2°Velapuliamo green days 26/27 maggio 2018

Sabato 26 e domenica 27 maggio hanno avuto luogo i Velapuliamo green days. L’evento era il secondo di questo genere. Con due barche a vela sabato e tre domenica, siamo andati, insieme ad una trentina di volontari a ripulire dai rifiuti le coste nel comprensorio del Comune di Arzachena. L’iniziativa si è inserita nell’agenda blu del comune di Arzachena ed ha avuto il patrocinio del WWF YOUNG, che ci sostiene fin dall’inizio, del circolo WWF Oristano. Gli sponsor erano tre: Nautica Assistance yachts supplyer che ha offerto dei bellissimi cappellini azzurri, Altamarea charter che ha messo a disposizione una barca a vela di quindici metri, e Navimeteo che ha dato eco attraverso i suoi canali. Molti dei partecipanti venivano da Oristano.

Sabato 26 Velabonda, Sun Odyssey 43 e True Blue, one off disegnato da Sparkmann&Stephens, hanno veleggiato da Cannigione a Liscia Ruja. Su Velabonda c’erano un gruppo di appassionati marinai capitanati da Fabrizio Manca che con il suo fido marinaio Mauro Saba, diventato ormai un abituè degli eventi di Velapuliamo, hanno saputo rendere piacevole e divertente la navigazione. Mentre Velabonda bordeggiava con il suo impavido equipaggio, True Blue effettuava un incursione in cerca di rifiuti per mostrare, attraverso il servizio di Alberto, inviato della RAI, come si sarebbero svolte le operazioni di bonifica. Dopo aver sbarcato Alberto, True Blue partiva, randa e genoa a riva, all’inseguimento di Velabonda.

Una volta raggiunta Liscia Ruja, con il gommoncino abbiamo portato le squadre nei vari punti della zona prescelta. Armati di guanti,rastrelli e vestendo i colori della nostra divisa: giallo,verde e azzurro, ci siamo messi al lavoro. Molte persone presenti sulla spiaggia hanno accolto con piacere i volontari: chi offriva un caffe, chi aiutava a raccogliere. Io, Davide e Teresa, la mia compagna, siamo andati in una piccola insenatura dove il marine litter giaceva da anni a causa del difficile accesso.

Dopo aver lavorato, ognuno ha condiviso il cibo che aveva portato per l’occasione ed il raduno si è subito trasformato in una festa ecologica. Mare blu, cielo azzurro, sole e tanti sorrisi. Il ritorno è stato molto piacevole ed il vento di scirocco caldo e rilassante. Al traverso le barche filavano a 7 nodi. Il rumore dell’acqua sullo scafo, il dondolio, il caldo sole e la sana stachezza di una splendida giornata hanno fatto addormentare mezzo equipaggio, mentre l’altra metà discuteva serena. Velabonda e True Blue hanno fatto ritorno a Cannigione con un bottino di una quindicina di sacchi e con un sacco di bei ricordi. Una splendida cena ha concluso la giornata di sabato.

Domenica le barche erano tre: Yep, la barca di Ghego della società di charter Altamarea si è aggiunta. Alle ore dieci siamo salpati da Cannigione per lavorare nel golfo di Arzachena e nel golfo delle saline. Velabonda, Yep e True Blue hanno dato fondo e le squadre sono partite. Noi di True Blue, come al solito ci siamo occupati della stampa, questa volta a bordo avevamo Emanuele di Gallura Channel. Dopo avergli mostrato il nostro lavoro siamo tornati a Cannigione per sbarcare Emanuele e poi ci siamo riavvicinati alle altre due barche. Una volta raggiunte ci siamo diretti a Porto Palma, sull’isola di Caprera dove ci siamo fermati a mangiare.

Malgrado un cielo non proprio azzurro la giornata è stata brillante. Gli equipaggi entusiasti ed i cori alti e gioiosi. Al ritorno le barche hanno ingaggiato una simpatica sfida raggiungendo, al traverso il porto di Cannigione alle ore 17 come previsto. Ilcomune di Arzachena, in modo esemplare, anche di domenica ha mandato il camion a ritirare il raccolto e poiché una parte dei rifiuti era stata lasciata in loco, siamo andati con loro a prenderla.

Ringraziamo tutti i partecipanti e i partecipanti ringraziano Velapuliamo. Siamo in un luogo meraviglioso dove è possibile unire l’uomo alla natura. Lavorare per migliorare l’ambiente è doveroso ma anche bello qui in Sardegna. Ci siamo divertiti e porteremo con noi il ricordo di queste splendide giornate. Grazie.

Gallura e spazzatura

Gallura, nord Sardegna. Terra di granitica bellezza ma anche di misfatti. Molte persone restano incredule davanti alle mie foto. Mostro una Costa Smeralda deturpata che mai appare negli articoli dei giornali. Certo è ancora un posto magnifico ma non è incontaminato, anzi. La Gallura è quasi completamente priva di controlli. In mare quattro motovedette tra La Maddalena e Olbia devono controllare 64 isole e un tratto di costa enorme. A terra i Barracelli e le Guardie Forestali non si vedono mai. Durante le bonifiche non ho mai visto nessuno di loro, figuriamoci se si accorgono di qualcuno che, di nascosto getta rifiuti nella macchia. Sulle strade regna l’anarchia e gli incidenti sono molto frequenti. Mezzi pubblici quasi inesistenti, piste ciclabili idem. Ad Olbia in molti quartieri si cammina in mezzo alla strada perché o ci sono macchine parcheggiate sul marciapiede oppure semplicemente perché il marciapiede non c’è. Nessuno però sembra farci caso. Io invece vedo la spazzatura ogni giorno e soffro.

Sulle spiagge ci sono dei relitti che stanno li come se niente fosse. Poi un giorno, il comune manda il camion e il relitto sparisce ma la ferita resta. Resta la ferita di queste persone che gettano ancora e ancora rifiuti nella nostra natura. Non è nella mia agire così. La mia natura è armonia, consapevolezza e responsabilità. Ma non si può far altro che raccogliere e raccogliere e raccogliere i rifiuti lasciati da altri perché litigare è peggio. Gallura e rifiuti. Qui vivo ed ecco che il mio cammino ed il mio sguardo incrociano una bottiglia, una cicca, una lattina anzi no, due, tre, quattro lattine di Ichnusa. Erano in quattro a pescare e a fumarsi una canna o una sigaretta o tutti e due, ci sono anche sei mozziconi. Ma guardiamo l’orizzonte dove nuotano ancora le stenelle che è meglio. Prendiamo il largo e cerchiamo di capire cosa c’è in gioco.

Il mare suscita in me ancora meraviglia e gioia. Le stenelle vivono al largo, queste erano tra la Corsica e la Francia, nel loro parco blu. Anch’io vorrei essere come loro: giovane e spensierato ma non ci riesco. Troppi pensieri, troppa plastica, troppo di tutto. Sabato 26 e domenica 27 ci saranno i Velapuliamo green days. Dopo aver tentato invano di organizzare l’evento nell’arcipelago ho deciso di arrendermi all’evidenza: troppi malumori. Quindi sabato andremo a pulire la spiaggia di Liscia Ruja e domenica saremo a Pitrizza e Cala ginepro nel golfo di Arzachena. Non ho altre barche che le mie due, ma io sono l’unico skipper che viene quindi ancora non so come fare a portare la gente a fare una gita ecologica. L’idea è carina ma la realtà è dura: l’ambiente non è la priorità. Delfini,tartarughe,pesci,uccelli, state tranquilli, ci siamo noi. Abbiamo soltanto due braccia ma un grande cuore. Noi siamo quelli strani:Il cervello lo usiamo per amare mentre con il cuore ragioniamo. Siamo pochi ma organizzati e decisi. Velapuliamo è soltanto un piccolo germoglio ma vedrete quando spunteranno i rami e le foglie.

Quello che non vi dico

Non sarò certo io a dirvi che non c’è speranza. Io devo essere ottimista. Anche quando persino quelli che hanno la fama di essere sensibili sono comunque assenti. Parlo della gente di mare. Vorrebbero esserci ma purtroppo,haimè, non ci sono e non ci saranno. Cavalcheranno l’onda della congiuntura economica favorevole. Ma state tranquilli, non vi dirò che dovunque io vada vedo i rifiuti invadere il mondo. Piove e i rifiuti dell’anno prima vengono a galla. C’è vento e i rifiuti di due anni fa arrivano in spiaggia. Vanno via le macchine dal bosco e i rifiuti restano lì. No, non vi dirò che tutti si lamentano ma pochi agiscono. E non vi dico nemmeno che più scavo e più ne trovo. Sotto le tartarughe, dentro le tartarughe, sotto le zampe dei gabbiani e dentro ai gabbiani,intorno ai molluschi e dentro ai molluschi. Mentre fumi la tua bella sigaretta e ti riempi i polmoni di catrame non ti dirò che fai male. Quando poi lancerai, di nascosto, il mozzicone, non dirò: fai male. Non vi dirò che tutto questo schifo si può togliere da qui. No, non vi dirò che mi deludete quando non venite con me perché avete altro da fare. Capisco che non vi conviene. Non siete mica spazzini. Voi non fumate, non bevete e non buttate mai le cicche dal finestrino. Sò che tutti voi quando andate in giro fate come me, perché me lo avete spiegato. Già, proprio il prossimo we avete un’impegno importante e poi non potete perdere soldi. Voi pescate, andate in barca, nuotate,lavorate, pagate le tasse. Non vi dirò che anch’io le pago e che anch’io lavoro e che nemmeno io sporco. Che perdo soldi anch’io. Vi dico soltanto che non è per nulla che lo faccio. L’ambiente in cui viviamo ci da da mangiare e da bere e forse è l’unica cosa per la quale vale la pena lottare. Capisco però che voi non potete venire, non avete tutto il tempo che ho io. No, non vi dico tutte queste cose, me le tengo per me. Anche oggi ho dedicato un po’ del mio tempo alla cura del territorio. Qualche ora a contare i rifiuti per preparare i Velapuliamo green days. Una passeggiata splendida in una Sardegna piena di fiori. Sabato andremo a Liscia Ruja a togliere un po’ di roba. Il posto è splendido e quando avremo pulito sarà ancora più bello.

Leggendo le leggi ( parte prima)

Di: Luca Boetti

Respirando l’aria di mare ci si accorge subito di quanto esso sia vivo e dinamico. Ad ogni respiro il mare respira con noi, restituendoci quella concezione vitale che l’uomo ha da sempre nei confronti degli oceani: gli immensi specchi d’acqua che circondano le terre emerse sono fonti inesauribili di sostentamento, creatori dell’esistenza così come la conosciamo. Tutte le più grandi civiltà sono nate affacciandosi sul mare, regalando cibo, spazio e accoglienza a chiunque ne richiedesse. Anche ora che l’uomo è padrone della terra, il mare rimane un bene preziosissimo e imprescindibile, una risorsa da proteggere e sfruttare per ogni tipo di attività, dal commercio al turismo, dalla pesca all’edilizia.

Considerando il mare come una risorsa, l’uomo ha quindi sentito fin da subito l’esigenza di creare delle regole: un sistema per determinare a chi spettasse l’utilizzo del mare, dividendolo in porzioni più o meno grandi da distribuire ai diversi stati che si affacciavano su di esso. Nacque così la concezione di “Acque territoriali”. Il mare divenne risorsa statica ed estensione del territorio nazionale, soggetto alle leggi e alle limitazioni imposte dal diritto marittimo e internazionale. Gli oceani divennero spazi delimitati da confini, imponendo per la prima volta al mare un sistema legislativo.

Negli ultimi anni però si è sentita l’esigenza di considerare il mare da un altro punto di vista: la globalizzazione ha fatto sì che gli spostamenti marittimi s’intensificassero moltissimo, imponendo di cambiare radicalmente le regole in funzione dello sviluppo del commercio internazionale. Venne così ridata al mare la sua valenza dinamica: al fianco della statica concezione della territorialità delle acque, si considerò il mare come elemento in continuo movimento. Lo scarico di acque reflue, la deriva di oggetti e corpi galleggianti, il movimento perenne della fauna marina non soggiacciono ai limiti imposti dagli stati nazionali, poiché il mare trasporta tutto ciò che si trova al suo interno. Ad oggi quindi, la disciplina del diritto marittimo si articola su due principi fondamentali: determinatezza dei confini e movimento continuo dei flussi delle acque.

E’ fondamentale tenere ben presente questi due aspetti se si vuole capire qual è la ratio (ragione) che sta dietro alle caratteristiche della legislazione in materia di ecologia e mare. Quando un rifiuto viene scaricato in acqua, vuoi perché scarto di lavorazione, vuoi perché la sua esistenza è necessaria per lo svolgimento di una certa attività, come gli avanzi di un ristorante o le nasse e le reti per la pesca, esso “appartiene” alla competenza di un certo territorio, in quanto immesso nelle sue acque. Ma quel rifiuto sarà destinato a viaggiare trasportato dalle correnti, attraversando e varcando i confini di molte altre acque territoriali. Quello dell’inquinamento marittimo è quindi un problema che riguarda in prima battuta i singoli stati, e in seguito l’intero pianeta. La legislazione comunitaria in materia di tutela delle acque si basa su questo: interventi mirati localmente e che limitino la produzione di rifiuti, in modo da evitare la proliferazione e lo spostamento incontrollato di masse enormi di pattume.

E’ però impossibile avere un quadro preciso di quanti rifiuti produca singolarmente ogni azienda operante sul suolo europeo. Un controllo così capillare da permettere un accertamento azienda per azienda, casa per casa, pescatore per pescatore, richiederebbe quantità di tempo e denaro insostenibili. E’ stato quindi elaborato il cosiddetto principio del “Chi inquina paga”: si utilizza una presunzione di produzione di rifiuti per categoria, e su questa base si calcolano i costi che ogni azienda deve sostenere per il loro smaltimento. Un’importante applicazione di questo principio è la cosiddetta “Responsabilità del produttore”, che impone dei pagamenti maggiori a quelle aziende che immettono in circolazione prodotti destinati a durare poco e senza possibilità di riciclaggio. In sostanza, l’obbiettivo che il legislatore italiano e europeo si prefigge non è quello di raccogliere e smaltire i rifiuti a fine ciclo di produzione (operazione costosissima e gravosa), ma di promuovere uno sviluppo più consapevole e diminuire la produzione di rifiuti inutilizzabili. Con incentivi offerti agli imprenditori virtuosi, si cerca di premiare chi produca utilizzando materiali riciclabili ed ecocompatibili, abbattendo la produzione di scarti di lavorazione inquinanti e inutilizzabili.

Il sistema elaborato per far fronte all’eccessiva emissione di rifiuti e scarti di lavorazione in mare presenta lacune evidenti dal punto di vista concettuale: presumere quanto un singolo produttore debba pagare, senza poi effettivamente avere la possibilità di un accertamento concreto, risulta arbitrario e dà spesso vita a discrepanze in termini di pagamento in rapporto all’effettiva responsabilità. Tuttavia sarebbe ad oggi impensabile un sistema basato su un diverso tipo di controlli, dato che un’indagine capillare o un insieme di autocertificazioni sarebbero procedure eccessivamente dispendiose in termini di tempo e denaro. Inoltre, difficilmente fornirebbero dei dati più precisi o quantomeno esatti, data la complessità della disciplina, la mutevolezza delle produzioni e delle lavorazioni o le tentazioni di “ingannare” i controllori.

L’Italia e l’Europa sono quindi vittime di una malattia cronica, per la cui guarigione c’è bisogno di un lunghissimo percorso di adeguamento a standard più ecocompatibili e di una maturazione in termini di consapevolezza. Più che investire nello smaltimento, le istituzioni cercano di educare i produttori e i consumatori a un uso più consapevole del rifiuto, incentivando chi cerca di trasformare una lattina che galleggia nell’oceano in un oggetto riutilizzabile. Ancor prima che venga immesso nel mare e che inizi a circolare spinto dalle correnti, un oggetto di plastica deve essere trattato o creato in modo che non possa causare danni all’ambiente: plastiche biodegradabili, riutilizzabili o semplicemente sostituite o eliminate dalla filiera produttiva sono quello che servono per consentire uno sviluppo più sostenibile, in modo da salvare il mare prima che sia troppo tardi.

Avere o essere? : Esserci.

Avere.

Ricordo mia nonna e i suoi gesti: il risparmio,il riuso. Lei aveva l’uovo di legno con il quale riparava i calzini. Quando faceva le cotolette impanate,nello stesso olio,alla fine friggeva quel che restava dell’uovo invece di buttarlo via. Teneva a quel poco che aveva. Scatole piene di cianfrusaglie, santini, la madonnina con dentro l’acqua di Lourdes. Mi sguinzagliava nei giardini pubblici a prendere di nascosto qualche pezzetto di pianta grassa da mettere sul balcone. Di nascosto mi infilava le caramelle nelle tasche perché sarebbero stati guai se mia mamma lo avesse visto. Per lei che aveva vissuto la guerra, avere era davvero importante. Il telefono era nero,appeso al muro e le interurbane costavano care. Ogni anno,a Natale si montava l’albero,sempre lo stesso, che usciva luccicante dalla sua scatola di cartone consumata dagli anni, riposta nello sgabuzzino. Si faceva il presepe, sulla cassapanca del corridoio. Con le lucine che bisognava spegnere di notte,per risparmiare. Per i nostri nonni,che avevano perso tutto,avere era importante. Tenevano con cura le loro poche cose. Alle scarpe si sostituivano le suole. Far durare gli oggetti quotidiani era conveniente e avere aveva senso.

Essere.

Poi però la guerra è finita. Finite le code per il pane ed ecco l’Italia che cresce. A Milano più che mai. La televisione a colori,il condominio con l’ascensore,la scuola laica senza le bacchettate. La cultura, la libertà,il 68′. Avere,quando hai tutto non sembra più così importante. Mangiare carne fa male quando stai bene. Così diventa importante quello che sai e chi sei invece di cosa hai. Dove sei stato e soprattutto perché. Perché disegnare,perché suonare, perché scrivere correre, o fare a pugni. Cassius Clay diventa Muhammad Alì e finisce in prigione perché non vuole combattere i viet cong. Abebbe bi kila. Ricordo i sit in davanti alla scuola,le manifestazioni. I sanpietrini,le cariche della celere,Mario Capanna. Ricordo la paura delle BR, il 77′. Ricordo chi ero e dov’ero: sempre in giro,perché era più importante essere che esserci. Era importante viaggiare, in tutti i modi. Leggere, raccontare. La gente ascoltava mentre parlavi dei tuoi viaggi. Molti amici avevano genitori operai, altri erano ricchi ma sembravano tutti uguali a me. Fumavamo, giravamo in moto. Parlavamo di ideali e pensavamo di averne. Eravamo qualcuno. Se non sapevi o non eri stato in giro per il mondo non eri nessuno e quindi ci andavi. Volevi essere, non avere.

Esserci.

Ed ecco che il mondo cambia ancora. Ora è importante dove sei,cosa fai,con chi sei e chi è con te. Ma in realtà è soltanto lo sfondo. Nel nuovo racconto sei dentro alla storia ma solo per un istante. Il tempo di un selfie e via, da un’altra parte. Quello che conta è far vedere di esserci stato. Non conta più quello che hai perché tutti hanno tutto. Non conta più chi sei perché non importa a nessuno e spesso da pure fastidio sentir parlare qualcuno che sa o, peggio, che fa. Quello che conta è quanta gente ti guarda. Lo share prima di tutto. A me però sta bene stare nell’ombra. L’importante per me è fare. Quando fai qualcosa di utile,che ha davvero importanza per gli altri, allora ci sei, sei dentro la storia. Sei il protagonista del tuo film ideale, anche se magari qualche comparsa ti ruba la scena. Mentre ti butti a capofitto nella cosa giusta da fare, schivando i commenti di chi usa le critiche per non fare nulla, ti senti bene. Leggendo i giornali del giorno dopo, scopri che i riflettori non hanno illuminato te, che hai organizzato l’evento, ma qualcuno che è soltanto passato da lì per fare bella figura. I personaggi di questo tipo vanno e vengono nel teatro e mettendosi in mostra, fanno parte, in realtà, più che della scena,dello sfondo. Quel giorno chi c’era davvero non lo dimenticherà. Per essere in un luogo non bisogna pensare, bisogna fare. È attraverso l’azione che si diventa attori. Poco importa se gli spettatori vi guardano, quello che conta sono i fatti. Cerco quindi di partecipare al cambiamento,di esserci davvero sporcandomi le mani proprio nei luoghi più difficili. Mentre cerco di migliorare questa terra bellissima non penso a quello che vedo, perché i rifiuti fanno schifo ma vedo quello a cui penso: un mondo senza plastica dove l’uomo possa ricongiungersi con la natura.

Intervista

Oggi parliamo con Giovanni Boetti, Presidente dell’associazione ambientalista Velapuliamo.

Presidente, lei si batte per l’ambiente, può dirci cos’è Velapuliamo?

” Velapuliamo significa andare in barca a vela con lo scopo di pulire le coste e le isole. L’idea mi è venuta l’anno scorso quando con un gruppetto di amici, cinque barche ed un gommone, siamo andati in spedizione alle isole dell’arcipelago della Maddalena con lo scopo appunto di togliere i rifiuti dalle coste. È stata una bella esperienza e mi sono detto che avrei potuto fare di più…”

Cosa avete trovato sulle isole e perché, secondo lei, in un parco nazionale con personale addetto alla protezione, avete trovato dei rifiuti?

” In due giornate, che senza calcolare il tragitto sono state in realtà, in tutto otto ore di lavoro, in cinquanta persone, divisi in squadre, abbiamo raccolto oltre due tonnellate di rifiuti. Ho contato duecentotrenta sacchi. Nei rifiuti principalmente plastica,copertoni,vetroresina,catrame,tubi. Abbiamo raccolto soltanto le cose grandi perché quelle sbriciolate erano impossibili da togliere con le mani. I rifiuti presenti erano principalmente rifiuti plastici provenienti dal mare, il cosiddetto marine litter. La ragione principale per la quale i rifiuti non vengono raccolti è che la competenza della pulizia delle isole non spetta all’ente parco ma al comune di La Maddalena che non ha molte risorse. C’è da dire che le risorse potrebbero essere impiegate meglio. I rifiuti da noi raccolti comunque erano li da molto tempo, diversi anni direi”.

Si spieghi.

” Anni addietro il ministero dell’ambiente ha fornito al parco della Maddalena due imbarcazioni per la pulizia del mare e, se non mi sbaglio anche uno speciale gommone con la prua apribile. Non sono mai entrati in servizio e purtroppo ora non sono più utilizzabili. Il parco nel frattempo è stato commissariato ma preferisco non entrare nei dettagli perché il mio obbiettivo è la pulizia,non la polemica. Posso dire però che si potrebbero usare meglio le risorse a disposizione.”

Secondo lei cosa bisognerebbe fare?

“Oltre che ambientalista sono anche uno skipper che da molti anni girovaga per il mondo. Penso che bisognerebbe innanzitutto parlare di conservazione, di ricerca scientifica e di difesa dell’ambiente, invece purtroppo l’arcipelago, essendo un importante attrazione turistica, vive la contraddizione degli interessi economici. La pulizia non è difficile ma manca coordinamento tra ente parco e comune. Fosse per me poi qualsiasi prelievo all’interno del parco dovrebbe essere vietato. Abbiamo il luogo più bello del Mediterraneo ma non siamo in grado di proteggerlo. ”

Anche quest’anno si prevede una forte affluenza, cosa pensate di fare per difendere il parco?

” Quest’anno noi di Velapuliamo abbiamo deciso di non intervenire all’interno del perimetro del parco. Avremmo voluto aiutare e dire la nostra. Purtroppo il parco vive una fase di transizione e bisognerà aspettare che il nuovo presidente si insedi per poter avviare un dialogo costruttivo con le istituzioni. ”

Avete lavorato molto con diverse amministrazioni: La Maddalena, Olbia, Arzachena. Quali sono le difficoltà nell’effettuare le bonifiche?

” La vera difficoltà è la burocrazia. Ad esempio, per ottenere le autorizzazioni per la giornata ecologica a Cala Saccaia, nei pressi di Olbia, una vera e propria discarica,ci sono voluti tre mesi. Spesso il comune non è l’unico ad avere la competenza del luogo da bonificare. Devo dire però che anche convincere le persone, a dedicare un po’ di tempo alla natura non è facile.”

Cala Saccaia una discarica: perché?

“I rifiuti a Cala Saccaia sono il risultato dell’abbandono delle tematiche ambientali dalla politica. Evidentemente non si prendono voti occupandosi dei fenicotteri. A Cala Saccaia molti dei rifiuti raccolti derivano dalla lavorazione dei mitili. Ma non solo. L’area viene utilizzata da molti come discarica abusiva. Elettrodomestici,buste di spazzatura indifferenziata e quant’altro. Abbiamo lavorato in 60 persone, tra cui anche i molluschicoltori e abbiamo quasi riempito due container da 25 metri cubi. Anche li le microplastiche le abbiamo dovute lasciare ”

Secondo lei può esserci un pericolo per l’ambiente? Le famose cozze di Olbia vengono allevate lì…..

” Il pericolo c’è, inutile negarlo. Bisogna dire però che i molluschicoltori non sono il nemico dell’ambiente,anzi. La loro attività da oltre quarant’anni difende il golfo di Olbia da speculazioni ben peggiori. Bisognerebbe aiutarli, anche fiscalmente affinché si trovino gli strumenti necessari ad una convivenza con la natura. Il vero pericolo sono i cantieri nautici e le navi. Il fondale del golfo andrebbe bonificato dai rifiuti che giacciono sul fondo ma se si solleva il fondo chissà cosa viene fuori. Poi bisognerebbe che chi ha il potere di intervenire capisse che la Sardegna e il golfo di Olbia devono rimanere una meta turistica e non un polo industriale. ”

Come vede il futuro della sardegna?

” Con il comune di Arzachena abbiamo avviato una bella collaborazione. Abbiamo portato i ragazzi delle medie sulle spiagge a pulire. Ecco, se devo guardare al futuro voglio guardare alla gioia con la quale, questi giovani ragazzi, si infilavano sotto i pungenti ginepri per prendere persino i mozziconi. Dobbiamo puntate su di loro. Noi adulti abbiamo quasi distrutto il paradiso che ci era stato lasciato. Ora è tempo di riparare. Dando spazio alle idee e sostenendo le iniziative. Uniti possiamo farcela.”

Cala Saccaia, giornata ecologica.

Ringraziamenti

Dopo mesi di esposti, email, telefonate, incontri, ecco che la giornata ecologica a Cala Saccaia si concretizza. Domenica 22 aprile, ore 9,30, via Madagascar. Da due anni vivo ad Olbia e da due anni voglio fare le pulizie a Cala Saccaia. Casa mia, come tutta la terra del resto. Grazie al comune di Olbia che ha partecipato dando il patrocinio e trattando con la municipalizzata per il ritiro dei rifiuti, grazie alla DeVizia che li ha ritirati, alla CP di Olbia, all’autorità portuale, al WWF Young, al WWF Oristano, al Circolo Nautico Su Pallosu di Riola Sardo, alla 4b e al suo presidente Raffaele Bigi, ai cozzari del consorzio che con il sorriso di chi sa davvero come stanno le cose e che con la pazienza di chi vede da quarant’anni questa terra maltrattata ha dedicato una domenica ad essa. Grazie ai volontari di Olbia,pochi a dire il vero,circa una decina e a tutti i volontari presenti, è stato possibile fare questo regalo a madre terra, nella giornata mondiale della natura.

Due container da 25 metri cubi di immondizia

Eravamo una sessantina a lavorare e abbiamo lavorato dalle 9,30 alle 16 riempiendo due benne da 25 metri cubi. Non siamo riusciti a portar via tutto ma abbiamo fatto un gran lavoro. Nei rifiuti moltissime reste delle cozze e altri materiali derivanti dalla loro lavorazione come cime,boe ecc. ,circa il 70% dei rifiuti raccolti. Poi tante bottiglie, buste, copertoni, ferro, vetro plastica……. Moltissimi rifiuti giaccioni li da decenni. Camminando in mezzo alle piante, sotto di esse si sentono scricchiolare altre bottiglie di plastica nascoste. Il rischio per l’ambiente e per le cozze stesse è alto. Per la fauna e la flora ma anche per la falda e l’alimentazione delle persone. Io e Teresa abbiamo voluto dare l’esempio incominciando dal posto più schifoso e più bello: lo stagno. Nel fango strati di plastica. Sulle rive idem. Le zanzare e i topi gioiscono in mancanza di predatori. Invece i fenicotteri, le tartarughe, le volpi, i cavalieri d’Italia scappano o muoiono. Dalla terra spunta la plastica. Nel mare ondeggiano le buste. La cosa più triste è stato vedere la plastica frantumarsi nelle mani. Sarebbe bastato farlo prima e le microplastiche ora non sarebbero nel terreno. Ora perlomeno una parte è stata tolta e non farà la stessa fine.

Il nemico sbagliato

Molti i passanti mentre eravamo al lavoro. Alcuni di essi si fermavano a dire: “bravi!”. Altri a criticare il comune e i cozzari. Nessuno però si unito a noi. Il nemico non sono i cozzari o il comune. Il nemico è l’indifferenza. Certo essa è presente in tutte le categorie, non ultima però quella dei passanti. Durante la pausa pranzo, soddisfatti e stanchi, godendoci il sole della Sardegna e una spiaggia ripulita, ho ascoltato le voci del popolo. Le solite frasi: la colpa è di…….. Le responsabilità ci sono, inutile negarlo. Il problema è che urlare, denunciare, sensibilizzare, ecc. non serve gran che. Il mio approccio è diverso: io do una mano. Raffaele Bigi, proprietario della 4b Olbia, produce cozze da quarant’anni. Con lui molti altri nel consorzio di Olbia. Loro sono i primi ad essere danneggiati e incazzati. Loro c’erano, voi che urlate tanto dov’eravate?

Insieme

Insieme possiamo farcela. I ragazzi della CP ci hanno fatto i complimenti. Ragazzi di giù: Puglia, Campania….. Dicono che in Sardegna la gente ci tiene alla propria terra e che purtroppo da loro non è così. Speriamo che cambino le cose. A me non sembra che qui ci sia tutta questa sensibilità anche se vedo i giovani con la voglia di fare. Dobbiamo unirci nell’azione. Grazie di cuore a tutti i partecipanti e ai simpatizzanti che da lontano hanno dato il loro contributo.

Adotta una spiaggia

Venerdì 20 aprile Velapuliamo ha partecipato ad una giornata ecologica organizzata e voluta dal Comune di Arzachena,lo YCCS ( Yacht Clus Costa Smeralda), il CCS (Consorzio Costa Smeralda). All’iniziativa hanno partecipato anche la fondazione MedSea,l’associazione SeaMe e quattro classi della scuola media di Abbiadori. Il tutto coordinato da un magico ed efficiente team del Comune di Arzachena ( Moira,Isabella,Alessandro,Michele) , Beatrice Luzzi e con il supporto artistico di Giorgia Concato. Da giovani si inizia e dai giovani bisogna aspettarsi il cambiamento.

Non è stata la classica “sensibilizzazione”. È stata una festa in onore della natura. I ragazzi preferiscono di gran lunga fare le cose invece di passare ore sui banchi di scuola. Non che non sia importante la scuola. Dico solo che tra di loro praticamente tutti erano felici di passare una giornata di sole in spiaggia a…….raccogliere rifiuti. Ecco un esempio formativo di quello che sprigiona l’azione. La scuola e i comuni devono essere partecipi della costruzione fisica della nostra società. Devono alzare gli scudi in difesa dell’ambiente. Grazie agli organizzatori la giornata si è svolta nel migliore dei modi. Grazie a tutti i partecipanti! Speriamo che di queste iniziative se ne svolgano sempre di più.

E invece….

Pensavamo di avere le ore contate. Guardando al di là dello schermo vedevamo soltanto la mano predatrice dell’uomo. Dietro tutta questa cenere di corpi bruciati, sopra le carcasse delle balene spiaggiate. Davanti agli sguardi increduli dei nostri figli. Senza fare nulla per cambiarne le sorti. Senza muovere un dito se non per cambiare l’immagine: dalle rovine ai selfie. Schiacciando il pulsante del telecomando dell’indifferenza, non pensavamo di poter cambiare il mondo. Credevamo che non ci fosse più coscienza e compassione per la natura tutta. Anche se ogni tanto qualche briciola d’estetica cadeva dal sacchetto svolazzante che per un attimo pareva vivo. Briciole d’estetica verticale dei grattacieli che come finti nuovi alberi scintillanti, s’innalzavano silenziosi,dalle grigie ex periferie. Eravamo così sicuri che nessuno mai e poi mai,avrebbe potuto cambiare le sorti. Che nessuno avrebbe potuto fermare il treno nella sua pazza corsa verso il ponte distrutto da chi lo aveva costruito. Perché miliardi d’immagini ci avevano distolto dalla verità. Fotoshop al posto della Treccani. Storie dipinte e ridipinte dove ombre e luci cambiano ma i concetti restano e con loro i fatti, compiuti da qualcun’altro lontano da noi. Giocando a guardie e ladri sulle macerie fumanti, pensavamo che nella sua crudeltà, uomo e umanità fossero destinati a seguire il loro immutabile destino di morte. Come se il tempo fosse già passato. Vedevamo il fiume trasportare a valle un fiume di malattie. Vedevamo il mare popolato da nuovi plastici abitanti. Ferito a morte dalle eliche e dai depuratori guasti. Osservavamo impotenti, nuove isole formarsi nel mezzo dell’oceano. Isole grandi come stati, stati nemici che ci avevano dichiarato guerra. Aumentavano i casi di cancro che disegnavano, sulla faccia della terra, una nera macchia di lupus in fabula. Guardavamo perciò la faccia stupita della Luna e chiedevamo aiuto a Marte.

E invece…………

Gioventù bruciata (dai vecchi)

Chi siamo

La società italiana è vecchia. A differenza degli anglosassoni ,che sanno conservare bene le loro tradizioni, innovando continuamente in tutti i campi, noi italiani diamo per scontato che i giovani non sappiano fare nulla. Così quando incontriamo un giovane americano o inglese o australiano, restiamo stupiti di fronte all’ eccezionale maturità di questo ragazzino. Poco importa se egli,a poco più di 20 anni,nel suo paese è considerato un’uomo. In Italia,fino a cinquant’anni sei giovane,fino a trenta un ragazzo,fino a venti un ragazzino, anche se magari hai già una laurea e quel signore che ti sta guardando dall’alto in basso non sa neanche una parola di inglese. L’Italia è un paese popolato da vecchi che cercano di fare i giovani. Può sembrare strano ma in Italia, i vecchi sono convinti di essere stati,da giovani,meglio dei giovani di oggi. Strano perché è un po’ come dire che i genitori della scorsa generazione hanno lavorato meglio. La baby boom generation, la mia, ha avuto il grande difetto di non essere capace di fare bene il genitore. Inoltre,a causa dell’ignoranza e del terrore della vecchiaia, non sappiamo lasciare lo spazio necessario ai giovani. La società è cambiata da almeno vent’anni in tutto il mondo occidentale ma noi resistiamo. A noi non piacciono i cambiamenti. I nostri giovani non hanno esperienza non perché sono giovani ma perché in Italia i vecchi non lasciano spazio al nuovo.

Scuola

Insegnare è difficile. Per prima cosa bisogna insegnare ad imparare,lo diciamo da almeno trent’anni. Lo diceva Eugenio Finardi nella sua canzone: ” Scuola”.La metodologia è fondamentale nell’educazione. Eppure ancora oggi a scuola si insegnano nozioni. Ai miei figli ho sempre cercato di insegnare il ragionamento. Il metodo di pesca invece del pesce. Ho spiegato che carota e bastone spostano in egual misura l’oggetto dello studio che deve essere soprattutto lo sviluppo della mente. Non si sviluppa un cervello con un premio o una punizione,al massimo lo si spaventa. In Italia le menti vengono formate in maniera commerciale. Per questo motivo gli italiani sono restii al cambiamento. Sarà conveniente? Cosa ci guadagno/a? Sempre a far conti. L’Italia è la terza ricchezza mondiale per capitale privato. Siamo una grande potenza economica ma non sappiamo più investire. Abbiamo una bilancia negativa di natalità di circa 200.000 individui all’anno. Per invertire la tendenza non servono leggi per la famiglia ma leggi per i giovani. Le idee ci sono ma manca il sostegno. Il bambino italiano nasce in un clima di sfiducia e di cattivo esempio. Quale sostegno può mai dare ad un giovane,una società di egoisti che spende più per tabacco,benzina e gioco d’azzardo che in educazione?

Rivoluzione

Dopo il 68′ si pensava che la rivoluzione fosse alle porte. Invece trent’anni di democrazia cristiana e altri trent’anni di cattocomunismo culminati nel liberal-catto-social-europeismo all’italiana hanno mantenuto immobile questo paese. Di Maio e Salvini sono i prossimi leader giovani di questo paese ma le loro idee sono vecchie e quelle nuove non possono decollare perché manca il sostegno della fascia media di età,che sono la maggioranza del paese. Con quasi 45 anni di età media, l’Italia è di fatto un paese di vecchi. Del 68′ restano intatte le aspirazioni mai avverate: parità di genere,libertà nel sesso,pace. La parità di genere non è stata raggiunta poiché nemmeno le donne italiane la vogliono davvero. Lo dimostrano le mamme che portano le figlie a fare i provini a Mediaset. La libertà di sesso è ancora un tabù,mentre nel resto del mondo liberale il sesso è stato sdoganato. La pace in Italia è stata raggiunta ma non certo nel mondo e restiamo dei complici perché siamo ancora schiavi delle potenze straniere e delle lobby delle armi,anche italiane. Non siamo liberi di negare l’uso delle basi militari Nato dalle quali partono gli attacchi contro paesi nostri alleati e dai quali dipendono nostri interessi economici.

I nostri giovani

Se chiedete ai ragazzi,quelli di 15 anni, non quelli del bar,cosa sarebbe utile fare in Italia per risolvere questi problemi,vi diranno che non lo sanno perché nessuno gliel’ha mai chiesto. A loro è stato detto di sedersi a fare i compiti dopo i quali potranno giocare alla Play oppure guardarsi dei video su YouTube. Video nei quali un ragazzo gioca ad un videogioco. Bisognerebbe invece spiegar loro a scuola ciò che accade oggi in Siria e perché. Dir loro che succede all’ambiente e perché. Chiedere loro di elaborare strategie e sostenere i loro progetti fin d’ora. Immergere i ragazzi nel mondo reale per fare in modo che alla nostra età essi siano responsabili e consapevoli. Bisognerebbe fidarsi dei ragazzi che sono i semi della nuova foresta. Invece insegnamo loro la diffidenza perché non vogliamo prenderci le nostre responsabilità di genitori. Insegnamo loro la paura perché siamo pigri e non vogliamo trovarci a doverci informare. La paura è il sonnifero che diamo alla loro generazione perché noi sappiamo che la libertà è molto faticosa da gestire. Diamo loro un cattivo esempio perché non sappiamo invecchiare e spesso diamo la colpa a loro dei nostri guai buttando fango addosso ai nostri ex.

Futuri comandanti

Ricordo mia madre con in mano un libro. Mio padre con il suo cane. Io nel vento con i sogni che svolazzavano al posto dei capelli. Pensavo che la vita fosse eterna e che non sarei morto mai. Avevo quindici anni. Nel mio mondo c’erano il bosco,il fiume,il cielo e il mare. C’erano gli occhi di lei. C’era l’ingiustizia dei soldi. La natura era un rifugio in pericolo ma il mondo era vasto e nei miei libri era ancora intatto. Il giovane Melville viaggiava con me. Il leviatano soffiava all’orizzonte nel mare dei miei pensieri. Il cielo era blu e tutto si poteva ancora sperare. Non è la mia età che ha diminuito la speranza ma quella della società. È un mondo feudale dove i signori della guerra,della finanza e del petrolio ancora e sempre di più dominano un territorio sempre più compromesso. Dal cielo alla terra,dai poli alle profondità degli oceani, un grido di dolore si alza cupo. Solo con la fiducia nei giovani, che sono il futuro del pianeta,l’umanità potrà salvarsi e salvare i colori del pianeta. Per spegnere il fuoco che brucia la nostra gioventù dobbiamo soltanto smettere di comandare.