Esportazione: dove va il nostro mare

È noto che a Milano c’è il mercato del pesce più importante e vasto d’Italia. A milano si possono gustare le delizie del mare di Puglia,Sardegna e Sicilia. Pesci scomparsi nei mercati di Olbia ( quali mercati?) appaiono in bella mostra sui banchi di Milano. Da li partono verso il Giappone o la Cina. Perché? Semplice,lo pagano di più. A noi restano le orate e i branzini d’allevamento o magari,se conosciamo un pescatore,un dentice o un calamaro fresco. Certo pare assurdo che il pesce sia disponibile dove il mare non c’è e che invece dove il mare luccica non ve ne sia traccia.

Credo che bisognerebbe agire a valle per dare una mano all’ecosistema. Il mare non ha le spalle larghe. Come può resistere per esempio la Costa Smeralda alla pressione di una grande città come Milano? Secondo me bisognerebbe limitare le esportazioni e trattenere le risorse regionali. In questo senso la Regione Sardegna dovrebbe avere più peso ma soprattutto ci vorrebbe la volontà di ragionare a medio e lungo termine. Con un semplice cianciolo in un colpo solo si cancella un branco di ricciole che da millenni seguivano le orme chimiche dei loro genitori. Cosa resta alla comunità? Certo se il pesce rimanesse in regione sarebbe meglio per chi ci vive. Dopo pochi anni il pesce tornerebbe in abbondanza a vivere in un luogo sicuro e la Sardegna ritroverebbe le sue tradizioni. Quale politico sarà in grado di convincere i sardi della necessità di proteggere il mar di Sardegna prima che sia completamente deserto?

Eppure gli esempi non mancano. Tanto per dirne uno: Lavezzi. A lavezzi non si può fare nulla,anzi scusate,si può osservare la natura all’opera. Nel parco delle bocche di Bonifacio solo alcuni pescatori professionisti hanno diritto di esercizio. I risultati sono visibili. La cernia bruna è presente in grande quantità. Cosa stiamo aspettando? Ripeto, bisogna agire a monte e a valle. A monte con la cultura,a valle limitando la vendita e la movimentazione della risorsa. Per me un milanese può prendere l’aereo e venire a Olbia a mangiare una ricciola. Certo le mie sono soltanto opinioni,per ora. Quel che non è un’opinione è la rarefazione delle risorse ittiche. In adriatico i pescatori hanno ucciso le loro mucche ed ora resta soltanto l’amarezza ( vedi l’assassinio del mare,annozero,di Roberto Pozzan).

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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