Zona Bandinu

Oggi ho incontrato Rita che vive ad Olbia nel quartiere Bandinu. Il quartiere Bandinu,come tutta Olbia del resto,è cresciuto random,senza un piano regolatore. Le case sono sorte sui canali,nella palude,lu poddiu,dove l’acqua si accumula quando piove forte e per giorni. Ancora visibili le tracce dell’alluvione del 2013, ancora vivo il ricordo dei morti. Rita mi ha aggredito con la sua grinta e mi ha colpito,come al solito con il suo viso,quello della Sardegna. Una Sardegna piena di passione,rabbia e dolore. Piena di di gioia,cocciuta ma fragile,delicata,selvaggia e bellissima. Rita mi ha portato in giro per il quartiere,mi ha mostrato i suoi gioielli trascurati. Ho visto in mezzo alle case e ai rifiuti gli anemoni blu,mentre raccoglieva asparagi selvatici insieme alla sua amica. Ho visto le rocce granitiche millenarie taggate dai ragazzi,le piste e le cunette fatte per saltare in bicicletta,perché non c’è nemmeno uno skate park ad Olbia, quello che c’era è andato a fuoco nel 2015. Ho visto il giaciglio della donna senza tetto che dorme all’aperto. Ho visto le guaine di plastica dei cavi rubati forse dagli zingari che prendono il rame e buttano via il resto.

Abbiamo parlato io e Rita,di cosa fare e di come farlo. Mentre passavamo di fianco ad un motorino gettato dalla strada,nel cuore della Sardegna, abbiamo discusso di come fosse possibile che la gente facesse queste cose. Di come fosse facile scaricare la colpa sul comune e sulle istituzioni. Di come fosse difficile far cambiare la gente. Mentre la natura in silenzio ci osservava,con le sue tartarughe e i suoi fiori,noi discutevamo del loro futuro. Le rocce,disposte da sempre ad anfiteatro ci ascoltavano ispirandoci. Dalla rabbia siamo lentamente passati alla tristezza. Il cuore della Sardegna è ferito,imbrattato,gettato via. La pecora ed il suo agnello che bela disperato dentro il recinto fatto di reti di plastica e filo spinato. Nessuno che ascolti la pecora ferita,nessuno che ascolti la voce del popolo sardo perché non parla la lingua dei soldi.

Ma noi siamo qui. E dopo la rabbia e la tristezza viene di nuovo la rabbia e la voglia di fare. Noi ascoltiamo chi soffre e soffrendo anche noi con loro ci muoviamo e ci organizziamo. Noi denunciamo e ci alziamo presto con rastrello,guanti e sacchi e parole e sudore. E speranza e volontà. Noi ci uniamo in un esempio di civiltà. In un semplice gesto si incarna l’amore. Per ridare la dignità alla nostra amata terra. Per crescere e far crescere. Le zone abbandonate sono una grande opportunità. La comunità,una volta bonificate può sfruttare a pieno la loro bellezza. Basta togliere un materasso,una bombola,una scala e farne una scultura. Dare nuove forme e colori al disegno sulla roccia. Togliere le bottiglie dai fiori e metterci dentro dei fiori. Ci vuole poco per sistemare le cose.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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