Tutto o niente

Oggi discutiamo con Giovanni Boetti, presidente dell’associazione Velapuliamo.

Sig. Boetti, lei è stato tra i primi ad essere preoccupato per il coronavirus. Già a gennaio lanciava appelli sui social nei quali diceva di stare attenti e di prepararsi al peggio. Come mai adesso è così critico verso le misure di contenimento messe a punto da Governo e Regione Sardegna?

A gennaio il governo e le regioni sottovalutavano l’impatto che questa epidemia ha poi dimostrato di avere in termini di decessi e di perdite economiche. Adesso che è chiaro che l’epidemia non può essere completamente debellata nell’arco di settimane, bisogna pensare a come conviverci. La convivenza però non è chiudere tutto e bloccare tutti a casa.

Ci spieghi meglio. Secondo lei cosa c’è di sbagliato nelle misure adottate?

In principio le misure adottate erano tutte volte alla rassicurazione dell’opinione pubblica, per non creare, e cito: ” psicosi”. Sono un comandante e per chi comanda la prevenzione è il 90% del lavoro. Rassicurare il popolo dicendo bugie non fa parte della prevenzione.

Bugie?

Ci è stato detto che l’epidemia era una semplice influenza e che il paese era perfettamente preparato sia a livello sanitario che economico, ad affrontare una tale epidemia ma era tutto falso. Semplicemente gli amministratori non sono stati all’altezza della situazione.

E poi?

Governo e regioni, invece di prepararsi al peggio hanno diffuso notizie contraddittorie. Non si è capito nè chi avesse ragione, nè chi comandasse. Ma la cosa peggiore è stata lasciare il personale sanitario abbandonato a se stesso, contro l’avviso degli specialisti.

Vero, ma cosa avrebbe dovuto e potuto fare?

Innanzitutto, il Governo, anziché impedire alle regioni che hanno tentato di difendere le zone non colpite, avrebbe dovuto da subito precettarle e emanare un decreto che obbligava tali regioni a prendere misure drastiche nei confronti di chi proveniva dal di fuori, in particolare mi riferisco all’esodo dalle grandi città del nord verso il resto d’Italia. Abbiamo assistito ad un atto direi criminale nel quale prefetti e governatori si sono trovati a dover, da soli, affrontare uno tsunami. Ma ancora prima, Governo prima e regioni poi, dopo i primi messaggi di allerta dell’OMS che datano intorno alla metà di gennaio, avrebbero dovuto preparare gli ospedali ed il personale sanitario ed immediatamente creare un tavolo tecnico per individuare le misure preventive.

E invece?

E invece hanno lasciato libera circolazione a merci e persone. Da Wuhan bastava fare il giro passando da una qualsiasi altra localita per arrivare in Italia senza problemi.

Parliamo di adesso. Cosa c’è che non va nell’attuale gestione?

Adesso l’obbiettivo primario è dare tempo agli ospedali per organizzarsi, cercando di limitare la diffusione del virus. Questo è comprensibile e condivisibile. Tuttavia non si può non pensare che la vita deve continuare e che se si vuole spegnere l’incendio a bordo della nave Italia, non è affondando la nave che si risolve il problema. L’Italia è fatta di realtà specifiche che meritano soluzioni specifiche.

Ci spieghi.

Milano e hinterland hanno più abitanti della Sardegna intera, è ovvio che le misure non possono essere le stesse. Dirò di più: la cultura non sembra essere una necessità poiché è possibile anzi probabile fare la coda davanti ad un supermercato ma non è possibile farla davanti ad un museo o ad un sito archeologico. Si potrebbero contingentare le entrate anche a questi siti visto che i ragazzi non possono andare a scuola. Si potrebbero, in molte regioni italiane fare lezioni all’aperto, mantendo la distanza sociale e con le dovute precauzioni. Si potrebbero contingentare anche i parchi invece di chiuderli nel nome dell’irragionevolezza della gente.

Sarebbe bello ma gli italiani non sono noti per la loro disciplina.

Questa è una grande fake news. Fa comodo agli amministratori ricordare che gli italiani sono incapaci di autogestirsi perché per chi ci governa è importante mantenere il controllo sulla popolazione. Invece gli italiani sanno benissimo fare la differenza tra le misure intelligenti e quelle rischiose. In moltissimi luoghi ai cittadini vengono dati ruoli istituzionali ed essi li svolgono egregiamente. Certo che il terrorismo politico e mediatico degli ultimi dieci anni ha portato ad una sfiducia nell’essere umano, particolarmente evidente nei confronti dei giovani.

In definitiva lei pensa che prima non si è fatto abbastanza per prevenire l’epidemia ed ora non si fa abbastanza per continuare a vivere.

È esattamente così: la vita deve andare avanti. In questa società pare che i cani abbiano più opportunità dei bambini. Che senso ha tenere in casa le famiglie quando abbiamo la regione più bella e deserta d’Italia? Ci sono chilometri e chilometri di spiagge deserte, siti archeologici che hanno bisogno di essere visitati, sentieri da riaprire perché abbandonati da decenni, spazzatura da raccogliere e potrei continuare. La Sardegna ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di lei, non può essere abbandonata a se stessa e non possiamo scordarci semplicemente di esistere.

Un ultimo pensiero.

Si alla prudenza, no all’idiozia. Ieri mi ha fermato la Polizia locale perché ero, a lor dire troppo vicino alla mia compagna. Ho detto loro che viviamo assieme. Mi è stato risposto che in casa si può stare vicini ma per strada no. Rivolgo un appello agli amministratori: pensate ai giovani. Bambini e ragazzi sono il futuro del mondo. Non possiamo lasciarli davanti agli schermi. E un ultima cosa: prima o poi saremo giudicati.

Autore: Giovanni Boetti

Sono nato a Milano negli anni 60, li si forma la mia coscienza sociale ma i miei sogni,sarebbe meglio dire quelli di mia madre, a un certo punto prendono il sopravvento e decido di partire. Basta con le manifestazioni,basta con la città. Da sempre amo la natura, compresa quella umana che per me sono una cosa sola. Da uomo faccio parte della natura e da uomo la difendo. Da sempre sono attratto dall’acqua e dai suoi abitanti. Pesci,uccelli tartarughe e barche a vela. Fin da piccolo vado in barca a vela e leggo i libri d’avventura. Dopo qualche anno in Liguria parto alla volta dell’oceano,arrivato ad Antigua incontro l’amore e decido di diventare padre. Ma mentre l’oceano è per il marinaio come per il leviatano,la sicurezza e la libertà,la costa rappresenta un possibile pericolo. Dopo un’altro tormentato periodo nel quale,tra l’altro, creo una società di allestimento barche ad Antibes, la Coast to Coast,lavoro al progetto più importante : la famiglia. Dopo diciassette anni vissuti in Francia mi trasferisco in Sardegna. Finalmente il mare si calma e la vita continua. Con la mia nuova compagna, Teresa e due splendidi figli, tiro facili bordi nelle acque ridossate della Sardegna del nord. In attesa di qualche avventura,questo blog e l’associazione Velapuliamo occupano la mia mente vulcanica,sempre alla ricerca di qualcosa da fare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...