Aree Marine Protette

Ho spedito a tutti i contatti sensibili della mia rubrica una mail spiegando loro la mia intenzione di esprimere,con una voce unica il sentimento di almeno una grossa fetta,inascoltata del pubblico che affolla il parco della Maddalena in estate. A parte il poco interesse intorno a questa iniziativa,appare evidente un primo dubbio circa l’utilità delle zone a protezione rinforzata dette MA o TA.
In tali zone,senza autorizzazione del parco è persino impossibile recarsi. Proprio per questa ragione gli unici ad avere la possibilità di esercitare i controlli sono gli addetti dell’ente parco ed eventualmente le autorità preposte ai controlli. E il problema dov’è? Eccolo qui: (isola di mortorio,zona MA)

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Nelle zone a protezione integrale la gente ci va lo stesso. Inoltre,anche nei luoghi dove la gente non arriva ( forse proprio per questo motivo) il degrado è quantomai visibile. La soluzione secondo alcuni è quella di liberare questi luoghi dai vincoli e renderli accessibili,con gli adeguati controlli. Secondo altri le leggi vanno fatte rispettare ed i controllori devono anche provvedere al risanamento di tali zone. Io credo che la soluzione stia nel mezzo e ovviamente a monte. A monte dovrebbe esserci un piano nazionale che preveda l’obbligo di azioni atte a sensibilizzare le coscienze. Ad esempio rimettere educazione civica a scuola ed ampliare l’offerta con educazione ambientale ma in chiave regionale. Permettere tramite un fondo la nascita di iniziative. Sbloccare il patto di stabilità dei comuni che non possono usare le risorse di cui dispongono.
Nel mezzo perché anche la società civile dovrebbe fare la sua parte e partecipare,promuovere e moltiplicare gli sforzi. Dobbiamo venire in aiuto alle istituzioni. Effettuare i controlli noi stessi. Denunciare gli abusi,inoltrare richieste,far rimbalzare le problematiche e renderle pressanti fino a che esse arrivino alle orecchie giuste. Essendo io un’amante della natura,ivi compresa quella umana e considerandole ormai indissolubili per quel che riguarda il rispetto,ritengo opportuno avviare una riflessione,già avviata per ciò che riguarda Soffi e Mortorio: ha senso mantenere l’isola della Maddalena all’interno del parco quando ci vivono 12,000 persone? Ha senso mantenere Cala Coticcio zona TA quando è costantemente violato il divieto d’accesso non accompagnato? Ha senso che Cala Muro sia in zona MA quando è proprio lì che si accumulano montagne di marine litter e nessuno può andare a raccoglierla? Per me ha senso solo se vengono effettuati i controlli e le bonifiche. Credo che a questo proposito sarebbe utile che l’ente parco ripetesse le iniziative tipo i green days magari quattro o cinque volte all’anno e che avviasse un progetto di ricerca sull’impatto del marine litter. Inoltre sarebbe utile sapere come vengono utilizzate le risorse anche se basta guardare nel bilancio,cosa assai più noiosa che criticare. So che molte persone lavorano al progetto di rendere accessibili e svincolare le zone protette e temo purtroppo che non sia la soluzione migliore anche se è probabile che la situazione migliorerebbe. La soluzione migliore è sempre quella: non inquinare,comportarsi in maniera rispettosa,denunciare abusi e violazioni, in due parole comportarsi da persone civili. Pensate che il pubblico lo farà?

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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