Plastic lab

L’anno scorso, vedendo lo schifo che saltava fuori dai ginepri di cala di Villamarina a Santo Stefano e vedendo Evaluna giocare mi è venuta un’idea. Quest’idea come tutte le idee che sembrano poter avere un futuro si è sviluppata nella mia testa e,una volta sgrovigliata e radunata in argomenti più o meno sensati,l’ho proposta a diversi soggetti. Dopo qualche mese,ecco che ricevo una telefonata: Laura Pintore del WWF Young, mi dice che il WWF è interessato,che ai vertici hanno trovato l’idea fantastica e che sarà presentata,in un loro progetto, per partecipare al bando che allego qui sotto. Dopo neanche due mesi mi comunicano che abbiamo vinto la gara,arrivando secondi su 48, mica male!

allegato b_mediterraneo plastic free a partire dalle scuole sintesi

Ovviamente il progetto finale è diverso dalla mia idea iniziale. Anche Luca Bittau dell’associazione SeaMe ha partecipato alla sua realizzazione. Sono comunque fiero di aver partecipato e spero che tutti questi progetti alla fine aiutino a cambiare tendenza. Nel mio progetto, cala di Villamarina era il luogo ideale. Purtroppo dall’ente parco e dal Comune di La Maddalena non è arrivata alcuna risposta. Abbiamo deciso quindi di trovare un altro luogo e a tal proposito abbiamo individuato un’area simile nella zona della foce del fiume Liscia dove il mio amico Lorenzo Rivella svolge attività ambientaliste con la sua associazione: ” Gli amici di peppe”.

Ecco comunque il progetto iniziale,con tutte le spiegazioni, buona lettura!

Plastic lab S.Stefano

Premessa

L’Isola di S.Stefano nell’arcipelago della Maddalena e più precisamente cala di Villamarina, di fronte alla famosa roccia dell’orso, è il luogo ideale per creare un laboratorio di sperimentazione di bonifica ambientale. In questo luogo la famiglia Serra per decenni ha sfruttato le cave di granito costruendo, a tal fine un molo. La cala è protetta da tutti i quadranti ed è di facile accesso. Essendo un’isola sfruttata per decenni da un’attività di tipo industriale, S.Stefano è stata abbandonata a se stessa. Sul fondo della baia giacciono copertoni, materiali ferrosi e persino una vecchia Fiat cinquecento. Le spiaggette sono di un’estrema bellezza ma ricolme di marine litter che, abbandonato per decenni si è frantumato e ne colora la sabbia. Tutta l’isola d’altra parte è soggetta a stress ambientale causato, da una parte dall’attività turistica estiva ( presente tra l’altro, sull’isola un villaggio Valtour), dall’altra dalla presenza di presidi militari. Dell’antica lavorazione del granito restano dei locali che potrebbero essere riciclati per allestire mostre e magari creare un gift shop con i prodotti delle isole. C’è tutto un pezzo di storia italiana da valorizzare testimoniata, ad esempio dalla statua in granito di Galeazzo Ciano che giace sulla collina. Collina dalla quale si gode di un fantastico panorama tra ginepri,mirto,elicriso e lentischio. Nella cala non mancano le sorprese come una vera e propria piscina naturale, circolare, perfetta per far nuotare bambini e ragazzi dopo una lezione di storia o dopo aver lavorato sodo sul fronte del marine litter. Insomma cala di Villamarina a S.Stefano ha un grande potenziale didattico: facile da raggiungere, incantevole e bisognoso di attenzione ambientale.

Il futuro appartiene ai giovani

Cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti e cosa abbiamo intenzione di fare noi adulti per loro? Guardando Evaluna giocare a raccogliere le perline di plastica sulla spiaggia delle piscine di cala di Villamarina a S.Stefano viene da riflettere: Evaluna gioca e sorride. Certo per lei un gioco è soltanto un gioco, anche pulire una spiaggia dai rifiuti plastici arrivati da chissà dove, il cosiddetto “marine litter”! Lei non sa che cosa sia il marine litter nè perchè sia finito lì ma noi sì. Il nostro modello produttivo sta distruggendo il suo futuro ma lei sorride e raccoglie. E allora perché non sfruttare quest’energia positiva,guidandola e spronandola ad andare avanti, affinché i giovani possano crederci davvero in un futuro di spiagge pulite? Plasti free significa, da una parte attirare l’attenzione sulle conseguenze dell’attuale sistema di packaging per trovare soluzioni alternative che rispettino l’ambiente, dall’altra azzerarne o quantomeno ridurre al massimo l’impatto che esso ha una volta arrivato nei vari ecosistemi. Toccando con mano le placche di catrame accumulatosi sulle rocce e setacciando la sabbia meravigliosa ed unica delle isole dell’arcipelago della Maddalena, i ragazzi hanno la possibilità di sperimentare: entità dei danni; costi per rimettere le cose in ordine,lavorando personalmente alla bonifica; ed infine,la cosa più importante: l’assunzione della responsabilità. Adottando non soltanto una spiaggia ma un comportamento positivo, si possono cambiare le cose davvero.

Sail to clean ovvero il concetto Velapuliamo.

La vela offre molti vantaggi a chi vuole praticare un’attività a contatto con la natura. Il vento è un‘ inesauribile fonte d’energia pulita e la barca a vela è il luogo ideale dove costruire un team. Nel silenzio del non-motore i ragazzi scoprono le meraviglie del mare ed imparano a lavorare insieme. La vela riunisce un incredibile quantità di messaggi positivi ed è praticabile a qualsiasi età. Praticolarmente adatto allo scopo didattico/ricreativo è navigare nell’arcipelago della Maddalena poiché esso è sempre praticabile,ventoso e frequentato da molti mammiferi marini. Ma non è tutto: la “gita” ha anche uno scopo: la pulizia delle spiagge.

Velapuliamo significa andare in barca a vela con lo scopo di pulire le coste e le isole. L’idea mi è venuta l’anno scorso quando con un gruppetto di amici, cinque barche ed un gommone, siamo andati in spedizione alle isole dell’arcipelago della Maddalena con lo scopo appunto di togliere i rifiuti dalle coste. In due giornate, che senza calcolare il tragitto sono state in realtà, in tutto otto ore di lavoro, in cinquanta persone, divisi in squadre, abbiamo raccolto oltre due tonnellate di rifiuti. Ho contato duecentotrenta sacchi. Nei rifiuti principalmente plastica,copertoni,vetroresina,catrame,tubi. Abbiamo raccolto soltanto le cose grandi perché quelle sbriciolate erano impossibili da togliere con le mani. I rifiuti presenti erano principalmente rifiuti plastici provenienti dal mare, il cosiddetto marine litter. La ragione principale per la quale i rifiuti non vengono raccolti è che la competenza della pulizia delle isole non spetta all’ente parco ma al comune di La Maddalena che non ha molte risorse. I rifiuti da noi raccolti comunque erano li da molto tempo, diversi anni direi.Oltre che ambientalista sono anche uno skipper che da molti anni girovaga per il mondo. Se devo pensare al futuro voglio guardare alla gioia con la quale, questi giovani ragazzi, si infilavano sotto i pungenti ginepri per prendere persino i mozziconi. Dobbiamo puntate su di loro. Noi adulti abbiamo quasi distrutto il paradiso che ci era stato lasciato. Ora è tempo di riparare. Dando spazio alle idee e sostenendo le iniziative. Uniti possiamo farcela.

Definizione del progetto.

A Cala di Villamarina si può arrivare partendo da Cannigione (5 nm), da La Maddalena (2,5nm) oppure dalla vicinissima Palau che dista appena un miglio.

Una volta raggiunta l’isola, le opzioni di sbarco sono due: o ci si avvicina al molo, dove però possono prendere posto soltanto due imbarcazioni,oppure si da fondo all’ancora e si sbarca con il gommone di servizio, il cosiddetto “tender”. Da Palau parte,in estate regolarmente una chiatta che approvvigiona il villaggio Valtour quindi è possibile appoggiarsi al proprietario della chiatta e sbarcare fino a una cinquantina di persone. Il mio parere è di creare a Cala di Villamarina un laboratorio di sperimentazione ambientale, dividendo gli interventi che vanno eseguiti a piccoli gruppi. Una volta raggiunti alcuni obbiettivi sarà poi possibile organizzare visite guidate per le scolaresche che avranno come scopo principale la sensibilizzazione alle tematiche ambientali ma che potranno anche dare,attraverso l’opera di ciascuno dei partecipanti,un contributo al progetto.

Obbiettivo principale:

Il principale obbiettivo del plasti lab S.Stefano è quello di adottare una baia creando un modello che si possa poi esportare. Liberando dagli agenti inquinanti,in particolare la plastica ma non solo,un’intera baia,vogliamo dimostrare come sia possibile,con la buona volontà, restituire l’originale bellezza della natura e favorirne la biodiversità.

Obbiettivi secondari:

Sensibilizzazione delle comunità presenti sul territorio nella gestione dei rifiuti.

Raccolta di dati scentifici e divulgazione degli stessi.

Creazione di progetti didattici mirati alla conservazione ambientale,alla storia del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Sviluppo di attività sostenibili di gruppo all’aria aperta.

Sviluppo delle tecniche di bonifica ambientale.

Azioni:

Per prima cosa è necessario individuare le varie tipologie e quantità di rifiuti da rimuovere per decidere le varie tecniche da adottare. Sono presenti sui fondali della cala grandi quantità di materiali ferrosi che giacciono tra i 14 ed i 6 metri di profondità. Ad essi ci dedicheremo in ultimo poiché il loro smaltimento necessita di un accordo preliminare con le autorità marittime e con le aziende municipalizzate per lo smaltimento. Inoltre essi,per il momento non costituiscono il problema principale anche se, nell’ottica di creare un laboratorio di sperimentazione ambientale,essi possono e devono costituire materia di studio. In ogni caso,prima di cominciare a rimuovere i rifiuti,siano essi piccoli o grandi,fatta eccezione per i rifiuti pericolosi o tossici che andranno immediatamente segnalati alle autorità competenti affinché possano prendere le misure necessarie, bisogna porsi delle domande e fare alcune considerazioni:

Nel rimuovere i rifiuti quali danni all’ecosistema possono essere causati?

Quali e quanti animali e vegetali vivono dentro,sopra,sotto e intorno a tali rifiuti?

Da queste due semplici domande ne risulta che il primo vero lavoro da eseguire è una mappatura del luogo con l’ausilio di biologi. Bisogna inoltre fare un censimento delle specie presenti che sarà fondamentale per capire se gli interventi a venire avranno avuto un effetto. Bisognerà poi dividere la zona in ecosistemi e lasciare almeno un’area così com’è. Ciò darà la possibilità agli studiosi di capire come si evolve un ambiente degradato di fianco ad uno intatto e sarà di grande impatto visivo per le scolaresche che visiteranno il sito.

Fatto ciò si potrà procedere con la vera e propria bonifica che partirà dalle cose grosse e semplici da rimuovere come sacchi di plastica e bottiglie per poi andare via via sempre più a fondo e nel piccolo per arrivare a setacciare finanche la sabbia. Dei club di diving potranno essere coinvolti.

Il materiale raccolto andrà diviso,pesato e numerato. Ad ogni azione seguirà un resoconto dettagliato relativo alla tecnica impiegata e al materiale raccolto.

Con alcuni dei materiali sarà possibile proseguire nella valorizzazione del lavoro di bonifica creando delle vere e proprie opere d’arte. Mosaici e statue sono state create altrove. Con le plastiche erose dal mare e dal sole si possono costruire dei gadget che potranno essere donati o venduti.

Da non sottovalutare poi il potenziale della cala: esistono diverse costruzioni che potranno essere riqualificate. Il plastic lab potrebbe avere una sede nella quale installare un compattatore manuale. Una sala potrebbe essere adibita a museo del marine litter.

Problematiche da affrontare

Abbiamo visto quali aspetti positivi il plastic lab S.Stefano possa promuovere ma nell’avviamento del progetto bisogna considerare anche gli aspetti negativi e le varie resistenze alle quali va incontro,inevitabilmente direi,qualsiasi progetto che non abbia un risvolto prettamente economico con relative ricadute sulla popolazione locale. Come sempre accade, qualora si proponga di migliorare una situazione di degrado, coloro i quali potrebbero esserne ritenuti responsabili, si oppongono adducendo i più svariati motivi, taluni dei quali, anche se completamente assurdi, potrebbero far presa sul pubblico senso comune. Cito, non a caso questo semplice evento, a me successo, proprio a cala di Villamarina:

Dopo aver eseguito la pulizia delle varie spiagge, togliendo oltre cento sacchi di immondizia che abbiamo disposto in modo da poter essere portata via,siamo stato accusati di aver infangato l’immagine delle isole. Ora, premesso che ad infangare l’immagine delle isole sono i rifiuti e non la nostra associazione che li toglie, bisogna aggiungere però che il parco è sottoposto ad enorme stress ed ogni cosa che vi succede fa notizia. È a mio avviso necessario trovare un accordo che permetta di sviluppare il Plastci lab senza scontrarsi con l’amministrazione della Maddalena che detiene la responsabilità in termini di raccolta e smaltimento dei rifiuti. È inoltre necessario coinvolgere positivamente la guardia costiera,la forestale e ovviamente l’ente parco. L’amministrazione di La Maddalena soffre di problemi cronici nel trattamento dei rifiuti. Certo il plastic lab potrebbe dare un aiuto concreto in quanto non impegnativo in termini di quantità di rifiuti da smaltire ma significativo rispetto all’immagine, ma è necessario non creare ulteriori problemi ad un amministrazione già in difficoltà sul fronte dei rifiuti solidi urbani. La discarica di La Maddalena è stata sotto sequestro e l’anno scorso alcuni camion della raccolta rifiuti son andati a fuoco. Per diversi mesi i dipendenti della municipalizzata non sono stati retribuiti e dal 2018 il comune ha ripreso in mano la situazione avviando un progetto comunale di raccolta ma con grande difficoltà.

In poche parole le resistenze sono dovute alla mala gestione del problema rifiuti e all‘ inevitabile accumulo negli anni che è stato ed è tutt’ora sottostimato. In aggiunta va detto che, malgrado la coscienza ecologica dei Maddalenini e dei sardi tutti sia in progresso, siamo comunque in una realtà molto difficile per quel che riguarda il rispetto della natura e più in generale delle regole.

Per poter sviluppare il plastic lab è necessario:

A) coinvolgere i principali attori e cioè Forestali,Comune di La Maddalena,CP.

B) dare ampia visibilità all’evento creando se possibile enfasi

C) ridurre al minimo costi

D) ridurre al minimo l’impatto visivo dei rifiuti

Per esperienza diretta posso tranquillamente affermare che i rifiuti non li vuole vedere nessuno. Non è un trofeo da esibire ( mi è stato espressamente detto di non farlo).

Dobbiamo cercare di veicolare un messaggio POSITIVO altrimenti gli attriti ci impediranno di procedere.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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