Il colore dell’ambientalismo

La sinistra ha più o meno sempre rivendicato le tematiche ambientali come parte integrante della sua ideologia. Possiamo quindi affermare che il colore dell’ecologia è il rosso? Non direi proprio. Destra e sinistra hanno sempre considerato la gestione dei soldi una priorità. Mentre alla politica è permesso e anzi,utile, ai fini elettorali, parlare di ambientalismo e di ecologia, alle associazioni ambientaliste è categoricamente vietato parlare di politica. Infatti, nello statuto delle associazioni no profit come Velapuliamo è scritto,nero su bianco: ” l’associazione è Apolitica…..”. La politica, per citare l’enciclopedia Treccani, è: ” La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica; le norme, i principî, le regole della p.; scrivere, trattare, discutere di politica.”. Quindi le politiche ambientali fanno parte del programma delle singole forze in campo. Ma è possibile che una nuova forza politica, come quella dei verdi, nel lontano 1990, appaia di nuovo in Italia? Penso proprio di si. Le tematiche ambientali saranno presto al centro del dibattito politico. Una nuova forza, capace di attirare consenso attraverso queste tematiche sarebbe senz’altro apprezzata. Dentro quel 30% di astenuti, che sono il vero primo “partito”, c’è molta delusione per la politica.Il tentativo di Berlusconi di attrarre consenso, attraverso il movimento animalista, si è scontrato con la sua personale storia ma era appunto un tentativo di raccogliere il consenso fuori dalla politica.

Moltissime persone vivono in solitudine, accompagnate da un cane o un gatto. Con la frase: ” Gli animali sono meglio degli uomini” essi esprimono la delusione di chi, per anni, ha visto la finanza schiacciare i principî. Andando a passeggio con il cagnolino Bobby, in mezzo a discariche abusive, ai quartieri degradati e ai barboni, sempre più numerosi,la percezione è che l’ambiente si sia non poco degradato, soprattutto nelle periferie delle città . Occorrerebbe ridare speranza con azioni concrete a tutte queste persone che addirittura non credono nemmeno più nella democrazia. Il vero problema non è la mancanza di democrazia ma la crescente sfiducia in essa. Le ultime consultazioni hanno messo in risalto questo dato, praticamente ignorato dai media: il 30% non ha votato. Malgrado il M5S abbia ottenuto un ottimo risultato e la coalizione di Centrodestra abbia la maggioranza relativa, quest’ultimo aggettivo, relativa, da la vittoria alla sfiducia, incarnata da quel 30% che non si sente rappresentato. Peggio: queste persone non credono di contare. È davvero un peccato perché sicuramente, se si unissero conterebbero eccome. Il M5S ha avuto il grande pregio di far tornare i giovani alla politica. Per cambiare la classe dirigente del paese.

Adesso però sarebbe ora di parlare con quel 30% che non ha votato e anche con quelle persone che hanno votato soltanto per cancellare una classe politica corrotta e inefficiente. Sarebbe ora che l’Italia avesse di nuovo un movimento politico ambientalista. Essere ambientalisti non significa difendere gli animali. Non significa proteggere gli agnellini o dare sgravi fiscali sull’acquisto del cibo per cani. Nell’ambiente non ci vivono solo gli animali. L’ambiente è il teatro di tutto. Essere ambientalisti significa prima di tutto occuparsi delle persone che vogliono l’acqua da bere,il mare per nuotare e i giardini per giocare. La viabilità è ambientalismo e così pure l’alimentazione. Nel mondo globalizzato ogni legge varata, comprese quelle del commercio e della finanza, hanno delle ripercussioni sull’ambiente . Mentre si presentano il DEF,si distribuiscono sussidi, e si trivella l’Adriatico, senza nemmeno consultare i cittadini , il cielo diventa irrespirabile,il mare non più balneabile e la terra sterile. Essere ambientalisti significa pensare al bene del paese, quello più importante: l’aria,la terra e l’acqua. Al tavolo delle trattative bisognerà per forza invitare dei biologi, dei chimici, degli scienziati ma essi, in quanto tecnici e non politici non saranno ascoltati.


Nel quadro politico italiano, in un paese che vanta una grande biodiversità, manca completamente un partito che parta dall’ambiente per decidere le politiche. La stella dedicata all’ambiente nell’M5S è purtroppo ancora poca cosa ed è comunque sottostante alle decisioni politiche di tipo finanziario. Certo qualcuno obbietterà che non si può attuare una politica ambientale senza tener conto dei risvolti economici ma è come dire che il medico, nella prescrizione della cura, debba tener conto in primo luogo della salute del conto in banca del paziente senza preoccuparsi del fatto che il paziente stia morendo. Che la terra sia malata è fuori discussione, resta da vedere se i cittadini sono o no pronti alla lotta e al sacrificio per curarla. In definitiva, il colore dell’ambientalismo dovrebbe essere il rosso dell’alga che uccide il mare, il blu del metano che uccide il cielo e il giallo dei fosfati,dello zolfo e degli altri agenti inquinanti che uccidono la terra. Tutti insieme questi colori danno origine ad un grigio grido di allarme che, trasportato in una politica priva da ideologie del passato, può trovar voce in un partito che chieda semplicemente un mondo pulito. Al mondo dei privati interessi spetterà il compito di adattarsi alle nuove regole.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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