Generazione confusa

Veniamo chiamati “baby boomer” noi nati nel dopo vietnam. La mia è una generazione divisa e confusa dove si mischiano i ricordi della nonna e le canne fumate al carnevale di Venezia. Mia nonna amava parlare e sognare. Faceva i porcini impanati,la peperonata e la pasta e fagioli. Nei suoi racconti c’era il principe azzurro,c’era sua maestà. C’era Mussolini e Badoglio. C’era Berlusconi ,che votava per paura che le togliessero le avvincenti puntate di Dallas dove,mentre stirava, ripercorreva il dramma della donna. Mio nonno invece era un tipo austero di quelli che non parlano molto coi nipoti. Ascoltavamo in silenzio il GR1. Seguivamo il giro d’Italia. Ex alpino,ex capitano dei carabinieri a cavallo,ex povero prima di sposare mia nonna e poi di nuovo povero dopo aver sperperato tutti i soldi che lei aveva ereditato. Vecchio fin dalla nascita,così lo vedevo io che ero soltanto un bambino parcheggiato dai nonni per problemi a casa. Mia nonna appena ventenne e mio nonno quarantacinque suonati in veste di principe all’altare. Un cuore rapito nel sonno,un triste risveglio da serva per mia nonna obbligata ad accudire un vecchio arrogante. Niente divorzio a quell’epoca,solo rimpianti e lacrime. E sogni. Quelli trasmessi ai lori figli,i nostri genitori. Sogni di anziani in chiave intellettuale. Mentre agli uomini durante il boom economico che seguì il piano Marshall era aperta la strada del successo, per le donne si delineava un’orizzonte quanto mai incerto,precario e complicato. Per queste donne che erano scappate, ancora bambine in cantina durante i bolbardamenti difficile non voler essere libere. Difficile accettare in silenzio che nulla per loro sarebbe cambiato. Il principe era ormai scappato all’estero con il padre Vittorio Emanuele. Per loro un’incrocio: accettare o lottare. O tutti e due. Oppure la droga che arrivò per calmare gli animi e che colpì duramente i sogni delle nostre madri. Agli uomini oltre alla droga fù dato il sesso,tanto per cambiare all’uomo in regalo una donna. In tv cominciarono a vedersi le gambe. Alla pressione del 68′ fu inevitabile concedere il divorzio e quasi tutte le donne divorziarono. Il divorzio fu una conquista della donna perché nessun uomo voleva rinunciare alla serva.Certo gli uomini non capivano cosa volessero all’improvviso le donne. A dir la verità anche moltissime donne,specialmente al sud non capivano i movimenti femministi. Non erano in grado di capire perché erano sempre state in casa o in fabbrica e non avevano mai comprato un giornale. Erano state educate dalle suore mentre gli uomini discutevano di politica al bar. Nelle città però le nostre madri continuavano a sognare. Di più : si misero a studiare. Acquisirono competenze che grazie alla loro specificità divennero molto ricercate. Ma furono poche a fare carriera e nessuna di loro fu capace di trovare un compagno all’altezza della situazione. Non solo,furono discriminate ed il loro cuore si indurì. Altre donne di quell’epoca furono scaraventate in strada,preda degli uomini e strumento per la chiesa che le usò cole monito. Alcune trovarono il modo di sfruttare gli uomini e cambiarono sesso al loro cervello ma il risultato non fu molto differente per la famiglia . La stragrande maggioranza però diventò come una mela che resta attaccata al ramo. Smise persino di sognare poiché ai sogni seguiva sempre lo stesso triste risveglio. Al loro fianco un’uomo bambino. Uno stupido essere pieno di vanità,finto orgoglio,ipocrisia ed arrogante maschilismo. Da imboccare,vestire,stirare,curare. Da accontentare in tutto.

Il mistero più grande per me è il mistero della mia nascita. Come è stato possibile per mia madre,che aveva capito,accettare di fare un figlio con un tale deficente? Deficere significa non avere. Questi uomini non avevano sogni perché dormivano un sonno profondo cullati dalle loro mogli. Come potevano avere una coscienza? Eppure ci fù un vero e proprio boom di nascite poiché in quel periodo ancora le donne speravano di sfuggire all’ opprimente famiglia nativa dove erano trattate come esseri inferiori,come stupide o zitelle. Ma l’emancipazione non avviene mai attraverso una scorciatoia. Per quella bisogna studiare e lottare ma molte non avevano i mezzi. Alle donne andavano in eredità i piatti,le pentole,le lenzuola. Il corredo per il matrimonio. Ai maschi le case,le terre. La visione donna-oggetto casa,cucina e poi a letto era ancora molto forte. Quale orribile risveglio fu per le nostre madri vedere che i figli non erano portatori di indipendenza ma un’altro giogo. Questo il contesto in cui nacque la mia generazione. La famiglia venne distrutta da un sogno irraggiungibile. Quello dell’uguaglianza tra i sessi.

La nostra generazione è calata nel cerchio della confusione e non ha più il coraggio di affrontare l’impegno della prole. Le donne non ci credono più e l’uomo fino a che non diventa padre è un bambino. Le nostre madri non potendo non amarci ma odiando l’uomo che è in noi hanno inibito il nostro senso paterno. Le nostre donne non sono più le madri dei nostri figli ma le madri della terra, la pacha mama. Si danno all’arte,all’ agricoltura biologica mentre fanno sogni psichedelici intorno alla misera fiammella della stufa a pellet. Non lavorano ma fanno esperienze di vita. Restano bambine che giocano. Quanto a noi,senza una compagna che possa anche essere una madre per i nostri figli siamo soltanto degli esseri solitari. Dei bambini cresciuti da soli. Da soli splendiamo di luce propria ma la nostra luce si perde nel vuoto spazio del mondo virtuale che avanza. Quale via d’uscita per un mondo avvolto dal fumo dei rifiuti che bruciano? Quei pochi che sono gli eredi dei nostri sogni,i figli dei baby boomer,quale sogno daranno ai loro figli? I nostri figli sembrano essere dentro una crisalide. Si trasformeranno mai in farfalla pur sapendo che la farfalla vive soltanto un giorno?

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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