Capitani Coraggiosi: Baffo.

Ci vollero ben due giorni per raggiungere quella maledetta isola. Flint sapeva che quella era un’isola sconosciuta perché conosceva tutte le isole e poteva distinguerla a prima vista. Rob era stremato a forza di remare e una volta nei pressi dell’isola,trascinarono in spiaggia la scialuppa,sul lato meno esposto. Flint si era tenuto l’osso della tibia,la carne era servita a pescare, ed ora cercava un pezzo di legno adatto a ricostruirsi la gamba. Sull’isola cerano acqua e palme da cocco e alberi di mango e uccelli marini che sembravano non aver visto mai un uomo: il peggior predatore di sempre. Non fu difficile per loro far manbassa di uova. Dopo essersi ben ripresi dal terribile naufragio,Flint decise che era ora di muoversi: “ Rob, domani all’alba ci muoveremo in direzione Nord. Se l’isola è abitata sarà meglio scoprirlo prima che siano gli abitanti a scoprirci”. Il mattino seguante,armati di coltello e lance i due partirono verso Nord, seguendo il fiume. Camminavano spediti anche se Flint ancora non riusciva a stare dritto. Mentre avanzavano,Flint non pensava a null’altro che spostare rami,scansare buche,non scivolare. Era come una macchina intenta a svolgere mansioni. Come una nube carica di elettricità e pioggia,fulmini e tuoni,Flint rovesciava su tutto quello che incontrava il suo pesante carico. La sua mente non poteva riposare. Era come un uccello migratore perso nel mezzo dell’oceano: sbattere le ali o sprofondare,questo era il suo destino. Mentre Flint vagava menando fendenti, Rob, che era d’animo gioioso e semplice,ritrovava lentamente i suoi diciassette anni. Ubbidiva ciecamente a Flint che era sempre stato per lui un padre di sventura. Flint trovò Rob ancora bambino, nel mezzo di un canale vicino al White Jack. Quella sera di tanti anni prima Flint aveva deciso di morire. Aveva con se il necessario: una corda,una zavorra e la bottiglia di rhum. Chissà che passò quel giorno nella testa del buon Dio. Fatto sta che Flint salì sul parapetto,scolò l’ultimo sorso e si buttò giù nel canale con la zavorra in una mano e la bottiglia nell’altra. Mentre la sua vita volava giù dal ponte,la morte gli mostrava le facce e le case e i pesci e le barche che aveva incontrato e guardandolo dritto negli occhi gli disse: “ Non ancora capitano!”ma qualcosa lo distrasse: una fioca lucina era apparsa un attimo prima di affondare. Troppo tardi. Sul fondo del canale faceva caldo e c’era pace. Mary era al suo fianco e sorrideva. I bambini piangevano e indicavano il cielo,perché? Di colpo Flint capì cos’era quella fioca lucina. Ruppe la bottiglia sul sasso che lo aveva portato giù,tagliò la corda e risalì in superficie. Il piccolo Rob era quasi morto quando con due bracciate Flint lo raggiunse. La morte avrebbe aspettato poiché come un rapace troppo avido si era distratta e la vita ebbe sopravvento. Da allora Flint teneva il ragazzo vicino a se e anche se i suoi foschi pensieri lo tormentavano, Rob rimaneva una fioca lucina di speranza…..

La notte calò sull’isola e le raganelle cominciarono a fischiare alle stelle. Si accamparono in una piccola radura sotto la volta celeste. Accesero un fuoco con quel che restava dell’acciarino. Rob era di nuovo felice e spensierato. Cominciò a cantare quando ad un tratto sentirono un fruscio. “Zitto”,disse Flint,”c’è qualcosa”. Era Baffo,il gatto di bordo che si butto contro la mano di Rob. “Baffo,ti sei salvato anche tu” disse Rob contento. “ Mmmm,molto strano,come diavolo ha fatto ad arrivare fin qui” disse Flint. “Ora dormiamo,la mia gamba ha bisogno di riposo” l’indomani alle prime luci fu Flint a vedere le tracce: uomini. Non c’era alcun dubbio. Dalle impronte Flint capì chi erano: altri scampati al naufragio. Questo spiagava la presenza di Baffo. “In piedi!” Disse Flint a Rob. I due seguirono le impronte ma Baffo era di nuovo scomparso. La foresta cominciava a diradarsi ed il cammino ora era in discesa. Dopo quattro ore videro di nuovo l’oceano,del quale ben prima Flint aveva percepito l’odore.

Non sapeva perché, eppure Flint sentiva di doversi nascondere. Qualcosa lo turbava. Baffo era strano. Non aveva mai lasciato nessuno. La natura aveva sempre aiutato Flint che sebbene fosse stato deluso da tutto, mai aveva dedicato lamento al cielo,al mare o alla terra nè tantomeno alle strane creature che la popolavano. Sapeva di avere un dono: capiva gli animali. Guardava sotto la superficie del mare come una fattucchiera e vedeva passato,presente e futuro nella vivace schiuma della cresta del frangente. Poteva percepire la terra giorni prima che essa apparisse ed aveva un tale ascendente sugli uomini dell’equipaggio che nessuno aveva osato mai contrariarlo. Ma qualcosa non tornava. Mentre Flint rifletteva,Rob cercava legna da ardere per la notte che stava per vincere il sole. Quando ad un tratto si sentirono delle urla. Flint intimò a Rob di seguirlo mentre furtivo strisciava verso quelle urla. Seguirono le rive di un ruscello che misteriosamente scompariva nel mezzo del prato. Una corda era legata ad un picchetto piantato sul ciglio del foro nel quale sprofondava il ruscello. Si sentì uno sparo.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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