Una giornata diversa

Oggi niente spazzatura. Nelle vele di Velabonda il vento del sud,caldo e deciso,a tratti bugiardo. Siamo stati noi,gli ultimi amici di Mauro,quelli che dicono e poi vanno ad andare a prenderlo. Siamo partiti in tre: Velabonda,Enrico detto il Liz ed io e siamo tornati in quattro da Budelli. “Molla sottovento!” e hoplà,usciti. Una giravolta e la randa era su,nel cielo grigio. Pochi minuti dopo la pace tra uomo e natura era di nuovo ristabilita. Le vele sembravano nuvole. La magia del baffo di prua sorrideva al mare. L’orizzonte tra le isole come un incotro tra due mondi. La gioia della partenza,la pace del viaggio,il brivido dell’arrivo. Appena partiti una brezza tiepida e leggera,il mare pareva un soave mantello.

Velabonda sussurra all’orecchio i suoi stridolii e mi dice se va tutto bene. Quando trema c’è da cazzare il genoa. Quando fa rumore bisogna poggiare. Se invece non dice nulla e sembra un po’ mogia un orzatina…Poi d’improvviso comincia a gridare e quindi le prendo la mano. Allora felice si mette a cantare ed io con lei.

Dal mare non ci allontaneremo mai. Le sue profondità sono le nostre. Le sue onde sono il nostro respiro. Non possiamo che ammirare la sua immensità e pace. Persino nella burrasca la sua presenza è per noi marinai un conforto. Non potete purtroppo capire,nè capirete mai voi che non siete marinai.

Voi che non siete marinai.

Voi che non siete marinai non capirete mai,

quel che proviamo noi,quel prima o poi,

quel vento bastardo,dritto sul muso

ed il sale marino che ti incrosta il viso

e quel bisogno diperato di essere un pò amato.

Senza farlo vedere,facendo il tuo dovere.

In un mare di guai,non lo capirete mai,

cosa vuol dire trenta nodi,senza gloria nè lodi.

Senza casa,senza famiglia e l’angoscia che ti piglia.

Perchè sei diverso,col naso di traverso,

che quando pesta ci sei solo tu che sai,

non lo capirete mai,

cosa vuol dire una straorza e il mare che rinforza

senza un porto,senza un ridosso,

bagnati fino all’osso.

Senza un cane o un gatto,al massimo con un ratto.

Voi che siete asciutti,belli o brutti,

voi che avete diritto, ad un pavimento dritto,

alla pausa dopo pranzo,

alla bistecca di manzo,

alla radio,la RAI,non lo capirete mai.

E a dire il vero neanche io,

che non credo in Dio,

me lo so spiegare questo amore per il mare.

Sarà che in fondo scappo,

su questa barca che è un tappo,

un’isola,un rifugio,un ponte,

che non potrei vivere senza vedere l’orizzonte.

Sarà anche che non c’è violenza,

a pescare con la lenza.

A mio modo di vedere il naturale,

devo morir solo,senza funerale.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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