Ragazzi sardi

Ieri ho partecipato ad una giornata ecologica organizzata dal WWF YOUNG, e cioè da Laura Pintore, amica e collega nella lotta ai rifiuti. All’evento hanno partecipato tutte le classi delle medie di Santa Teresa e quattro classi della scuola superiore dell’istituto turistico sempre di Santa Teresa, Velapuliamo,SeaMe, la capitaneria di Santa Teresa e le guardie forestali di Palau. È stato interessante incontrare i ragazzi e scambiare le idee soprattutto per quel che riguarda il futuro. È stato anche piuttosto triste vedere che noi adulti non siamo stati capaci di accendere in loro la scintilla della curiosità. Il tema non era dei più divertenti: la pulizia delle spiagge. La giornata era calda e nei ragazzi del liceo aleggiava l’apatia.

Le medie

I ragazzi delle medie si sono subito messi al lavoro. Gruppetti di tre o quattro si sono formati spontaneamente. Io ne ho presi cinque tra cui Simone che mi ha subito sfidato per cercare i limiti di quello che avrebbe potuto fare. ” Questo non lo faccio, perché io? Mi fa male la schiena…..” insomma un ragazzino sveglio. Non è stato difficile coinvolgerlo. Così come gli altri. Ragazzi vivaci e ancora pieni di vita e di speranze. Intenti a giocare e a giocarsela per diventare qualcuno. Nei loro discorsi ricorrente il fatto che i residenti debbano avere la priorità sui beni del mare, il loro. Poco disposti ad accettare un cambiamento che, malgrado loro sarà obbligato. Con il comandante della capitaneria abbiamo cercato di far capire loro l’importanza della tutela del mare ma senza davvero riuscirci. Per loro il mondo è bianco o nero e se non sei coerente al 100% sei un bugiardo. Ma non è una battaglia tra adulti e ragazzi o tra vegetariani e carnivori: è questione di vita o di morte del mare. Certo non la si gioca qui, su questa spiaggia ma è utile fargli vedere in che stato sia ridotto il mare. Non mollano però perché pescare è divertente, il pesce pescato è buono e poi i loro zii,padri e cugini sono pescatori e hanno la campagna ed è da sempre che pescano e coltivano. I loro valori sono semplici e nessuno gli ha detto che il mare sta morendo. Non sanno cosa sia la parola conservazione, tutela e non sanno vedere. Quando vedono un essere vivente o è un gioco, o è da mangiare oppure è inutile. Così ho provato a fargli capire che oltre a raccoglierla la plastica si può anche cercare di non comprarla. La bellezza è un concetto troppo difficile per loro.

Le superiori

Dopo dieci minuti a parlare con due di loro, mentre raccogli pezzetti di plastica di ogni genere dentro un mucchio di detriti portati dal mare, ti rendi conto di quanto poco offra questa regione ai giovani. Molte delle risposte alle nostre domande sono finite nel vuoto del loro sguardo. Pochissimi seguiranno il percorso di studio. Quattro classi, 42 allievi: la scuola sta chiudendo. Certo il turismo è la fonte di reddito principale e la pesca e la caccia lo svago. Ma questi ragazzi non vogliono vendere souvenirs nel negozio del babbo. Non vogliono portare i turisti alle isole e zappare la terra del nonno. Non vogliono andare a pesca e a caccia: loro vogliono vivere. La vita dei giovani è altrove. I giovani vogliono fare incontri interessanti, ascoltare musica, uscire la sera, studiare cose fighe. Vogliono imparare le lingue e viaggiare. Santa Teresa si sta spegnendo perché i giovani, che sono la luce del mondo, se ne stanno andando via. La natura ed il mondo legato ad essa stanno scomparendo. Come tutto nell’universo, anche la natura e le sue risorse non sono infinite. Per loro non c’è gloria a pulire la spiaggia: lo fanno e basta. Basta dicono, vogliono altro. Non vogliono questo mondo di plastica ma la natura non li attira perché c’è internet che gli mostra altro. Se vogliamo che restino dobbiamo dargli di più. Ci vogliono investimenti per i giovani e bisogna far capire loro che i loro desideri sono dei voti nella pagella di chi li dirige. Troppa fatica. L’impegno s’impara da molto piccoli e poi lo si esprime come un mandala: senza aspettarsi un ritorno. Per loro la bellezza è nelle città. Bisogna mandarceli e sperare che ritornino.

Morale

La Sardegna è un giardino fiorito al quale attingere la pace. Dall’alveare caotico al profumato fiore, come un’ape, il giovane deve capire, lavorando cosa lascia quando parte. Deve partire alla scoperta del mondo per capire cosa significhi la parola ” bellezza”. Non è qui che lo capiranno. Qui il mondo è ancora sfasato. Raccogliendo i rifiuti che vengono dal mare tra i commenti dei ragazzi, quelli delle medie, c’era chi diceva: ” a che serve? Tutti i giorni ne vedo a montagne lungo la strada!”. Così come non possiamo pretendere che i nostri capi cambino senza che noi lo facciamo, così non possiamo pretendere che i nostri figli cambino un mondo che noi non vogliamo cambiare. La bellezza ci sta sfuggendo perché non abbiamo capito che essa viene da dentro.

Santo Stefano

Oggi siamo andati all’isola di Santo Stefano,cala di Villamarina ,di fronte a Palau a pulire. La settimana scorsa ero venuto con dei clienti per portarli a fare un bagno e ho dovuto portarli via. A Cala di Villamarina c’è la statua di Galeazzo Ciano, alta sei metri e rotta in due pezzi. È una statua in granito del luogo e vedendola vengono in mente i periodi bui della storia italiana ma anche l’inflessibilita del tempo che scorrendo come un fiume, scava intere vallate nelle vicende umane. Da anni vengo in questo luogo. Qui si può salire al forte di Santo Stefano e vedere le perle dell’arcipelago. Si possono passare ore ed ore a guardare i vecchi traghetti che da Palau portano turisti e residenti a La Maddalena.

Ho dovuto portar via gli ospiti perché fare un bagno in un luogo magnifico pieno di spazzatura non è proprio il massimo. E siccome ho a cuore questo luogo che, tra l’altro mi da da mangiare perché come quasi tutti qui, io vivo del turismo, vedendo tutto quel degrado ho deciso che sarei tornato con i miei a pulire. Non fa niente se non ho le autorizzazioni, gli accordi con la municipalizzata, l’accordo dell’assessore, dell’ente parco: ho deciso e basta. Quindi ho aspettato di avere un giorno libero e poi, all’improvviso ho postato su Facebook l’annuncio che diceva che saremmo andati, in barca a vela a pulire cala di Villamarina. Hanno risposto in tre: Davide, Ivan e la sua splendida figlia Evaluna più ovviamente io, Teresa e Tommaso, il nuovo marinaio di True Blue. Così dopo aver bevuto un caffè al Cocoloco ci siamo diretti alla barca e abbiamo salpato verso l’isola. Un bel vento da est ed un caldo sole hanno dato il benvenuto alla nostra iniziativa. Teresa al timone mentre noi issavamo le vele e la piccola Evaluna che schiacciava i bottoni dei winch elettrici.

Abbiamo dato ancora davanti alla cala e ci siamo preparati a scendere con il solito equipaggiamento: pettorine gialle, cappellini azzurri, guanti, rastrelli mentre Evaluna indossava dei braccioli. Dopo un’ora avevamo tirato fuori dagli alberi una montagna di spazzatura. Cosa dovrei fare? Lasciare che Evaluna venga sommersa dai nostri rifiuti? Cosa resterà se non facciamo nulla? Oggi non è stata proprio una bella giornata. Ivan è rimasto colpito. Lui vive ad Oristano ma viene da Tempio. Sapeva che c’era immondizia ma non credeva ce ne fosse tanta così.

Ho chiamato l’assessore di La Maddalena che mi ha assicurato che sarebbe passato a prendere tutto. Vedremo. Intanto io penso che così non basta. La natura ha bisogno d’aiuto. Dobbiamo mobilitarci ed essere a migliaia. Dobbiamo far capire ai politici che la natura ci interessa. Ho scritto ai giornali e i giornali hanno scritto di me. Legambiente si è imbucata senza aver fatto nulla. Non siamo in molti a lavorare davvero per un mondo migliore. La terra è la casa di tutti e vorrei che ci tenessimo tutti. Continueremo a lavorare.

Queste immagini non sono nulla a confronto di quello che è la realtà. Venite con noi la prossima volta e lo vedrete. Questo è il raccolto di un’ora in sei, se fossimo stati in sessanta avremmo raccolto dieci volte tanto. La spazzatura non è infinita, si può fare. Ma ho bisogno di gente per smuovere le amministrazioni dal loro torpore. Alla fine Evaluna ha visto cinque adulti che pulivano una spiaggia mentre lei giocava e faceva il bagno. Un giorno forse racconterà ai suoi nipoti di quando gli uomini erano stupidi e che suo papà invece aveva già capito tutto. Dirà che per fortuna c’era gente in gamba che pian piano aveva ripulito le isole.

Siamo quindi tornati veleggiando a Cannigione. Torneremo cara Sardegna, non preoccuparti. Velapuliamo è un regalo per te. Il vento che soffia nelle nostre vele ci porterà nel cuore dei sardi. Insieme ti aiuteremo a ritrovare lo splendore dei tempi antichi.

2°Velapuliamo green days 26/27 maggio 2018

Sabato 26 e domenica 27 maggio hanno avuto luogo i Velapuliamo green days. L’evento era il secondo di questo genere. Con due barche a vela sabato e tre domenica, siamo andati, insieme ad una trentina di volontari a ripulire dai rifiuti le coste nel comprensorio del Comune di Arzachena. L’iniziativa si è inserita nell’agenda blu del comune di Arzachena ed ha avuto il patrocinio del WWF YOUNG, che ci sostiene fin dall’inizio, del circolo WWF Oristano. Gli sponsor erano tre: Nautica Assistance yachts supplyer che ha offerto dei bellissimi cappellini azzurri, Altamarea charter che ha messo a disposizione una barca a vela di quindici metri, e Navimeteo che ha dato eco attraverso i suoi canali. Molti dei partecipanti venivano da Oristano.

Sabato 26 Velabonda, Sun Odyssey 43 e True Blue, one off disegnato da Sparkmann&Stephens, hanno veleggiato da Cannigione a Liscia Ruja. Su Velabonda c’erano un gruppo di appassionati marinai capitanati da Fabrizio Manca che con il suo fido marinaio Mauro Saba, diventato ormai un abituè degli eventi di Velapuliamo, hanno saputo rendere piacevole e divertente la navigazione. Mentre Velabonda bordeggiava con il suo impavido equipaggio, True Blue effettuava un incursione in cerca di rifiuti per mostrare, attraverso il servizio di Alberto, inviato della RAI, come si sarebbero svolte le operazioni di bonifica. Dopo aver sbarcato Alberto, True Blue partiva, randa e genoa a riva, all’inseguimento di Velabonda.

Una volta raggiunta Liscia Ruja, con il gommoncino abbiamo portato le squadre nei vari punti della zona prescelta. Armati di guanti,rastrelli e vestendo i colori della nostra divisa: giallo,verde e azzurro, ci siamo messi al lavoro. Molte persone presenti sulla spiaggia hanno accolto con piacere i volontari: chi offriva un caffe, chi aiutava a raccogliere. Io, Davide e Teresa, la mia compagna, siamo andati in una piccola insenatura dove il marine litter giaceva da anni a causa del difficile accesso.

Dopo aver lavorato, ognuno ha condiviso il cibo che aveva portato per l’occasione ed il raduno si è subito trasformato in una festa ecologica. Mare blu, cielo azzurro, sole e tanti sorrisi. Il ritorno è stato molto piacevole ed il vento di scirocco caldo e rilassante. Al traverso le barche filavano a 7 nodi. Il rumore dell’acqua sullo scafo, il dondolio, il caldo sole e la sana stachezza di una splendida giornata hanno fatto addormentare mezzo equipaggio, mentre l’altra metà discuteva serena. Velabonda e True Blue hanno fatto ritorno a Cannigione con un bottino di una quindicina di sacchi e con un sacco di bei ricordi. Una splendida cena ha concluso la giornata di sabato.

Domenica le barche erano tre: Yep, la barca di Ghego della società di charter Altamarea si è aggiunta. Alle ore dieci siamo salpati da Cannigione per lavorare nel golfo di Arzachena e nel golfo delle saline. Velabonda, Yep e True Blue hanno dato fondo e le squadre sono partite. Noi di True Blue, come al solito ci siamo occupati della stampa, questa volta a bordo avevamo Emanuele di Gallura Channel. Dopo avergli mostrato il nostro lavoro siamo tornati a Cannigione per sbarcare Emanuele e poi ci siamo riavvicinati alle altre due barche. Una volta raggiunte ci siamo diretti a Porto Palma, sull’isola di Caprera dove ci siamo fermati a mangiare.

Malgrado un cielo non proprio azzurro la giornata è stata brillante. Gli equipaggi entusiasti ed i cori alti e gioiosi. Al ritorno le barche hanno ingaggiato una simpatica sfida raggiungendo, al traverso il porto di Cannigione alle ore 17 come previsto. Ilcomune di Arzachena, in modo esemplare, anche di domenica ha mandato il camion a ritirare il raccolto e poiché una parte dei rifiuti era stata lasciata in loco, siamo andati con loro a prenderla.

Ringraziamo tutti i partecipanti e i partecipanti ringraziano Velapuliamo. Siamo in un luogo meraviglioso dove è possibile unire l’uomo alla natura. Lavorare per migliorare l’ambiente è doveroso ma anche bello qui in Sardegna. Ci siamo divertiti e porteremo con noi il ricordo di queste splendide giornate. Grazie.

Gallura e spazzatura

Gallura, nord Sardegna. Terra di granitica bellezza ma anche di misfatti. Molte persone restano incredule davanti alle mie foto. Mostro una Costa Smeralda deturpata che mai appare negli articoli dei giornali. Certo è ancora un posto magnifico ma non è incontaminato, anzi. La Gallura è quasi completamente priva di controlli. In mare quattro motovedette tra La Maddalena e Olbia devono controllare 64 isole e un tratto di costa enorme. A terra i Barracelli e le Guardie Forestali non si vedono mai. Durante le bonifiche non ho mai visto nessuno di loro, figuriamoci se si accorgono di qualcuno che, di nascosto getta rifiuti nella macchia. Sulle strade regna l’anarchia e gli incidenti sono molto frequenti. Mezzi pubblici quasi inesistenti, piste ciclabili idem. Ad Olbia in molti quartieri si cammina in mezzo alla strada perché o ci sono macchine parcheggiate sul marciapiede oppure semplicemente perché il marciapiede non c’è. Nessuno però sembra farci caso. Io invece vedo la spazzatura ogni giorno e soffro.

Sulle spiagge ci sono dei relitti che stanno li come se niente fosse. Poi un giorno, il comune manda il camion e il relitto sparisce ma la ferita resta. Resta la ferita di queste persone che gettano ancora e ancora rifiuti nella nostra natura. Non è nella mia agire così. La mia natura è armonia, consapevolezza e responsabilità. Ma non si può far altro che raccogliere e raccogliere e raccogliere i rifiuti lasciati da altri perché litigare è peggio. Gallura e rifiuti. Qui vivo ed ecco che il mio cammino ed il mio sguardo incrociano una bottiglia, una cicca, una lattina anzi no, due, tre, quattro lattine di Ichnusa. Erano in quattro a pescare e a fumarsi una canna o una sigaretta o tutti e due, ci sono anche sei mozziconi. Ma guardiamo l’orizzonte dove nuotano ancora le stenelle che è meglio. Prendiamo il largo e cerchiamo di capire cosa c’è in gioco.

Il mare suscita in me ancora meraviglia e gioia. Le stenelle vivono al largo, queste erano tra la Corsica e la Francia, nel loro parco blu. Anch’io vorrei essere come loro: giovane e spensierato ma non ci riesco. Troppi pensieri, troppa plastica, troppo di tutto. Sabato 26 e domenica 27 ci saranno i Velapuliamo green days. Dopo aver tentato invano di organizzare l’evento nell’arcipelago ho deciso di arrendermi all’evidenza: troppi malumori. Quindi sabato andremo a pulire la spiaggia di Liscia Ruja e domenica saremo a Pitrizza e Cala ginepro nel golfo di Arzachena. Non ho altre barche che le mie due, ma io sono l’unico skipper che viene quindi ancora non so come fare a portare la gente a fare una gita ecologica. L’idea è carina ma la realtà è dura: l’ambiente non è la priorità. Delfini,tartarughe,pesci,uccelli, state tranquilli, ci siamo noi. Abbiamo soltanto due braccia ma un grande cuore. Noi siamo quelli strani:Il cervello lo usiamo per amare mentre con il cuore ragioniamo. Siamo pochi ma organizzati e decisi. Velapuliamo è soltanto un piccolo germoglio ma vedrete quando spunteranno i rami e le foglie.

Quello che non vi dico

Non sarò certo io a dirvi che non c’è speranza. Io devo essere ottimista. Anche quando persino quelli che hanno la fama di essere sensibili sono comunque assenti. Parlo della gente di mare. Vorrebbero esserci ma purtroppo,haimè, non ci sono e non ci saranno. Cavalcheranno l’onda della congiuntura economica favorevole. Ma state tranquilli, non vi dirò che dovunque io vada vedo i rifiuti invadere il mondo. Piove e i rifiuti dell’anno prima vengono a galla. C’è vento e i rifiuti di due anni fa arrivano in spiaggia. Vanno via le macchine dal bosco e i rifiuti restano lì. No, non vi dirò che tutti si lamentano ma pochi agiscono. E non vi dico nemmeno che più scavo e più ne trovo. Sotto le tartarughe, dentro le tartarughe, sotto le zampe dei gabbiani e dentro ai gabbiani,intorno ai molluschi e dentro ai molluschi. Mentre fumi la tua bella sigaretta e ti riempi i polmoni di catrame non ti dirò che fai male. Quando poi lancerai, di nascosto, il mozzicone, non dirò: fai male. Non vi dirò che tutto questo schifo si può togliere da qui. No, non vi dirò che mi deludete quando non venite con me perché avete altro da fare. Capisco che non vi conviene. Non siete mica spazzini. Voi non fumate, non bevete e non buttate mai le cicche dal finestrino. Sò che tutti voi quando andate in giro fate come me, perché me lo avete spiegato. Già, proprio il prossimo we avete un’impegno importante e poi non potete perdere soldi. Voi pescate, andate in barca, nuotate,lavorate, pagate le tasse. Non vi dirò che anch’io le pago e che anch’io lavoro e che nemmeno io sporco. Che perdo soldi anch’io. Vi dico soltanto che non è per nulla che lo faccio. L’ambiente in cui viviamo ci da da mangiare e da bere e forse è l’unica cosa per la quale vale la pena lottare. Capisco però che voi non potete venire, non avete tutto il tempo che ho io. No, non vi dico tutte queste cose, me le tengo per me. Anche oggi ho dedicato un po’ del mio tempo alla cura del territorio. Qualche ora a contare i rifiuti per preparare i Velapuliamo green days. Una passeggiata splendida in una Sardegna piena di fiori. Sabato andremo a Liscia Ruja a togliere un po’ di roba. Il posto è splendido e quando avremo pulito sarà ancora più bello.

Leggendo le leggi ( parte prima)

Di: Luca Boetti

Respirando l’aria di mare ci si accorge subito di quanto esso sia vivo e dinamico. Ad ogni respiro il mare respira con noi, restituendoci quella concezione vitale che l’uomo ha da sempre nei confronti degli oceani: gli immensi specchi d’acqua che circondano le terre emerse sono fonti inesauribili di sostentamento, creatori dell’esistenza così come la conosciamo. Tutte le più grandi civiltà sono nate affacciandosi sul mare, regalando cibo, spazio e accoglienza a chiunque ne richiedesse. Anche ora che l’uomo è padrone della terra, il mare rimane un bene preziosissimo e imprescindibile, una risorsa da proteggere e sfruttare per ogni tipo di attività, dal commercio al turismo, dalla pesca all’edilizia.

Considerando il mare come una risorsa, l’uomo ha quindi sentito fin da subito l’esigenza di creare delle regole: un sistema per determinare a chi spettasse l’utilizzo del mare, dividendolo in porzioni più o meno grandi da distribuire ai diversi stati che si affacciavano su di esso. Nacque così la concezione di “Acque territoriali”. Il mare divenne risorsa statica ed estensione del territorio nazionale, soggetto alle leggi e alle limitazioni imposte dal diritto marittimo e internazionale. Gli oceani divennero spazi delimitati da confini, imponendo per la prima volta al mare un sistema legislativo.

Negli ultimi anni però si è sentita l’esigenza di considerare il mare da un altro punto di vista: la globalizzazione ha fatto sì che gli spostamenti marittimi s’intensificassero moltissimo, imponendo di cambiare radicalmente le regole in funzione dello sviluppo del commercio internazionale. Venne così ridata al mare la sua valenza dinamica: al fianco della statica concezione della territorialità delle acque, si considerò il mare come elemento in continuo movimento. Lo scarico di acque reflue, la deriva di oggetti e corpi galleggianti, il movimento perenne della fauna marina non soggiacciono ai limiti imposti dagli stati nazionali, poiché il mare trasporta tutto ciò che si trova al suo interno. Ad oggi quindi, la disciplina del diritto marittimo si articola su due principi fondamentali: determinatezza dei confini e movimento continuo dei flussi delle acque.

E’ fondamentale tenere ben presente questi due aspetti se si vuole capire qual è la ratio (ragione) che sta dietro alle caratteristiche della legislazione in materia di ecologia e mare. Quando un rifiuto viene scaricato in acqua, vuoi perché scarto di lavorazione, vuoi perché la sua esistenza è necessaria per lo svolgimento di una certa attività, come gli avanzi di un ristorante o le nasse e le reti per la pesca, esso “appartiene” alla competenza di un certo territorio, in quanto immesso nelle sue acque. Ma quel rifiuto sarà destinato a viaggiare trasportato dalle correnti, attraversando e varcando i confini di molte altre acque territoriali. Quello dell’inquinamento marittimo è quindi un problema che riguarda in prima battuta i singoli stati, e in seguito l’intero pianeta. La legislazione comunitaria in materia di tutela delle acque si basa su questo: interventi mirati localmente e che limitino la produzione di rifiuti, in modo da evitare la proliferazione e lo spostamento incontrollato di masse enormi di pattume.

E’ però impossibile avere un quadro preciso di quanti rifiuti produca singolarmente ogni azienda operante sul suolo europeo. Un controllo così capillare da permettere un accertamento azienda per azienda, casa per casa, pescatore per pescatore, richiederebbe quantità di tempo e denaro insostenibili. E’ stato quindi elaborato il cosiddetto principio del “Chi inquina paga”: si utilizza una presunzione di produzione di rifiuti per categoria, e su questa base si calcolano i costi che ogni azienda deve sostenere per il loro smaltimento. Un’importante applicazione di questo principio è la cosiddetta “Responsabilità del produttore”, che impone dei pagamenti maggiori a quelle aziende che immettono in circolazione prodotti destinati a durare poco e senza possibilità di riciclaggio. In sostanza, l’obbiettivo che il legislatore italiano e europeo si prefigge non è quello di raccogliere e smaltire i rifiuti a fine ciclo di produzione (operazione costosissima e gravosa), ma di promuovere uno sviluppo più consapevole e diminuire la produzione di rifiuti inutilizzabili. Con incentivi offerti agli imprenditori virtuosi, si cerca di premiare chi produca utilizzando materiali riciclabili ed ecocompatibili, abbattendo la produzione di scarti di lavorazione inquinanti e inutilizzabili.

Il sistema elaborato per far fronte all’eccessiva emissione di rifiuti e scarti di lavorazione in mare presenta lacune evidenti dal punto di vista concettuale: presumere quanto un singolo produttore debba pagare, senza poi effettivamente avere la possibilità di un accertamento concreto, risulta arbitrario e dà spesso vita a discrepanze in termini di pagamento in rapporto all’effettiva responsabilità. Tuttavia sarebbe ad oggi impensabile un sistema basato su un diverso tipo di controlli, dato che un’indagine capillare o un insieme di autocertificazioni sarebbero procedure eccessivamente dispendiose in termini di tempo e denaro. Inoltre, difficilmente fornirebbero dei dati più precisi o quantomeno esatti, data la complessità della disciplina, la mutevolezza delle produzioni e delle lavorazioni o le tentazioni di “ingannare” i controllori.

L’Italia e l’Europa sono quindi vittime di una malattia cronica, per la cui guarigione c’è bisogno di un lunghissimo percorso di adeguamento a standard più ecocompatibili e di una maturazione in termini di consapevolezza. Più che investire nello smaltimento, le istituzioni cercano di educare i produttori e i consumatori a un uso più consapevole del rifiuto, incentivando chi cerca di trasformare una lattina che galleggia nell’oceano in un oggetto riutilizzabile. Ancor prima che venga immesso nel mare e che inizi a circolare spinto dalle correnti, un oggetto di plastica deve essere trattato o creato in modo che non possa causare danni all’ambiente: plastiche biodegradabili, riutilizzabili o semplicemente sostituite o eliminate dalla filiera produttiva sono quello che servono per consentire uno sviluppo più sostenibile, in modo da salvare il mare prima che sia troppo tardi.

Avere o essere? : Esserci.

Avere.

Ricordo mia nonna e i suoi gesti: il risparmio,il riuso. Lei aveva l’uovo di legno con il quale riparava i calzini. Quando faceva le cotolette impanate,nello stesso olio,alla fine friggeva quel che restava dell’uovo invece di buttarlo via. Teneva a quel poco che aveva. Scatole piene di cianfrusaglie, santini, la madonnina con dentro l’acqua di Lourdes. Mi sguinzagliava nei giardini pubblici a prendere di nascosto qualche pezzetto di pianta grassa da mettere sul balcone. Di nascosto mi infilava le caramelle nelle tasche perché sarebbero stati guai se mia mamma lo avesse visto. Per lei che aveva vissuto la guerra, avere era davvero importante. Il telefono era nero,appeso al muro e le interurbane costavano care. Ogni anno,a Natale si montava l’albero,sempre lo stesso, che usciva luccicante dalla sua scatola di cartone consumata dagli anni, riposta nello sgabuzzino. Si faceva il presepe, sulla cassapanca del corridoio. Con le lucine che bisognava spegnere di notte,per risparmiare. Per i nostri nonni,che avevano perso tutto,avere era importante. Tenevano con cura le loro poche cose. Alle scarpe si sostituivano le suole. Far durare gli oggetti quotidiani era conveniente e avere aveva senso.

Essere.

Poi però la guerra è finita. Finite le code per il pane ed ecco l’Italia che cresce. A Milano più che mai. La televisione a colori,il condominio con l’ascensore,la scuola laica senza le bacchettate. La cultura, la libertà,il 68′. Avere,quando hai tutto non sembra più così importante. Mangiare carne fa male quando stai bene. Così diventa importante quello che sai e chi sei invece di cosa hai. Dove sei stato e soprattutto perché. Perché disegnare,perché suonare, perché scrivere correre, o fare a pugni. Cassius Clay diventa Muhammad Alì e finisce in prigione perché non vuole combattere i viet cong. Abebbe bi kila. Ricordo i sit in davanti alla scuola,le manifestazioni. I sanpietrini,le cariche della celere,Mario Capanna. Ricordo la paura delle BR, il 77′. Ricordo chi ero e dov’ero: sempre in giro,perché era più importante essere che esserci. Era importante viaggiare, in tutti i modi. Leggere, raccontare. La gente ascoltava mentre parlavi dei tuoi viaggi. Molti amici avevano genitori operai, altri erano ricchi ma sembravano tutti uguali a me. Fumavamo, giravamo in moto. Parlavamo di ideali e pensavamo di averne. Eravamo qualcuno. Se non sapevi o non eri stato in giro per il mondo non eri nessuno e quindi ci andavi. Volevi essere, non avere.

Esserci.

Ed ecco che il mondo cambia ancora. Ora è importante dove sei,cosa fai,con chi sei e chi è con te. Ma in realtà è soltanto lo sfondo. Nel nuovo racconto sei dentro alla storia ma solo per un istante. Il tempo di un selfie e via, da un’altra parte. Quello che conta è far vedere di esserci stato. Non conta più quello che hai perché tutti hanno tutto. Non conta più chi sei perché non importa a nessuno e spesso da pure fastidio sentir parlare qualcuno che sa o, peggio, che fa. Quello che conta è quanta gente ti guarda. Lo share prima di tutto. A me però sta bene stare nell’ombra. L’importante per me è fare. Quando fai qualcosa di utile,che ha davvero importanza per gli altri, allora ci sei, sei dentro la storia. Sei il protagonista del tuo film ideale, anche se magari qualche comparsa ti ruba la scena. Mentre ti butti a capofitto nella cosa giusta da fare, schivando i commenti di chi usa le critiche per non fare nulla, ti senti bene. Leggendo i giornali del giorno dopo, scopri che i riflettori non hanno illuminato te, che hai organizzato l’evento, ma qualcuno che è soltanto passato da lì per fare bella figura. I personaggi di questo tipo vanno e vengono nel teatro e mettendosi in mostra, fanno parte, in realtà, più che della scena,dello sfondo. Quel giorno chi c’era davvero non lo dimenticherà. Per essere in un luogo non bisogna pensare, bisogna fare. È attraverso l’azione che si diventa attori. Poco importa se gli spettatori vi guardano, quello che conta sono i fatti. Cerco quindi di partecipare al cambiamento,di esserci davvero sporcandomi le mani proprio nei luoghi più difficili. Mentre cerco di migliorare questa terra bellissima non penso a quello che vedo, perché i rifiuti fanno schifo ma vedo quello a cui penso: un mondo senza plastica dove l’uomo possa ricongiungersi con la natura.