L’ignoto

Fino ad oggi, seduti sul divano, credevamo impossibile che un giorno avremmo dovuto affrontare una crisi del genere. Una crisi di sistema,sanitaria e persino umana in quanto essa ci obbliga a porci domande alle quali non abbiamo risposte pronte. Chi salvare? Cosa fare? Come? Quando? Cosa comprare e cosa no?A chi stringere la mano? Dove andare? Chi ascoltare e cosa dire?

Davanti al vuoto della casa piena di oggetti e persone che mai s’incontrano si intravede qualcosa. Qualcosa di semplice, qualcosa di completamente nuovo: è l’ignoto.

L’ignoto è una certezza, forse l’unica che esista in natura. L’umanità intera ne è terrorizzata perché esso non fa parte del pensiero moderno. Mentre gli antichi erano soliti invocarlo,sfidarlo e sconfiggerlo, noi moderni non potendo trarne profitto alcuno, almeno così siamo soliti immaginare, l’abbiamo semplicemente bandito.

Eppure Socrate sapeva di non sapere e così pure Ulisse. Mentre salpava da Itaca sapeva di essere nelle mani del fato. La sua vita era un divenire. Certo lui aveva una rotta da seguire, dei principi morali e un mondo sconfinato poiché ne ignorava i confini. Aveva il meltemi che decideva al posto suo e per Ulisse, esso era un segno degli dei ai quali rimetteva volentieri la barra della sua nave.

Oggi senza futuro non si salpa. Senza un progetto,un business plan, un passage plan non si va più da nessuna parte. Senza previsioni del tempo, senza programma,palinsesto,oroscopo,gooogle maps, gps, 5G , non si può nemmeno sognare. Senza una buona connessione col mondo intero non si possono spedire le invidie.

Ma forse adesso che il presente è fermo ed il futuro incerto, si può pensare all’ignoto: c’è vita oltre l’ignoto,dentro l’ignoto. L’ignoto è vita. All’interno del suo spazio si muovono e si sono sempre mosse le alghe, le piante e gli animali. Al riparo dal futuro programmato tutti gli esseri viventi, tranne l’uomo, hanno dormito sonni sereni. Niente pensione per orsi e scoiattoli, al massimo una scorta di noci e una tana calda.

In momenti come questi un marinaio sa cosa fare: è ora di prendere il largo. Spingere via la terra con il mezzo marinaio e lasciarsi trasportare dalle onde nell’amico ignoto. Ricordare chi siamo veramente è fondamentale: un minscolo puntino all’orizzonte.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

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