Il tifo,che brutta malattia.

Il tifo si sà,è una brutta malattia. Quando la prendi non te ne accorgi. Da bambino,col papà a vedere la partita,oppure ai comizi di quartiere o ascoltando i discorsi dei grandi, la prendi ma per diversi anni ne resti portatore sano. Poi lentamente la malattia prende il sopravvento e ti ammali davvero. Sintomatico disturbo di questa malattia è l’incapacità,momentanea oppure cronica di giudicare. Il tifo è una malattia subdola che come un parassita ti infetta per guidarti. Il fine della malattia è la dittatura del pensiero. Come una matrice,il tifo crea nella mente infetta un mondo irreale dove si agitano gli spettri del complotto globale,degli inciuci,degli arbitraggi pilotati,delle invasioni,della perdita d’identità e dei valori morali. Il tifo è una malattia autoimmune e cioè si serve del sistema immunitario ingannandolo per distruggere le cellule sane e dominare il sistema fino ad arrivare alla completa distruzione dell’organismo oppure fino al suo stato vegetativo. Varie terapie sono state tentate senza successo: sentenze di tribunale,moviola,scandalo Moggi,risultati economici raggiunti,dati sulla disoccupazione……Niente da fare. Chi si ammala di tifo,tiferà per sempre quella squadra sia essa di calcio,di governo oppure una delle tante squadracce che in questi giorni picchia duro sui poveri. La ricerca e la scienza paiono impotenti ma c’è una cura che in alcuni paesi ha dato buoni risultati. Si chiama cultura. È una nuovissima teoria che si basa sul concetto più ampio dell’olistica dell’informazione. Pare confermato che in presenza di un’alta percentuale di nozioni,nei più diversi campi di studio,inibirebbe il formarsi dei grumi d’ignoranza che sono il principale veicolo del tifo. Le grandi industrie farmaceutiche come Harvard,Yale,Oxford e anche l’italiana Bocconi hanno elaborato delle pillole che purtroppo sono ancora troppo costose per il popolo che si deve accontentare dei palliativi come i manganelli e gli insulti. In qualche paese si è tentato di distribuire gratuitamente queste medicine ma l’infezione,essendo autoimmune è riuscita trasformare la terapia in un attacco al sistema. Vi sono tracce di questa malattia fin dall’antichità è c’è chi sostiene che essa sia parte dell’origine dell’uomo. È mia ferma convinzione che tale affermazione sia il frutto di qualche mente infetta dalla stessa malattia. L’uomo non nasce malato di tifo ma diventa tifoso poiché ignorante. In realtà, essendo il tifo di cui parlo una malattia immaginaria,che ha però purtroppo gravi reali conseguenze,per combatterla basta l’immaginazione. Immaginando un mondo senza confini,senza differenze di genere,di religione ma soprattutto senza differenze di reddito si può immediatamente guarire dal tifo. Essendo l’immaginazione un pensiero ed essendo il pensiero un bene inestimabile eppure gratuito,possiamo quindi procedere alla realizzazione di una società che invece di tendere all’accumulo delle ricchezze tenda all’armonia tra gli esseri che popolano questo pianeta. Non più società diverse ma diverse culture. Le culture sono la cura del tifo ma i tifosi purtroppo se la prendono con esse. Il tifo contrappone le culture mentre la cultura le unisce. Se la monosocietà dei consumi, basata sul capitale non terrà conto dell’importanza delle culture,scomparirà la cura del tifo e la malattia avrà raggiunto il suo scopo: la monocultura.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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