L’onda acefala.

Chi mi conosce sa che sono un sognatore. Il problema è che i sogni che faccio da quando mi sono messo in testa di fare il paladino dell’ambiente non mi fanno più dormire. Mentre non dormo sogno di un mare di plastica solcato da veloci scafi in vetroresina che hanno delle vele in mylar. Mi trovo su di una di queste imbarcazioni.Issando le vele incrocio dei pescatori che stanno pescando,con reti di plastica, altre reti di plastica. Sento urlare: ” bastardi,figli di puttana,ve la faremo pagare!” Distratto da queste urla, finisco dritto negli allevamenti di cozze e la mia barca di plastica rimane incastrata nelle retine in polipropilene. Afferro una boa in pvc e tiro con forza. Comincio a salpare una corda di nylon che pare non finire mai. Mentre salpo l’interminabile corda di nylon, appaiono i rifiuti ad essa attaccati: una bottiglia in pet,una tanica in poliuretano ,un bidoncino blu in poliestere ,un galleggiante arancione in polietilene,una matassa di lenza in dacron,un materassino non più gonfiabile in pcb,una cassetta in polistirolo,un btp,un crt,un sms…….Il sogno continua all’infinito e si odono grida lontane: “che cazzo vuoi?, chi cazzo sei? Stai zitto,zittoooooooooooo” con la coda dell’occhio vedo un ombra avvicinarsi. Il cielo diventa grigio soldatino tedesco di quelli con cui giocavo da piccolo con mio fratello maggiore che vinceva sempre lui. Mi giro ed eccola là: l’onda acefala. È fatta di corpi senza testa. Dai vestiti riconosco i poliziotti,i professori,i pescatori,i cozzari,i sindaci e i vicesindaci. Ci sono anche donne. Segretarie,casalinghe,direttrici,maestre. Nessuno fa niente. Si lasciano rotolare sbattendo gli uni contro gli altri. Parlano tutti ma nessuno ascolta. Nel mezzo della bara-onda si formano dei gruppetti che discutono. Da quel che capisco sono tutti daccordo sulle colpe ma nessuno trova la ragione. Li per li non faccio caso a un dettaglio: sono tutti adulti. SONO TUTTI ADULTI CAZZO. Spengo il computer.

Dov’è mio figlio? Dove sono i miei nipoti? Devo prlare con un ragazzo, loro diranno qualcosa,farànno qualcosa. Oppure staranno zitti ma di sicuro non mentiranno. Ascolteranno in silenzio un padre impigliato. Libereranno la mia barca dalla plastica che non mi fa scappare. Col loro semplice sorriso mi rimetteranno nel mare. I ragazzi sanno come fare a liberare i sognatori. Sanno sempre cosa fare. Già, dovremmo lasciar fare ai ragazzi.

Ma poi tornato libero che farò? Dove potrà mai andare un sognatore per non farsi raggiungere dai sogni di plastica? Le onde acefale si propagano per generazioni e generazioni. L’impatto che le ha generate è di tipo antropico-acerebro. La leggenda narra di un tempo in cui la gente viveva in pace. Avevano ancora l’uso del cervello e si riunivano vicino al fuoco,che facevano bruciando la legna,per discutere. Riuscivano persino a mettersi daccordo. Ma poi tutto cambiò per sempre,in meglio ovviamente. Arrivò il progresso. Arrivò la plastica. Persero per sempre la capacità di adattarsi e cominciarono a modificare l’ambiente circostante e persero la testa. Ci furono tutta una serie di mutazioni che portarono in fine alla nascita dell’homo unsapiens. Purtroppo a qualcuno è rimasto un cervello e con quello vede cose che non vedono gli altri. Cose brutte da dire,impossibili da fare e comunque non oggi, non così e di sicuro non con te. Cercherò di non sognare. Ecco che farò. La finirò con i sogni e vivrò in pace col mondo di plastica. Basterà tapparmi gli occhi e le orecchie ma soprattutto la bocca. Resterebbe il naso. Meglio tagliarsi la testa ed entrare nell’onda acefala. Salire poi sulla cattedra e surfare. Col dito sul mouse di silicone e l’unghia smaltata di verde,cliccare su “share” e condividere il video dei pinguini sull’isola di plastica. Osservando da sotto le ciglia di plastica gli smile sullo smartphone. Dire anch’io ” stronzi dimmerda,bastardi,che schifooooo” mentre rotolo serenamente indignato.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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