Sotto il tappeto del qualunquismo, parte seconda.

Di quella polvere bisogna parlare, non tacere. Primo perché quella non è polvere nè rifiuti. Quello che raccolgo con la mia associazione e quello che raccolgono in mare le ong sono il prodotto della nostra società e bisogna trovare il modo di valorizzarlo. Non possiamo cambiare la direzione delle correnti e dei venti che spingono inesorabilmente i rifiuti in quel determinato luogo così come non possiamo evitare che questo fenomeno si interrompa: la plastica è dappertutto. Egualmente non possiamo fermare la gente che fugge o si muove in questo mondo globalizzato. Le persone vogliono andare dove vanno le merci che sono libere di circolare. Ma con la plastica si possono fare tante cose: si possono creare dei laboratori di sperimentazione sociale dove i bambini insegnino agli adulti che si può giocare con qualsiasi cosa. E poi capire chi siamo,cosa facciamo e dove stiamo andando per magari cambiare strada.

I pezzetti piccoli vanno divisi per colore e dimensione e poi ci facciamo dei mosaici. Nei vecchi locali abbandonati creiamo luoghi di aggregazione’ dove i vecchi e i giovani trovino una maniera positiva di stare insieme. Coi setacci i più piccoli salveranno quei granelli di buon senso nascosti da tutta quella stupidità. Le conchiglie e le corazze delle galatee torneranno a spiccare nella spiaggia ritrovata. Insieme, vecchi,adulti e bambini giocheranno a salvare gli animali. Intanto i ragazzi provenienti dai paesi più poveri, con la loro energia e la loro vitalità, tapperanno le buche delle strade e ridaranno lustro alle nostre coscienze. Porteranno conforto ai malati e agli anziani, pagheranno le nostre pensioni facendo quei lavori per i quali ci vogliono gli olii di gomito che noi purtroppo abbiamo perso nelle slot machine. Costruiranno la nuova società che sarà basata sulla solidarietà e lo sforzo comune ed i comuni comunicheranno di nuovo. Ragazzi di ogni colore costruiranno,insieme il plastico mosaico della comunione ritrovata. Così, quando finalmente saremo di nuovo uniti, Gesù potrà tornare in terra e dire che abbiamo superato brillantemente la prova.

Alzeremo il tappeto del qualunquismo e sotto di esso troveremo un germoglio al quale daremo luce ed acqua. Il nostro non è un posto qualunque: questa è la nostra terra.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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