Quando c’era l’avventura

Avete mai provato a leggere “Moby Dick”oppure “Isole nella Corrente” andando alla bovisa a lavorare sulla 90, la filovia che gira sulla circonvallazione esterna ,in una mattina d’inverno a Milano? Io l’ho fatto. Avevo 20 anni e tutto il mondo da scoprire. Non c’era il gps,il telefonino e mia mamma quando telefonavi ai nonni,che stavano a Sanremo diceva: ” sbrigati Giovanni che è un interurbana!”. Altri tempi. Il telefono era appeso al muro ed era nero,della sip. Oppure grigio e quando chiamavi dovevi girare la rotella e guardare l’agenda,tutta piena di scarabocchi. A quell’epoca i numeri importanti li sapevi a memoria.Il muro di Berlino era ancora in piedi e le nostre balde truppe schierate sul fronte dell’est per proteggerci dal comunismo. C’era la DC di Andreotti. C’era Almirante,Berlinguer e Indro Montanelli dirigeva ancora il giornale. Si facevano i sit in,le manifestazioni. Inutile dire che il web non esisteva. Nel bel mezzo di Milano la Farmitalia,una fabbrica di medicinali,scaricava le sue scie chimiche sputando un denso fumo verdastro dalle basse ciminiere. Mia madre entrava in stanza alle sei e dopo averci svegliati alzava la serranda e apriva la finestra lasciando entrare tutto lo schifo di Milano. Io guardavo quel cielo grigio col naso perennemente intasato.

Di fianco alla fabbrica c’era l’asilo e la scuola elementare. Fin da piccoli i milanesi imparavano a tossire.Ricordo come fosse ieri le botte con un mio coetaneo alla scuola elementare. Villella era il cattivo della scuola e rotolandomi per terra dopo una breve discussione ottenni il rispetto da Bedeschi,quello che dava i pugni in faccia. Con quest’ultimo in quinta elementare uscivo di nascosto da scuola e sulla Graziella,lui alla guida io dietro in piedi, andavamo alla fermata del metrò di piazza Cavour,a mangiare gli hotdog. Da li verso il castello sforzesco e poi al parco Sempione. Ritorno a scuola prima della fine della ricreazione. Ricordo le altre botte, quelle che si davano alle medie i ragazzi di terza. Ricordo che a baggio iniziava la campagna. In viale Caterina da Forlì c’era un’ incrocio dove andavamo a vedere gli schianti in auto. Erano tempi in cui nessuno sapeva dov’eri. A gaggiano iniziava l’avventura vera. C’erano le cave di sabbia abbandonate dove andavamo a pescare i pesci gatto e i boccaloni. C’erano le roggie che passavano sotto il naviglio. Dentro le rogge tutto quello che un ragazzo come me potesse sognare. Quando lanciavi l’esca ti immaginavi un mostro.L’America era lontana ma a noi non importava. Appena potevo andavo sul fiume. Dapprima con i mezzi pubblici. Autobus,metropolitana,treno. Una delle nostre mete preferite eraSesto Calende,dove il Ticino esce dal lago Maggiore. Affittavamo una barca a remi per andare a pesca di lucci e persici con il vivo o con il cucchiaino. Partivamo da Milano alle sette e ci si incontrava alla stazione di Cadorna,ferrovie nord.Erano i tempi dei calico cat,dei martin,dei mepps e naturalmente dei rapala. La barca costava 500 lire l’ora. Ti venivano dati i remi,un peso da usare come ancora con una corda,un secchio e un salvagente. Passato il ponte di ferro della ferrovia,nel silenzio del canneto l’avventura cominciava….

Un’altra meta era Cassano d’Adda. Da casa dovevo prendere la 67 e poi la metropolitana verso gongorzola e poi al capolinea l’autobus extraurbano,poi tre km a piedi poi, finalmente l’acqua! Nel cammino si incrociava la Muzza che era un canale scolmatore verdastro con le alghe che ondeggiavano. Delle volte dal ponte vedevi le schiene dei pighi o dei barbi e non sapevi come fare a pescarli perché era un canale dove la corrente era forte. Passato il ponte arrivavi al vero fiume,l’Adda ma prima dovevi camminare un’ora sui ciottoli. Ma ne valeva la pena. La pace e l’armonia che sprigiona il fiume è unica. Unici sono quei momenti che ricordo uno per uno. Ogni singolo pesce pescato o mancato o visto era raccontato. Eravamo tutti pieni di poesia e di storie da raccontare. Ma già allora non è che fossimo molti ad accorgerci di quel che accadeva sul fiume. Adesso poi….. Adesso è cambiato tutto,come sempre. È cambiato il presente ed è cambiato il futuro. Soltanto il passato non cambia mai. Il passato conteneva l’avventura e ora non stupiscono più quelle cose. La natura non stupisce più i nostri giovani ed è per questo che nessuno se ne occupa. Il giovane Melville oggi mangerebbe sushi davanti allo schermo. Il suo bianco leviatano non impressiona più nessuno.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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