Capitani coraggiosi, “Terra!”

Erano ormai le due del mattino quando si udì lo schianto: un fulmine colpì la maestra. L’albero cadde sottovento trascinando con se le urla degli sventurati marinai che vi si trovavano sopra,intenti a prendere l’ultima mano di terzaroli. “Uomo a mare! Uomo a mare!” urlò il nostromo. Il capitano corse al timone : ” Presto, barra sottovento!” Ma il mare ormai si era impadronito del vascello. Un’onda gigante si abbattè come una vendetta sul fianco della povera “Maybe”, la nave si inclinò e fu subito chiaro che non avrebbe resistito. ” Scialuppe a mare!” gridò Flint. Il kaos era totale. Rollando la “Maybe” danzava il suo ultimo ballo. I tuoni segnavano il tempo mentre la pioggia battente faceva da coro. La mezzana portava la Maybe all’orza e il timone non riusciva a farla poggiare. Ed eccola lì: la fine. Alta e maestosa come uno spumoso abbraccio,la mano di Poseidon in persona cadde sulla Maybe. Il capitano Flintrestò incastrato sotto una grossa botte che gli era rotolata addosso. Mentre la Maybe affondava gemendo,un raggio di luce illuminò il suo viso. La luce del giorno apparve ai suoi occhi. La sua casa,il giardino fiorito,i suoi bambini. Tutto come prima. Si alzò dal letto come se niente fosse e salutò i bambini.Mary era sdraiata nel letto ed aveva in viso l’espressione di chi non desidera nulla.

Mary aprì gli occhi nella fresca e soleggiata mattina. Flint, già sveglio,giocava con i suoi due ragazzi: Rose e Matt di sei e quattro anni. In giardino le cicale provavano a sgranchirsi le zampe riempiendo d’estate il bosco. Le rondini,strillando sfrecciavano sfiorando il terreno e facevano la spola tra il cielo e il nido dove piccoli mangiatori di insetti aspettavano impazienti i genitori. Mary si alzò dal letto e con la grazia di una farfalla appena ucita dal bozzolo si avvicinò leggera a Flint. Lui la guardò negli occhi ma negli occhi vide le creste bianche delle onde. La terra cominciò ad ondeggiare,i bambini a piangere. “Capitano,capitano Flint!” disse Rob. Il capitano aprì gli occhi sul fondo della scialuppa. Il mare era ancora grosso ma il peggio era passato. Cercò di alzarsi e si accorse che non poteva: la gamba sinistra era spezzata. Rob gli disse di stare fermo. Il mare non ce l’aveva fatta ad ucciderlo o forse era Flint che non era riuscito a morire. Il mare scorreva ancora nelle sue vene. Lentamente Flint si riprese ma la gamba era tutta blu, dal ginocchio in giù. Rob era riuscito a prendere le cose più preziose: la bussola,il coltello,del pane,una botte d’acqua ed una di ruhm. Aveva issato una vela sul piccolo albero della scialuppa ed ora filavano a tre nodi verso sud. Flint guardò Rob e disse: ” Quanto tempo ho dormito?” “Tre giorni ,Capitano”. “Abbiamo sempre navigato verso Sud?” ” Sì Capitano ” . “Bene” disse Flint, poi si sedette e prese il ruhm. Bevve un lungo sorso e poi disse a Rob, che era un semplice mozzo che non aveva ancora compiuto 17 anni: ” adesso taglia”. La scialuppa dondolava e scivolava silenziosa come un ricordo. Ogni tanto si alzava spinta dal respiro del mare per poi scendere nel cavo dell’onda. I pensieri di Flint restavano imprigionati nel suo cupo sguardo. Il ragazzo cercava di sorridere al triste capolino del suo breve viaggio. I giorni passavano ed il sale seccava le loro memorie. Dai calcoli di Flint avevano passato l’equatore ed ora vagavano in cerca di qualunque cosa potesse interrompere la monotonia dell’orizzonte. Qualcosa stava per succedere,Flint lo avvertiva. Nelle notti stellate si sentiva il soffio del leviatano che in silenzio osservava l’umana natura. Flint non voleva dormire. Il sogno era sempre in agguato. Mary,i bambini,le rondini e le cicale….. Tutte le notti lo stesso sogno. Quella mattina d’estate ,le cicale che smettono improvvisamente di far rumore… La gamba migliorava e la febbre era scesa. Flint era una forza della natura. Come una quercia dopo un incendio, Flint osservava il ramo mancante. Dopotutto gli era andata bene: ne aveva ancora tre. Il silenzio era spesso nelle calde giornate e di notte,mentre gli incubi assediavano il capitano,Rob cercava di non piangere. Un’altra luna era apparsa guardandoli dall’alto. Un insignificante puntino nell’immenso blu. Mary sorrideva e si avvicinava a Flint. I bambini piangevano e la sua mano brandiva la sciabola. Dalle labbra di Mary scendeva un rosso rivolo di sangue………………………quando ad un tratto Rob urlò: “Terra,terra!!!”

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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