Sensibilizzare non è la soluzione.

Povertà e plasica.

Il 60% della plastica mondiale che finisce in mare proviene dall’Asia. L’Asia è il continente dei poveri, basta guardare il coefficente Gini.

«Dal 1990 al 2012, il coefficiente Gini – una convenzione che misura la disparità di reddito – in Cina è drammaticamente cresciuto da 0,37 a 0,51 (dove 0 rappresenta la parità di reddito perfetta, 1 la disparità di reddito perfetta). È aumentato anche in India, da 0,43 a 0,48. E perfino le quattro “Tigri Asiatiche” – Hong Kong, Singapore, Corea del Sud e Taiwan – che precedentemente avevano saputo crescere più equamente, ultimamente stanno registrando una disparità di reddito in aumento. In Corea del Sud, ad esempio, la porzione di reddito detenuta dal top 10 per cento è salita dal 29 per cento del 1995 al 45 percento del 2013″

In africa e in sud America la situazione non è dissimile. Nel 2016 si stimava che l’1% della popolazione mondiale possedesse circa il 50% della ricchezza totale del pianeta. Parlare dunque di sensibilizzazione alle problematiche ambientali quando la disparità è tale da non permettere la nascita di una reale consapevolezza assomiglia molto ad ipocrisia. Provate a fare un giro a Dakar o a Calcutta e chiedete nei rioni poveri se sono disposti a venire a vedere un video sui delfini spiaggiati e vi renderete presto conto che essi sono molto più sensibili di noi al riguardo. In compenso togliere loro quel sacchetto di patatine,quella bibita o quello smartphone potrebbe avere delle conseguenze dirette sull’ambiente ma anche sul reddito di chi li produce.

Sensibilizzare costa.

Non sono in grado di dare lezioni di economia globale ma posso facilmente immaginare quale enorme voragine si aprirebbe nella bilancia commerciale dei paesi produttori di materiali derivati dal petrolio , se tutti i poveri al mondo,che sono quasi l’80% della popolazione mondiale smettessero di consumare plastica. In aggiunta a questo costo bisogna calcolare lo sforzo per arrivare a creare la consapevolezza necessaria affinché ciò avvenga. La sensibilità passa attraverso i media e i media costano. Per non parlare della cultura di base necessaria per assimilare le informazioni,elaborarle ed infine agire di conseguenza. Nei paesi del terzo mondo mancano le scuole e centinaia di milioni di persone sono ancora analfabete. Pensiamo poi a quello che abbiamo raggiunto in Italia in termini di sensibilizzazione. Spendiamo in Italia cifre irrisorie rispetto a questo tema e infatti siamo i primi grandi distruttori del Mediterraneo. Cemento,ethernit,plastica e adesso anche le trivelle e l’air gun.E non è un caso se non spendiamo in sensibilizzazione. Ad esempio non si può far troppo notare che in Sardegna ci sono rifiuti poiché ciò farebbe calare il turismo e quindi la sensibilizzazione avrebbe un costo indiretto. Anche la mia piccola associazione può arrecare un grave danno d’immagine pubblicando le foto delle spiagge invase dalle retine delle cozze,altro comparto economico importante della regione che subirebbe perdite economiche.

Sensibilizzare da fastidio

Quando poi personalmente ti ritrovi isolato, per aver dimostrato troppa sensibilità al problema dei rifiuti,ti accorgi che se vuoi fare qualcosa di utile all’ambiente le parole non servono,devi avere un piano b. Ho detto in varie sedi quello che mi sembrava un’evidenza, e cioè la situazione dei rifiuti in casa nostra. Questi soggetti hanno tutti reagito stizziti dicendo che non è così che si deve parlare. Parlare dei rifiuti in “generale” è molto meno fastidioso,ma anche meno utile. Come da fastidio ai Maddalenini sentir parlar dei rifiuti a Maddalena,cosi da fastidio ai milanesi,ai cozzari e ai pescatori essere additati come responsabili. Il rifiuto del proprio rifiuto è una costante nei dibattiti ai quali assisto. Ovviamente se spostiamo il piano a più alti livelli verranno esposte mille ragioni per le quali non bisogna parlare di questo o quel rifiuto. Così la trivellazione del l’Adriatico ad esempio diventa una questione ” strategica” che non può essere messa in discussione dalla sensibilità del popolo con un referendum che tra l’altro sarebbe comunque ignorato.

Aiutarli a casa loro

È brutto da dire ma i poveri disperati che muoiono tentando di scappare dal l’orrore e dalla povertà sono trattati esattamente come il marine litter. Si parla di aiutarli a casa loro e gli si gettano bombe sulle case. A quei rifiuti umani viene negato l’aiuto con la scusa che bisognerebbe aiutarli a casa loro e che tirarli fuori dall’acqua ed accoglierli non è la soluzione. Dando carta bianca agli aguzzini che vendono le persone come schiavi ,ce ne laviamo le mani. Addirittura arriviamo al punto di respingere una donna incinta facendola morire di freddo. Quella mano negata,e la stessa negazione del problema, sono esattamente uguali al problema dei rifiuti: andrebbero tolti dal mare e dalle spiagge,punto. Aspettare che a casa loro,una casa che non c’è più,essi crescano economicamente e diventino,al pari di noi,sensibili al problema dei rifiuti è semplice demagogia. Noi creiamo quello che finisce nel mare e ci arricchiamo alle spalle di chi secondo noi dovrebbe cambiare poi diciamo che c’è un problema di invasione, che sono dei rifiuti e che non è nostra competenza e non ce ne occupiamo.

Aiutiamoci a casa nostra

Gli oceani sono vastissimi e incontrollabili. Alle loro sponde si affacciano i paesi più poveri al mondo. Il nemico,il rifiuto, sono i poveri. Per combattere efficacemente i rifiuti bisogna combattere la povertà che è come dire che dovremmo rinunciare ad una fetta importante della nostra ricchezza,cosa che non faremo mai. Il Mediterraneo invece è un mare chiuso al quale si affacciano alcuni tra i paesi più ricchi del mondo. Il Mediterraneo è la nostra casa. Non dovrebbe essere troppo complicato pulirla ogni tanto. Si dice,delle microplastiche, che esse siano piccolissime e che sono impossibili da raccogliere. Bisogna assolutamente evitare che esse raggiungano il mare. Si sa che,grazie alla battaglia di Marevivo sono state bandite in Italia dai cosmetici. Perché non lo facciamo a livello europeo? Questa non sarebbe sensibilizzazione ma una misura efficace di lotta. Sappiamo che le plastiche che fuoriescono dal sistema di raccolta,parlo degli RSU, finiscono in mare per poi frantumarsi e diventare microplastiche. Chiudiamo le falle del sistema,puniamo i responsabili e andiamo a prendere velocemente quello che è stato perso,prima che ciò diventi impossibile. Non si tratta di sensibilizzazione ma di volontà politica. Un’esempio: il depuratore di Cannigione è inadeguato. Sostituiamolo. È completamente inutile dire: ricordatevi di non usare troppo shampoo,i pesci morirebbero. Un’altro esempio: le reste delle cozze finiscono in mare. Basta far pagare loro una multa salata e obbligarli a raccoglierle. Fatti,non parole,questo serve. La questione degli inceneritori è trattata giustamente da Greenpeace che sostiene che bisogna passare ad un modello sostenibile con il TMB ( trattamento meccanico biologico). Greenpeace sostiene che gli inceneritori siano costosi,inquinanti ed obsoleti. L’amministrazione di Roma sta cercando di seguire questa via. Benissimo,peccato che nel frattempo nessuno si preoccupi del fatto che mentre vengono spenti gli inceneritori e chiuse le discariche i rifiuti finiscono in mare. Dire che non bisogna trattare i rifiuti come un’emergenza è criminale. Vedere poi bruciare i depositi dei rifiuti in attesa del loro trattamento meccanico biologico è una ferita al cuore.

Perché bisogna partecipare

Organizzare delle giornate ecologiche sensibilizza molto di più perché l’esempio è sempre più efficace del verbo. Dire dall’alto della cattedra o comodamente seduti nei salotti buoni di Milano: ” dobbiamo tutti fare uno sforzo” è molto meno efficace di una giornata in riva al mare a vedere lo schifo ma anche la meraviglia della natura. Non è indifferente inoltre l’impatto visivo che i rifiuti solidi urbani esercitano nel nostro bellissimo paese. Basti pensare a quanto stridono i mozziconi gettati per terra in piazza Gae Aulenti, fiore all’occhiello della Milano da bere. Se il Mediterraneo è casa nostra,la sardegna ne è la piscina. Vedere le retine delle cozze spuntare addirittura dalla sabbia senza fare nulla è indegno. Vedere Cala Saccaia ad Olbia,il quartiere Mogadiscio,il golfo di Oristano e le sue magnifiche spiagge,orlate dai rifiuti è semplicemente scandaloso. Non ultimo aspetto la componente meccanica dei rifiuti plastici che essi esercitano sugli animali. Un semplice sacchetto può uccidere un delfino. Una retina,una corda,una lenza con un amo attaccato sono vere e proprie trappole mortali. Discutere all’infinito sulla necessità di cambiare rotta non salverà la tartaruga impigliata ma un’azione ben organizzata sì.

Velapuliamo

La ragione per la quale non mi sono particolarmente preoccupato di risultare offensivo nei confronti di chi mi ha dato la possibilità di parlare è che Velapuliamo non vuole diventare una grande organizzazione e soprattutto non vuole fare sensibilizzazione al costo di risultare ipocrita. Se qualcuno poi ha delle critiche da fare a me personalmente oppure all’associazione cui appartengo, faccia pure,magari sto sbagliando e comunque ogni confronto può essere utile. Lo faccia però pubblicamente. Faccio l’ambientalista per senso del dovere,non per ambizione. Trovo controproducente continuare a parlare di cambiamento e sensibilizzazione dimostrando,nei fatti l’esatto contrario. Velapuliamo vuole dare un semplice contributo alla lotta ai rifiuti ed essere, se possibile un esempio da seguire. La raccolta di quello che c’è sulle spiagge,sulle strade e nelle discariche abusive è la cosa più semplice ed efficace da fare. Se tutte le città avessero delle associazioni che si dedicano alla raccolta volontaria dei rifiuti, e se queste associazioni fossero sostenute ed imitate dalle amministrazioni locali, se le persone che parlano di cambiare attitudine organizzassero azioni di bonifica, e se le personalità invitate agli eventi di sensibilizzazione da loro organizzati fossero d’esempio, si potrebbe sperare in un buon risultato. Di associazioni come noi ce ne sono parecchie ma non hanno i mezzi necessari per rimuovere grandi quantità. Quando si tratta poi di occuparsi dei rifiuti abbandonati vengono sempre rifiutate le responsabilità e vengono messe in causa le mancate competenze. Semplicemente perché non c’è un immediato ritorno in termini di consenso e soprattutto perché è una spesa che nessuno vuole accollarsi. Meglio oranizzare un forum sull’ambiente ed invitare qualche persona famosa a parlare di questo o quel problema. Noi denunciamo con l’esempio, il degrado della Sardegna. Dopo l’azione volontaria dei cittadini ci vuole il controllo delle autorità preposte ed eventualmente l’azione legale nei confronti di chi inquina ripetutamente. Con l’esempio ridiamo luce ai gioielli dimenticati di cui è piena questa terra. Piuttosto di tesserarvi da noi, unitevi a noi nell’azione nel vostro quartiere e andate a raccogliere ciò che è possibile raccogliere perché un passo alla volta,insieme possiamo farcela.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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