte dalla coop Sardamar di Cannigione che teniamo a ringraziare. Ringraziamo tutti i partecipanti tra cui la società di charter Sailing Sicily.

Malgrado l’impegno di noi volontari e dell’ente parco,le isole si presentano ancora molto,molto sporche. Soprattutto nelle zone di difficile accesso. Diversi sono i punti dove l’accumulo di detriti,anche di notevoli dimensioni è visibile.

Segnaliamo a tale proposito la presenza di tre relitti,due sugli scogli ancora apparentemente interi,uno affondato. Segnaliamo anche la presenza di un motore entrobordo con linea d’asse. Tutti questi relitti sono nell’isola di Santa Maria nella caletta dello scalo.Riteniamo necessario un intervento mirato. Oltre agli oggetti di grandi dimensioni per i quali non ci è stato possibile intervenire vi sono grandi quantità di plastica sbriciolata.Le microplastiche sono un pericolo per l’integrità del parco e i detriti di grandi dimensioni nel giro di qualche mese si frantumeranno e diventerà allora impossibile la rimozione.

Il parco dell’arcipelago della Maddalena è unico nel suo genere e non può essere lasciato in questo stato. In due pomeriggi sono stati tolti circa duecento sacchi di detriti plastici di cui molti presenti da anni. Senza voler criticare l’operato dell’ente parco,ognuno dei presenti,vedendo le bottiglie raccolte sbriciolarsi nelle mani si è chiesto come mai nessuno si era preoccupato di toglierli in tempo. Ogni tappo rappresenta una bottiglia frantumata. Cala Muro,che è zona MA,dovrebbe essere particolarmente protetta e curata e invece essendo esposta e non visitabile è piena di plastica.Non essendo degli esperti non possiamo certo affermare le cause o le responsabilità di un tale degrado. Possiamo e aggiungo dobbiamo però fare tutti uno sforzo per cercare di migliorare la situazione.

Un ultima considerazione riguardo all’evento svoltosi: non abbiamo ricevuto alcun aiuto concreto durante le operazioni di raccolta,ne uomini,ne mezzi,ne materiali. Nessuna pubblicità ci è stata concessa e quindi all’evento hanno partecipato soltanto le persone che siamo riusciti a coinvolgere. Abbiamo sostenuto personalmente le spese di trasporto,del cibo e dei sacchi e non ci è stato possibile lasciare un ricordo dell’evento alle persone coinvolte.Si poteva fare di più? Io credo di si. Il volontariato è una grande forza positiva,i partecipanti hanno lavorato con entusiasmo perché ognuno sogna un mondo più pulito e si sente bene sapendo di partecipare al cambiamento. Speriamo di poter ripetere l’evento in primavera e di essere magari sostenuti e guidati. La formula gita in barca a vela per la pulizia delle isole funziona perché è anche un bel modo di affrontare un problema soprattutto grazie al sole e al bellissimo mare della Sardegna.

L’eroe

Quando mi guardo intorno, vedo soprattutto quello che non c’è e se ti manca qualcosa sei deficiente. Se poi queste cose ti sono sempre mancate, in una certa misura ti mancheranno per sempre. Io per un po’ ho guardato attraverso questo buco cercando di vedere, attaccandoci l’occhio, la chiave per aprire la porta del cuore delle persone vicine in modo che esse potessero riempire quel buco. Ma la chiave non c’è perché quello non è il buco di una serratura ma il vuoto. Non c’è chiave che possa aprire il vuoto e non c’è nemmeno la porta. Non si entra e non si esce dal vuoto, vi si passa attraverso senza riempirne lo spazio. A me però il vuoto mi deprime. E allora, per restare pieno di vita, di sole e d’amore scappo nel mare dove le onde con il loro perenne moto mi cullano. Nel mare ci sono tutti i colori: il blu del mare e l’azzurro del cielo, il bianco delle nuvole e delle criniere delle onde,l’argento vivo dei pesci, il rosso-becco-di-sterna ed il nero della sua coda di rondine, il verde smeraldo della posidonia,il giallo clessidra di delfino comune,il viola tramonto ed l’arancione dell’alba. In mare c’è tutto quel che serve a un deficiente. Nel mare c’è vita. Ma non è l’uomo che va per mare, è il mare che prende l’uomo. Perché il mare e le sue creature hanno bisogno d’affetto. E vogliono che l’uomo ripari i danni che egli stesso ha causato. Il mare vuole dare una possibilità all’uomo di redimersi. Nel silenzio del suo infinito orizzonte, l’uomo può finalmente guardarsi dentro e riconoscere i propri peccati. Ma il mare non prende chiunque. Il mare prende soltanto gli eroi. Per il mare l’eroe è colui il quale abbandona la terra e le sue false comodità: casa,lavoro,soldi. Il mare sceglie chi abbandona tutto tranne i sentimenti. Senza quelli il mare vi ributterà in costa alla prima occasione. Mentre l’eroe terrestre ha sei auto, due piscine,tre case e quattro amanti,l’eroe marino non ha nulla se non il cielo e le stelle e l’amore dei suoi cari. Nessun conto corrente nella corrente del golfo. Nessun segnale in mezzo al mare.

“Lascio le mie poche cose a voi tutti, dividetevele o buttatele per me è uguale. Ho ricevuto la chiamata del mare. Egli ha bisogno di me. Vi lascio lo scudo perché nessuno in mare proverà a colpirmi. Vi lascio la spada perché nè il vento nè l’acqua possono essere tagliate. Vi lascio anche il vuoto del possedere cose perché delle cose posso fare a meno così come fanno da sempre i pesci e le balene.”

Carota o bastone?

Di fronte allo scempio a cui assisto e che condivido con i miei post su fb, alcuni followers rispondono con indignazione e reclamano una punizione esemplare. Altri propongono di fare in modo che i comuni abbiano interesse a sponsorizzare gli eventi di pulizia di Velapuliamo, invitando stampa e televisioni. A mio avviso nessuna delle due soluzioni è risolutiva e spesso nemmeno praticabile e vi spiego il perché:

Carota

Dare un premio a qualcuno per effettuare una missione non può essere il motivo per il quale la missione stessa viene svolta, altrimenti si trasforma in una professione. Invitare le televisioni ed i giornali a seguire un’azione di bonifica, per esempio la pulizia di una spiaggia che, a rigor di logica, dovrebbe essere svolta comunque dall’amministrazione di competenza, significa stravolgere l’evento. Se l’obbiettivo è farsi vedere mentre pulisci, non puoi occuparti realmente della bonifica. Inoltre ci sono situazioni che è molto meglio, per l’amministrazione, non far vedere. In particolare mi riferisco, ad esempio, a situazioni che si trascinano da decenni con danni ingenti e difficilmente riparabili per l’ambiente circostante. Insomma spesso la via della sponsorizzazione non è praticabile. Non ultimo, il motivo che deve animare le coscienze e le amministrazioni è il bene dell’ambiente e dei suoi abitanti oltre che la prevenzione di problemi futuri e non la visibilità delle proprie azioni. La priorità deve essere la salute dell’ambiente e la prevenzione va fatta a monte e non durante le bonifiche. Il modo migliore per curare i danni causati dai rifiuti è non produrli o quantomeno ridurre al massimo gli sprechi. Le amministrazioni possono fare prevenzione affiggendo manifesti davanti ai supermercati e nelle scuole per spiegare che ogni imballaggio che si compra è un pezzo di plastica difficile da smaltire.

Bastone

La punizione sposta in egual misura l’oggetto dell’azione che è avere un’ambiente sano e pieno di vita selvaggia. Quando si parla di punizione bisogna ricordarsi delle decine di migliaia di leggi che esistono in Italia che non vengono applicate. Adesso mi direte che basterebbe applicarle: sbagliato. Applicare tutte le leggi in materia ambientale è molto complesso e scarsamente efficace. Quand’anche si riesca a dare una multa salata ad un turista o ad un residente, senza risolvere il problema alla fonte, ce ne saranno altri diecimila che infrangeranno le leggi perché il vero problema è che in Sardegna, nessuno sa dove mettere i rifiuti. Se piazzaste un vigile davanti ad ogni cestino la gente metterebbe in macchina i rifiuti per poi buttarli di notte in qualche luogo nascosto. Inoltre punire i turisti con una multa salata, senza dare un indicazione di dove smaltire i rifiuti causerebbe un danno di immagine alla regione e farebbe scappare i turisti.

Educ’azione

Il comune deve far capire ai residenti che i rifuti sono un costo, non una risorsa. L’economia circolare è una bufala: a parte il compost, gli altri materiali non conviene riciclarli, difatti, nel mondo, solo il 15% dei rifiuti viene riciclato, il resto finisce in dicarica o nell’inceneritore. Mantenere una discarica o un’ inceneritore costa. Costa in immagine e costa in manutenzione. Perciò insisto tanto sul non inquinare: è la strada da seguire. Via le bottiglie di plastica,via gli imballaggi che non sono essenziali e ritorniamo alla semplicità. Scaviamo pozzi pubblici per l’acqua potabile e ripristiniamo il vuoto a rendere. Insegnamo nelle scuole educazione ambientale e civica. Facciamo pubblicità contro i consumi e predichiamo il risparmio. E mentre facciamo tutto ciò, almeno per l’estate, almeno nelle zone turistiche, rimettiamo i cassonetti dell’indifferenziata. E vedete anche di venire a pulire, la prossima volta.

Velaracconto

In questi giorni tristi,per fortuna c’è il lavoro che mi distrae dai fatti di cronaca. Una cronaca ansimante come il respiro di un cavallo dopo una corsa, anzi, dopo una rincorsa. Una rincorsa a spararla sempre più grossa, più brutta e grottesca. Facile come sparare sulla croce rossa:la si vede bene, anche da lontano. Soffia il vento del nazionalismo alimentato dalle spinte elettorali. Padroni a casa nostra! Quale casa? Casa mia è il mondo ed io non voglio comandare ma viaggiare. Voglio visitare gli animi, guardare dritto negli occhi dei bambini. Le etnie e le nazioni sono soltanto una scusa per non fare il proprio dovere: aiutare chi soffre e lavorare sodo per trovare soluzioni. In questo mondo il lamento più forte arriva da chi sta meglio. E allora vado via, in mare. Gli ospiti vogliono vedere la spiaggia rosa che rosa non è più e sentire la sua storia. Vogliono vedere la roccia dell’orso e sentire il profumo del mirto in fiore. Basta con i rifiuti, basta con la politica, è ora di far vela!

Mentre isso la randa, sale lo stupore. La barca si inclina e aprendo il genoa si srotolano i sorrisi. Poche centinaia di metri ed il vecchio mondo scompare per lasciar spazio al desiderio. Il sogno avanza a vele spiegate, la speranza ricompare all’orizzonte. Basta poco per essere felici: un po’ di vento, il sole ed il mare della Sardegna. Evitando il traghetto e l’ennesimo turista sprovveduto, facciamo rotta verso Spargi dove l’acqua sembra dipinta. Cala d’alga, cala corsara, la duna, le tartarughe, spargiotto. Ed eccoci qui a parlare di dove sono stato e di dove sarò. Il vecchio e il mare: suona bene. Dopo trent’anni di navigazione ce l’ho fatta caro Ernest: sono finito nei tuoi libri. Eccole qua le nostre ” isole nella corrente”. Spargi, Budelli, Razzoli, Santa Maria, Santo Stefano…….Manca solo il vermentino…..

Già le tre e bisogna salpare. Col nord est si fa: cala d’alga,cala Marino,cala di Villamarina. Col nord ovest cala coticcio,Cala Garibaldi, cala portese. Sempre a vela, sempre col sorriso. Il lavoro mi impegna e mi distrae, mi da sicurezza e dignità. Dice agli altri chi sono e perché. Sono quello che faccio: un marinaio. Uno che ama il mare e che a mare ha imparato ad amare. Mi piace parlare e sognare: sogno di una terra che sia come il mare. Senza confini e di tutti. Una terra che abbracci l’uomo, proprio come fa il mare. È li che voglio andare. Quel posto esiste ve lo posso garantire. Lo vedo ogni giorno negli occhi di chi viene in barca con me. Azzurri,verdi,marroni che siano i loro occhi si tingono di profondo blu. Quando l’acqua del mare accarezza silenziosa la loro coscienza, essa si risveglia. Vorrei portarvi tutti e farvi cambiare idea sul mondo. Vorrei che vedeste ciò che vedo io: un mondo possibile.

Sotto il tappeto del qualunquismo, parte seconda.

Di quella polvere bisogna parlare, non tacere. Primo perché quella non è polvere nè rifiuti. Quello che raccolgo con la mia associazione e quello che raccolgono in mare le ong sono il prodotto della nostra società e bisogna trovare il modo di valorizzarlo. Non possiamo cambiare la direzione delle correnti e dei venti che spingono inesorabilmente i rifiuti in quel determinato luogo così come non possiamo evitare che questo fenomeno si interrompa: la plastica è dappertutto. Egualmente non possiamo fermare la gente che fugge o si muove in questo mondo globalizzato. Le persone vogliono andare dove vanno le merci che sono libere di circolare. Ma con la plastica si possono fare tante cose: si possono creare dei laboratori di sperimentazione sociale dove i bambini insegnino agli adulti che si può giocare con qualsiasi cosa. E poi capire chi siamo,cosa facciamo e dove stiamo andando per magari cambiare strada.

I pezzetti piccoli vanno divisi per colore e dimensione e poi ci facciamo dei mosaici. Nei vecchi locali abbandonati creiamo luoghi di aggregazione’ dove i vecchi e i giovani trovino una maniera positiva di stare insieme. Coi setacci i più piccoli salveranno quei granelli di buon senso nascosti da tutta quella stupidità. Le conchiglie e le corazze delle galatee torneranno a spiccare nella spiaggia ritrovata. Insieme, vecchi,adulti e bambini giocheranno a salvare gli animali. Intanto i ragazzi provenienti dai paesi più poveri, con la loro energia e la loro vitalità, tapperanno le buche delle strade e ridaranno lustro alle nostre coscienze. Porteranno conforto ai malati e agli anziani, pagheranno le nostre pensioni facendo quei lavori per i quali ci vogliono gli olii di gomito che noi purtroppo abbiamo perso nelle slot machine. Costruiranno la nuova società che sarà basata sulla solidarietà e lo sforzo comune ed i comuni comunicheranno di nuovo. Ragazzi di ogni colore costruiranno,insieme il plastico mosaico della comunione ritrovata. Così, quando finalmente saremo di nuovo uniti, Gesù potrà tornare in terra e dire che abbiamo superato brillantemente la prova.

Alzeremo il tappeto del qualunquismo e sotto di esso troveremo un germoglio al quale daremo luce ed acqua. Il nostro non è un posto qualunque: questa è la nostra terra.

Sotto il tappeto del qualunquismo, parte prima.

Ho fatto di recente un paragone tra i rifiuti plastici che raccolgo con l’associazione e i rifiuti umani che vengono raccolti dalle varie ONG e mi è stato detto che il paragone era assurdo e che: ” ma che cazzo dici?” più i soliti insultanti commenti di chi, una volta preso la parte di una fazione, non vede più la ragione di pensare, discutere, ragionare e soprattutto ascoltare. Ribadisco il concetto in questo blog perché a me pare che ci sia una grande analogia di nei due tipi di rifiuti : sono rifiuti rifiutati. Ho spiegato in un post su fb che siamo andati sull’isola di Santo Stefano a ripulire cala di Villamarina con una azione lampo, senza chiedere autorizzazioni e senza creare eventi, chiamare televisioni e giornali. Con un semplice annuncio sulla pagina di Velapuliamo che diceva pressapoco così: ” cercasi volontari per azione lampo di bonifica a cala di Villamarina……”. Hanno risposto in cinque: Teresa, la mia fedele e gioiosa compagna, Tommaso Costa, Ivan con Evaluna, la figlia di quattro anni e il mio amico Davide Addis di Tempio. Con loro abbiamo radunato una montagna di rifiuti, li abbiamo insaccati e abbiamo chiamato il Comune di La Maddalena per venire a ritirarli. La settimana successiva siamo tornati ed i rifiuti erano ancora li. Quindi abbiamo richiamato e nell’attesa abbiamo giocato in spiaggia dissotterrando un copertone di camion, come si fa di solito. Poi ne abbiamo trovato un’altro e li abbiamo messi vicini. Poi ci siamo detti: ” ma i camion non hanno quattro ruote?” e ci siamo messi a cercare le altre ma abbiamo purtroppo trovato soltanto buste piene di fifiuti, taniche, bottiglie, e la solita miriade di pezzi di plastica sbriciolata.

Arriva però la notizia dall’assessore di La Maddalena che non possiamo portare i rifiuti raccolti alla discarica. Eppure ci eravamo offerti di farlo a spese nostre. Nei giorni seguenti ho cercato la soluzione: ho chiesto al comune di Arzachena ma niente da fare. Ho allora pensato di pagare io lo smaltimento ed ho chiesto dei preventivi che ad oggi non sono arrivati. Perché? Perché quando poi il giornale Gallura Oggi pubblica le foto di quello che vedo tutti si indignano e alcuni mi indicano come un denigratore della Sardegna? Proprio io che raccolgo rifiuti che non ho prodotto, a spese mie. Mi viene detto: “il problema è a monte”; “raccogliere non basta”;” le isole sono pulite”; Ma i rifiuti ci sono e non si può fermarli in mare. Il marine litter arriva comunque perché i rifiuti sono in tutti i paesi affacciati al Mediterraneo: Libia,Siria,Algeria,Tunisia,Egitto,Turchia,Marocco;Grecia,Spagna, ITALIA…….. Già, ci dimentichiamo di quelli che produciamo noi. Perché anche noi produciamo rifiuti e li abbandoniamo in giro. Napoli, Roma, Palermo, Maddalena… ooooops, non ci sono rifiuti in Sardegna, men che meno a Maddalena, che diamine!

“Il problema è altrove”,dicono e: “tu speculi”, “tu vuoi notorietà”, “tu sei come tutti gli altri” e tra poco mi diranno che sono un “pull factor”: se tu raccogli, poi buttano di più….Peccato però che io li vedo,li raccolgo,li conto,li fotografo i rifiuti. Quando poi chiedo aiuto per smaltirli rimbalzo sul muro di gomma ma non mi faccio male li, su quel muro. Mi faccio male quando vedo tutti i faccini rossi di rabbia e le decine di condivisioni di persone indignate nel sentire che le istituzioni non fanno il loro dovere. Nei loro unlike leggo la falsa indignazione di chi ha trovato una scusa per non fare nulla. La scusa del qualunquismo. La scusa dell’ineluttabilità. Passa la scopa digitale e il post con i suoi rifiuti finisce sotto il tappeto del “tanto non cambia niente”. Ma nessuno viene a pulire e quella polvere, dopo essere stata tritata dai dibattiti e dai talk show dei social finisce in mare. Finita la pacchia, dice Salvini. Finito il business dei migranti, dice Toninelli. Finissero di dire idiozie…. I rifiuti sono a milioni e bisogna occuparsene. Siamo responsabili oppure no? Se non lo siamo, allora siamo degli irresponsabili. Odio e indifferenza agitano il mare sul quale galleggiano i nostri rifiuti. Sono i nostri se ci consideriamo un unica specie. Finiranno certamente per affondare. Copriranno il fondo del mare ma torneranno a galla, prima o poi. Sotto il tappeto del qualunquismo c’è un grande potenziale. Per scoprirlo leggete il prossimo articolo……

Ragazzi sardi

Ieri ho partecipato ad una giornata ecologica organizzata dal WWF YOUNG, e cioè da Laura Pintore, amica e collega nella lotta ai rifiuti. All’evento hanno partecipato tutte le classi delle medie di Santa Teresa e quattro classi della scuola superiore dell’istituto turistico sempre di Santa Teresa, Velapuliamo,SeaMe, la capitaneria di Santa Teresa e le guardie forestali di Palau. È stato interessante incontrare i ragazzi e scambiare le idee soprattutto per quel che riguarda il futuro. È stato anche piuttosto triste vedere che noi adulti non siamo stati capaci di accendere in loro la scintilla della curiosità. Il tema non era dei più divertenti: la pulizia delle spiagge. La giornata era calda e nei ragazzi del liceo aleggiava l’apatia.

Le medie

I ragazzi delle medie si sono subito messi al lavoro. Gruppetti di tre o quattro si sono formati spontaneamente. Io ne ho presi cinque tra cui Simone che mi ha subito sfidato per cercare i limiti di quello che avrebbe potuto fare. ” Questo non lo faccio, perché io? Mi fa male la schiena…..” insomma un ragazzino sveglio. Non è stato difficile coinvolgerlo. Così come gli altri. Ragazzi vivaci e ancora pieni di vita e di speranze. Intenti a giocare e a giocarsela per diventare qualcuno. Nei loro discorsi ricorrente il fatto che i residenti debbano avere la priorità sui beni del mare, il loro. Poco disposti ad accettare un cambiamento che, malgrado loro sarà obbligato. Con il comandante della capitaneria abbiamo cercato di far capire loro l’importanza della tutela del mare ma senza davvero riuscirci. Per loro il mondo è bianco o nero e se non sei coerente al 100% sei un bugiardo. Ma non è una battaglia tra adulti e ragazzi o tra vegetariani e carnivori: è questione di vita o di morte del mare. Certo non la si gioca qui, su questa spiaggia ma è utile fargli vedere in che stato sia ridotto il mare. Non mollano però perché pescare è divertente, il pesce pescato è buono e poi i loro zii,padri e cugini sono pescatori e hanno la campagna ed è da sempre che pescano e coltivano. I loro valori sono semplici e nessuno gli ha detto che il mare sta morendo. Non sanno cosa sia la parola conservazione, tutela e non sanno vedere. Quando vedono un essere vivente o è un gioco, o è da mangiare oppure è inutile. Così ho provato a fargli capire che oltre a raccoglierla la plastica si può anche cercare di non comprarla. La bellezza è un concetto troppo difficile per loro.

Le superiori

Dopo dieci minuti a parlare con due di loro, mentre raccogli pezzetti di plastica di ogni genere dentro un mucchio di detriti portati dal mare, ti rendi conto di quanto poco offra questa regione ai giovani. Molte delle risposte alle nostre domande sono finite nel vuoto del loro sguardo. Pochissimi seguiranno il percorso di studio. Quattro classi, 42 allievi: la scuola sta chiudendo. Certo il turismo è la fonte di reddito principale e la pesca e la caccia lo svago. Ma questi ragazzi non vogliono vendere souvenirs nel negozio del babbo. Non vogliono portare i turisti alle isole e zappare la terra del nonno. Non vogliono andare a pesca e a caccia: loro vogliono vivere. La vita dei giovani è altrove. I giovani vogliono fare incontri interessanti, ascoltare musica, uscire la sera, studiare cose fighe. Vogliono imparare le lingue e viaggiare. Santa Teresa si sta spegnendo perché i giovani, che sono la luce del mondo, se ne stanno andando via. La natura ed il mondo legato ad essa stanno scomparendo. Come tutto nell’universo, anche la natura e le sue risorse non sono infinite. Per loro non c’è gloria a pulire la spiaggia: lo fanno e basta. Basta dicono, vogliono altro. Non vogliono questo mondo di plastica ma la natura non li attira perché c’è internet che gli mostra altro. Se vogliamo che restino dobbiamo dargli di più. Ci vogliono investimenti per i giovani e bisogna far capire loro che i loro desideri sono dei voti nella pagella di chi li dirige. Troppa fatica. L’impegno s’impara da molto piccoli e poi lo si esprime come un mandala: senza aspettarsi un ritorno. Per loro la bellezza è nelle città. Bisogna mandarceli e sperare che ritornino.

Morale

La Sardegna è un giardino fiorito al quale attingere la pace. Dall’alveare caotico al profumato fiore, come un’ape, il giovane deve capire, lavorando cosa lascia quando parte. Deve partire alla scoperta del mondo per capire cosa significhi la parola ” bellezza”. Non è qui che lo capiranno. Qui il mondo è ancora sfasato. Raccogliendo i rifiuti che vengono dal mare tra i commenti dei ragazzi, quelli delle medie, c’era chi diceva: ” a che serve? Tutti i giorni ne vedo a montagne lungo la strada!”. Così come non possiamo pretendere che i nostri capi cambino senza che noi lo facciamo, così non possiamo pretendere che i nostri figli cambino un mondo che noi non vogliamo cambiare. La bellezza ci sta sfuggendo perché non abbiamo capito che essa viene da dentro.

Santo Stefano

Oggi siamo andati all’isola di Santo Stefano,cala di Villamarina ,di fronte a Palau a pulire. La settimana scorsa ero venuto con dei clienti per portarli a fare un bagno e ho dovuto portarli via. A Cala di Villamarina c’è la statua di Galeazzo Ciano, alta sei metri e rotta in due pezzi. È una statua in granito del luogo e vedendola vengono in mente i periodi bui della storia italiana ma anche l’inflessibilita del tempo che scorrendo come un fiume, scava intere vallate nelle vicende umane. Da anni vengo in questo luogo. Qui si può salire al forte di Santo Stefano e vedere le perle dell’arcipelago. Si possono passare ore ed ore a guardare i vecchi traghetti che da Palau portano turisti e residenti a La Maddalena.

Ho dovuto portar via gli ospiti perché fare un bagno in un luogo magnifico pieno di spazzatura non è proprio il massimo. E siccome ho a cuore questo luogo che, tra l’altro mi da da mangiare perché come quasi tutti qui, io vivo del turismo, vedendo tutto quel degrado ho deciso che sarei tornato con i miei a pulire. Non fa niente se non ho le autorizzazioni, gli accordi con la municipalizzata, l’accordo dell’assessore, dell’ente parco: ho deciso e basta. Quindi ho aspettato di avere un giorno libero e poi, all’improvviso ho postato su Facebook l’annuncio che diceva che saremmo andati, in barca a vela a pulire cala di Villamarina. Hanno risposto in tre: Davide, Ivan e la sua splendida figlia Evaluna più ovviamente io, Teresa e Tommaso, il nuovo marinaio di True Blue. Così dopo aver bevuto un caffè al Cocoloco ci siamo diretti alla barca e abbiamo salpato verso l’isola. Un bel vento da est ed un caldo sole hanno dato il benvenuto alla nostra iniziativa. Teresa al timone mentre noi issavamo le vele e la piccola Evaluna che schiacciava i bottoni dei winch elettrici.

Abbiamo dato ancora davanti alla cala e ci siamo preparati a scendere con il solito equipaggiamento: pettorine gialle, cappellini azzurri, guanti, rastrelli mentre Evaluna indossava dei braccioli. Dopo un’ora avevamo tirato fuori dagli alberi una montagna di spazzatura. Cosa dovrei fare? Lasciare che Evaluna venga sommersa dai nostri rifiuti? Cosa resterà se non facciamo nulla? Oggi non è stata proprio una bella giornata. Ivan è rimasto colpito. Lui vive ad Oristano ma viene da Tempio. Sapeva che c’era immondizia ma non credeva ce ne fosse tanta così.

Ho chiamato l’assessore di La Maddalena che mi ha assicurato che sarebbe passato a prendere tutto. Vedremo. Intanto io penso che così non basta. La natura ha bisogno d’aiuto. Dobbiamo mobilitarci ed essere a migliaia. Dobbiamo far capire ai politici che la natura ci interessa. Ho scritto ai giornali e i giornali hanno scritto di me. Legambiente si è imbucata senza aver fatto nulla. Non siamo in molti a lavorare davvero per un mondo migliore. La terra è la casa di tutti e vorrei che ci tenessimo tutti. Continueremo a lavorare.

Queste immagini non sono nulla a confronto di quello che è la realtà. Venite con noi la prossima volta e lo vedrete. Questo è il raccolto di un’ora in sei, se fossimo stati in sessanta avremmo raccolto dieci volte tanto. La spazzatura non è infinita, si può fare. Ma ho bisogno di gente per smuovere le amministrazioni dal loro torpore. Alla fine Evaluna ha visto cinque adulti che pulivano una spiaggia mentre lei giocava e faceva il bagno. Un giorno forse racconterà ai suoi nipoti di quando gli uomini erano stupidi e che suo papà invece aveva già capito tutto. Dirà che per fortuna c’era gente in gamba che pian piano aveva ripulito le isole.

Siamo quindi tornati veleggiando a Cannigione. Torneremo cara Sardegna, non preoccuparti. Velapuliamo è un regalo per te. Il vento che soffia nelle nostre vele ci porterà nel cuore dei sardi. Insieme ti aiuteremo a ritrovare lo splendore dei tempi antichi.